Migranti, un gruppo di uomini armati tenta di interrompere un salvataggio di Ocean Viking
di Alessia Candito“Sono tutti a bordo? Confermate, sono tutti a bordo?”. Per l’ennesima volta, a causa dell’intervento di uomini armati, un salvataggio ha rischiato di trasformarsi in un disastro e decine di naufraghi hanno preferito sfidare il mare e lanciarsi fra le onde piuttosto che rischiare la probabile deportazione in Libia. Adesso sono tutti al sicuro su Ocean Viking, incluso il ragazzo che appena arrivato sul ponte della nave ong, ha collassato a causa di stress e ipotermia. Ma né l’equipaggio, né i naufraghi questa mattina erano certi di riuscire a tornare tutti in salvo sulla nave madre.
Acque internazionali davanti alla Libia, poco dopo l’alba. Dal ponte della nave di Sos Méditerranée viene avvistato un barcone stracarico. La linea di galleggiamento è bassa, dopo le comunicazioni e autorizzazioni di rito, i rhib – le lance di soccorso – vengono calate in acqua. Raggiungono quella carretta del mare, inizia la distribuzione di giubbotti, poi a gruppi i naufraghi vengono portati a bordo e acco…
“Sono tutti a bordo? Confermate, sono tutti a bordo?”. Per l’ennesima volta, a causa dell’intervento di uomini armati, un salvataggio ha rischiato di trasformarsi in un disastro e decine di naufraghi hanno preferito sfidare il mare e lanciarsi fra le onde piuttosto che rischiare la probabile deportazione in Libia. Adesso sono tutti al sicuro su Ocean Viking, incluso il ragazzo che appena arrivato sul ponte della nave ong, ha collassato a causa di stress e ipotermia. Ma né l’equipaggio, né i naufraghi questa mattina erano certi di riuscire a tornare tutti in salvo sulla nave madre.
Acque internazionali davanti alla Libia, poco dopo l’alba. Dal ponte della nave di Sos Méditerranée viene avvistato un barcone stracarico. La linea di galleggiamento è bassa, dopo le comunicazioni e autorizzazioni di rito, i rhib – le lance di soccorso – vengono calate in acqua. Raggiungono quella carretta del mare, inizia la distribuzione di giubbotti, poi a gruppi i naufraghi vengono portati a bordo e accompagnati verso la nave madre. Improvvisamente però arrivano a tutta velocità due gommoni grigi.
Sono gli Zodiac che ha in dotazione la Guardia costiera libica ma vengono usati spesso anche dalle milizie. Questi non hanno insegne. A bordo ci sono quattro uomini in mimetica e armati, ma nessuno si qualifica. Dall’equipaggio di una delle due lance di Ocean Viking, inutilmente provano a chiedere spiegazioni, a dire che c’è un’operazione di salvataggio in corso e – dice la legge del mare – sono loro i primi ad arrivare, dunque gli unici titolati al coordinamento. Dai gommoni rispondono con gesti minacciosi, mentre si avvicinano al barcone e due uomini con il viso coperto dal passamontagna salgono a bordo. Alcuni naufraghi aspettavano di essere trasbordati.
Immediatamente si è scatenato il panico, tutti si sono tuffati in acqua. Avevano già addosso i giubbotti che gli equipaggi distribuiscono appena avvistano un’imbarcazione in difficoltà, ma in mare aperto è facile venire trascinati via o nascosti dalle onde.
“Uomo in mare”. Sui rhib è scattato l’allarme. A bordo del barcone c’era un uomo armato, la pistola chiaramente visibile alla cintura. Sui gommoni anche. Ma la priorità era salvare i naufraghi. Rapidamente sono stati tirati tutti a bordo. Terrorizzati. Nel frattempo i due uomini sul barcone hanno lanciato delle cime a chi era rimasto sugli Zodiac, il barcone assicurato e trascinato via.
I rhib si sono diretti rapidamente alla nave madre. Appena arrivato sul ponte, uno dei naufraghi è crollato, troppo stress, troppa paura, troppo il freddo e gli stenti durante il viaggio. Poco dopo un’altra chiamata di soccorso. “Sea Bird ha avvistato un altro barchino di legno in pericolo. Ocean Viking ha soccorso 27 naufraghi dopo aver ricevuto il via libera da una pattuglia libica sul posto”.