La vera storia dell’alloggio Airbnb di San Vito di Cadore, parla l’host: “Solo un equivoco, non ho insultato con frasi antisemite la famiglia israeliana”
ROMA – Ha la voce stanca di chi ha passato gli ultimi tre giorni al telefono dopo essere stato catapultato in un incubo. E il tono rassegnato di chi ha spiegato molte volte la stessa cosa. “Nego categoricamente qualsiasi insulto antisemita”. Il protagonista della storia che è sembrata per 24 ore incarnare il volto peggiore della nostra accoglienza turistica – “Ma io ho due lauree, faccio tutt’altro lavoro”, sospira – è (anche) l’host di un alloggio Airbnb a San Vito di Cadore, nelle Dolomiti bellunesi, non lontano da Cortina. Che è stato accusato di aver rifiutato una famiglia di turisti israeliani invitandoli a soggiornare nei forni. Ora l’equivoco è chiarito, Airbnb lo ha riabilitato. Ma lui si rende conto che la scalata verso la verità è ancora lunga. “Si figuri, sto cercando di parlare anche con lo staff di Zaia”. Perché le fake news hanno le gambe lunghe e per smontarle ci vuole pazienza.
Primo: la nazionalità degli ospiti
L’host che si sfoga a lungo con Repubblica vuole cancella…
ROMA – Ha la voce stanca di chi ha passato gli ultimi tre giorni al telefono dopo essere stato catapultato in un incubo. E il tono rassegnato di chi ha spiegato molte volte la stessa cosa. “Nego categoricamente qualsiasi insulto antisemita”. Il protagonista della storia che è sembrata per 24 ore incarnare il volto peggiore della nostra accoglienza turistica – “Ma io ho due lauree, faccio tutt’altro lavoro”, sospira – è (anche) l’host di un alloggio Airbnb a San Vito di Cadore, nelle Dolomiti bellunesi, non lontano da Cortina. Che è stato accusato di aver rifiutato una famiglia di turisti israeliani invitandoli a soggiornare nei forni. Ora l’equivoco è chiarito, Airbnb lo ha riabilitato. Ma lui si rende conto che la scalata verso la verità è ancora lunga. “Si figuri, sto cercando di parlare anche con lo staff di Zaia”. Perché le fake news hanno le gambe lunghe e per smontarle ci vuole pazienza.
Primo: la nazionalità degli ospiti
L’host che si sfoga a lungo con Repubblica vuole cancellare uno ad uno i numerosi errori di questa storia. Vuole che si sappia tutto, nei dettagli. Tranne il suo nome, perché, spiega, “dalla foto dell’annuncio qualcuno è risalito al mio profilo e sono stato sommerso di minacce”. Nel riavvolgere il nastro, comincia dal punto che gli sta più a cuore: “Ma quale insulto antisemita”. Anche perché, sorride, “come potevo sapere la loro nazionalità?”.
Secondo: le date
Il secondo errore, cruciale, è nei tempi. “Si è detto che ho mandato un messaggio antisemita e subito dopo ho annullato la prenotazione. E’ accaduto esattamente il contrario. La prenotazione l’avevo annullata già il 18 maggio, per motivi logistici. L’altro messaggio invece è partito quattro giorni dopo, il 22”.
Terzo: il destinatario scambiato
Il terzo errore (l’unico di cui “l’host delle Dolomiti”, come vuole essere chiamato, sia effettivamente responsabile), incarna la peggiore paura dei nostri tempi: mandare un messaggio al destinatario sbagliato. “Stavo chattando con un altro ospite che mi chiedeva istruzioni sulla valvola del forno. Ho digitato la risposta in inglese: could be under the gas stove”. (“Potrebbe - sottinteso, la valvola - essere sotto il forno a gas”). Ma, appunto, il messaggio finisce nella casella sbagliata: la conversazione di qualche giorno prima, non ancora archiviata da Airbnb, con la famiglia della prenotazione annullata. E innesca l’equivoco. E’ ancora da chiarire come lo screenshot della conversazione arrivi alla redazione di Ynetnews, la versione online del quotidiano israeliano Yediot Ahronoth. E soprattutto come mai, solo un mese e mezzo dopo i fatti, la mattina del 4 luglio, sul sito esca l’articolo, di poche righe, in cui un papà israeliano (che spiega di essere di Nes Ziona, di avere tre bambini, e si fa chiamare A.) spiega di essersi sentito “scioccato” dal trattamento subito da un host italiano.
Quarto: la traduzione
Su Ynetnews c’è uno screenshot del messaggio partito da San Vito, tradotto – forse automaticamente - in ebraico. Ma il testo dell’articolo, in inglese, contiene una modifica non di poco conto al testo del messaggio: “You could stay under the gas stove”. La frase ora ha un soggetto, “you”, ed è traducibile più o meno: “potete stare sotto il forno a gas”. Non ha molto senso, è vero. Ma a una lettura veloce, e in questi tempi di rinnovato allarme antisemitismo, scatta immediata l’associazione d’idee con le camere a gas. Il titolo del giornale di Tel Aviv non lascia spazio a equivoci: “Italian Airbnb host cancels Israeli family's booking with antisemitic insult” (“Un host Airbnb italiano cancella la prenotazione di una famiglia israeliana con un insulto antisemita”).
Quinto: il tam tam mediatico
La notizia rimbalza rapidamente sulle agenzie e viene ripresa dai principali quotidiani. Anche perché a stretto giro arrivano le prese di posizione di Franco De Bon, il sindaco di San Vito di Cadore (“Parole inqualificabili”), e del presidente della Regione Veneto, Luca Zaia (“Profonda indignazione e ferma condanna”). Altri, come l’Istituto Friedman, offrono ospitalità alla famiglia “respinta”, perché possa sperimentare che l’Italia è accogliente. Così inizia per l’host di San Vito una discesa agli inferi: “Nel giro di poche ore dalla pubblicazione di quell’articolo in Israele, sul mio profilo Airbnb ho ricevuto decine di messaggi di insulti e minacce di morte, c’è stato chi si augurava che fossi io a finire nei forni”.
L’indagine di Airbnb
Risalire la cronologia delle chat e la genesi del pasticcio non è difficile. Mitigarne gli effetti invece sì. Anche perché Airbnb non perde tempo: “Appena ci è stata segnalata la questione, abbiamo avviato un'indagine e sospeso l'host”. Per fortuna le verifiche confermano a stretto giro la tesi del padrone di casa: si è trattato, spiega domenica 7 luglio la piattaforma, di “uno sfortunato errore da parte dell'host". E avvalora punto per punto la sua versione: il messaggio era per un altro destinatario, che chiedeva istruzioni su un elettrodomestico. Ed è stato inviato 4 giorni dopo la cancellazione, decisa perché l’ospite precedente si tratteneva più a lungo. La piattaforma conclude con la solidarietà ad A., che ha avuto “un’esperienza molto sfortunata”, e ribadisce: "Tolleranza zero per la discriminazione, prendiamo sul serio ogni segnalazione”. Anche Ynetnews pubblica un nuovo articolo che racconta una storia finalmente diversa: l’host, spiega il titolo, “non agiva per antisemitismo”.
Una ferita ancora aperta
Il lieto fine sembra garantito, il protagonista della storia è riabilitato ufficialmente. Ma la sua ferita è ancora aperta. Quasi implora: “Voglio scusarmi con la comunità ebraica se a causa di questo equivoco si è sentita offesa, ma anche io penso di aver diritto a delle scuse per quello che ho subito. Perché sono stato accusato di essere antisemita. E perché ora su questa non-notizia ora c’è addirittura un’interrogazione parlamentare” (annunciata da Ivan Scalfarotto di Iv, ndr). Passato in tre giorni dal ruolo di presunto carnefice a quello di vittima, spiega di aver attivato a sua volta la Digos, perché indaghi sulla fuga di notizie e la violazione della sua privacy che lo porta ancora a subire minacce: “Immagini com’è difficile cercare di ristabilire la verità con questo clima e con una guerra in corso”.
- c.r.