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Omicidio di Alex Marangon, l’ipotesi omicidio resta in piedi, sul dirupo nessun segno di caduta. Stasera la fiaccolata, domani il funerale

Alex Marangon nella foto pubblicata dal padre su Fb 
L’appello dei genitori del barista morto nell’abbazia di Vidor: “Chi sa, parli, non è stato un incidente”. Intanto la procura chiede nuove verifiche. Critici gli avvocati della famiglia
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VENEZIA – Nessuna foglia spezzata, nessun arbusto incrinato, nessun albero rotto. Il sopralluogo di venerdì mattina nella scarpata dell’Abbazia di Santa Bona, effettuato dai carabinieri della scientifica del comando provinciale del Carabinieri di Treviso in collaborazione con i vigili del fuoco, non ha portato alla scoperta di nessun elemento compatibile con una caduta. Fotografie e immagini verranno successivamente e ulteriormente analizzate, ma il sopralluogo sembra escludere che Alex Marangon sia stato scaraventato o sia precipitato dalla terrazza dell’Abbazia, a una quindicina di metri dalle acque del Piave. Il ragazzo di 25 anni era stato trovato morto lo scorso 2 luglio con molteplici lesioni, dovute probabilmente a un oggetto contundente. La sua scomparsa era avvenuta la notte di sabato 29 giugno nel corso di una cerimonia di musica medicina organizzata dal duo ZuMusic. Durante la cerimonia erano stati assunti con molte probabilità decotti a base della pianta allucinogena ayahu…

VENEZIA – Nessuna foglia spezzata, nessun arbusto incrinato, nessun albero rotto. Il sopralluogo di venerdì mattina nella scarpata dell’Abbazia di Santa Bona, effettuato dai carabinieri della scientifica del comando provinciale del Carabinieri di Treviso in collaborazione con i vigili del fuoco, non ha portato alla scoperta di nessun elemento compatibile con una caduta. Fotografie e immagini verranno successivamente e ulteriormente analizzate, ma il sopralluogo sembra escludere che Alex Marangon sia stato scaraventato o sia precipitato dalla terrazza dell’Abbazia, a una quindicina di metri dalle acque del Piave. Il ragazzo di 25 anni era stato trovato morto lo scorso 2 luglio con molteplici lesioni, dovute probabilmente a un oggetto contundente. La sua scomparsa era avvenuta la notte di sabato 29 giugno nel corso di una cerimonia di musica medicina organizzata dal duo ZuMusic. Durante la cerimonia erano stati assunti con molte probabilità decotti a base della pianta allucinogena ayahuasca. Inizialmente si pensava a un incidente - Alex in stato alterato si sarebbe lanciato dal dirupo - ma poi l’autopsia del 5 luglio aveva rilevato sulla salma segni equiparabili a colpi sferrati con un oggetto contundente, un bastone o una pietra. Da fascicolo per morte come conseguenza di altro resto si è passato a omicidio. L’esame di questa mattina era fondamentale per escludere questa ipotesi.

La famiglia: vogliamo la verità

Verità per Alex Marangon. Lo chiede la famiglia del ragazzo di 25 anni, trovato morto sul fiume Piave il 2 luglio, dopo essere scomparso durante un ritiro di appassionati di sciamanesimo tradizionale amazzonico la notte del 29 giugno. Le circostanze del decesso sono sempre più avvolte dal mistero, ma famiglia e legali sono sicuri: Alex non si è tolto la vita, né è caduto accidentalmente nel Piave. Alex è stato ucciso. «Chiediamo con tutto il cuore a chi era presente quella notte, ma anche a coloro a cui è stato riferito qualcosa, di farsi sentire, perché anche il minimo dettaglio può essere importante» ha chiesto il papà Luca Marangon, ricordando la voglia di vivere e la bontà del figlio. Oggi, venerdì 12 luglio, alle 21 al Centro culturale De Andrè di Marcon, in provincia di Venezia, si terrà la fiaccolata Verità per Alex, alla vigilia del funerale, in programma sabato alle 10 alla chiesa dei Santi Patroni d’Europa.

La Procura di Treviso dispone nuovi accertamenti

Il ragazzo cercava un’esperienza spirituale, ma venerdì scorso l’autopsia ha rilevato sul corpo più colpi fatali alla testa e alle costole, un occhio tumefatto, una ferita all’addome, un’emorragia interna ai polmoni e annegamento come causa finale di morte. Un quadro compatibile secondo il primo esito autoptico con l’ipotesi di assassinio tanto da spingere il pm Giovanni Valmassoi della Procura di Treviso a passare da un fascicolo per morte come conseguenza di altro reato a uno per omicidio. Dopo i primi sopralluoghi dei carabinieri della scientifica del comando provinciale di Treviso, il procuratore Marco Martani è sembrato riprendere in considerazione l’ipotesi iniziale, quella di una caduta accidentale causata da una possibile assunzione del decotto allucinogeno ayahuasca. «Gli esami tossicologici saranno fondamentali per capire se Alex possa aver assunto sostanze allucinogene che possano essere state causa di comportamenti anomali o pericolosi» aveva detto ieri, giovedì 11 luglio, il procuratore aggiungendo che ci vorrà del tempo per avere i risultati. «Rimane aperta la pista dell’omicidio, ma vaglieremo anche l’ipotesi di una caduta, verificando se Alex possa essere precipitato nel dirupo dalla terrazza dell’Abbazia di Santa Bona».

“Gli accertamenti andavano fatti prima”

È qui nell’Abbazia di Vidor, un paesino di 4000 anime, che Alex aveva partecipato a due giorni di ritiro Sol de Putumayo, promossi dal duo ZuMusic di Andrea Zuin e Tatiana Marchetto. Venerdì i vigili del fuoco perlustreranno a fondo il precipizio di una decina di metri per capire se ci sono tracce di rami o alberi spezzati, compatibili con la caduta di un corpo. Le parole del procuratore hanno scatenato una reazione immediata da parte dei legali della famiglia Marangon, Nicodemo Gentile e Stefano Tigani, che rifiutano l’ipotesi di una caduta accidentale e chiedono che a tutti i partecipanti vengano fatti gli esami tossicologici «perché eventuali sostanze potrebbero aver alterato i ricordi e la genuinità delle dichiarazioni». Tuttavia, questa richiesta sembra difficile se non impossibile. Il procuratore ha infatti spiegato che più passano i giorni e più le tracce di eventuali sostanze si dissolvono e che bisognerebbe avere la certezza di chi era davvero presente al rituale. «Alex era una persona meravigliosa e sentire parlare ancora di suicidio o incidente fa male» hanno detto i legali «Ci dispiace che si continuino a fare accertamenti che invece dovevano essere fatti prima». Il riferimento è al fatto che non è stata messa sotto sequestro l’Abbazia, né sono stati sequestrati eventuali oggetti trovati nel luogo, né sembra sia stato fatto un elenco di chi era presente domenica 30, quando le forze dell’ordine sono arrivate a Vidor, chiamate dal proprietario dell’Abbazia, il conte Giulio Da Sacco, una volta constatata la scomparsa di Alex.

Le indagini in corso

I carabinieri della scientifica del comando provinciale di Treviso si sono già recati sul posto mercoledì e torneranno venerdì con i vigili del fuoco che si caleranno nel dirupo con la giusta attrezzatura. Dopo aver sentito parte della ventina di partecipanti, si sono unite le testimonianze. I racconti concordano nella ricostruzione della serata e del rituale avvenuto all’interno della cappella dell'Abbazia: a un certo punto Alex, durante la notte di sabato, si sarebbe sentito male o avrebbe avuto una crisi e sarebbe uscito, andando nella direzione della terrazza panoramica, quella che dà sul dirupo, a una decina di metri di altezza dalle acque del fiume Piave. A questo punto però il giallo s'infittisce. La cerimonia di musica medicina prevedeva probabilmente l’assunzione del decotto di ayahuasca, un’erba allucinogena utilizzata normalmente in alcune culture del bacino amazzonico sotto la guida di uno sciamano, ma potenzialmente pericolosa se presa senza nessun esperto. Ai due giorni dell’evento Sol de Putumayo era previsto come guest star il musicista curandero Jhonni Benavides che sarebbe stato presente insieme al suo compagno e collega medico di identità ignota. I due sembrerebbero gli ultimi ad aver visto Alex, seguendolo quando si è allontanato dalla cappella. Attualmente però sembrano spariti nel nulla, sebbene Zuin, l'organizzatore stesso dell’evento, abbia più volte assicurato non solo di essere in contatto con loro, ma anche della loro disponibilità a parlare con le forze dell'ordine. Su questo però il procuratore Martani non si è sbilanciato, se non dicendo che «non c’era particolare motivo di sentire loro più di altri».

La tesi degli avvocati: «È omicidio, ferite sul corpo incompatibili»

Famiglia e avvocati ribadiscono la piena fiducia nelle indagini, ma spiegano che la sola ipotesi di caduta è incompatibile con le ferite riportate. «Le lesioni sul corpo di Alex sono focalizzate in punti precisi e contrastano con le ipotesi di una caduta dalla scarpata o di un tuffo nel fiume Piave» spiega Tigani. «Se Alex fosse caduto o fosse stato buttato in un dirupo il corpo prima di tutto presenterebbe segni di graffi di arbusti, cosa che invece non è stata riscontrata. Inoltre, come si spiega che ha un occhio tumefatto, ma nulla sul collo e sulla spalla della stessa parte del corpo?». Se anche Alex avesse fatto una corsa incredibile, magari sotto l’effetto di una qualche sostanza, e si fosse tuffato da una decina di metri finendo proprio in un punto esatto del Piave profondo, non si spiegherebbe comunque il fatto che non ha fratture o segni diffusi. «Se anche fosse stato sballottato di qua e di là dalle acque, avrebbe riportato lesioni esterne e interne su tutto il corpo, mentre invece le ha solo in punti specifici e non presenta nessun taglio o ferita alle gambe» prosegue Tigani. Per i più scettici aggiunge che se non ci sono segni di difesa può essere perché ha ricevuto un colpo alla testa e ha perso i sensi. Il tonfoI legali sottolineano le numerose contraddizioni. «Si dice che sia stato sentito un tonfo, e i partecipanti ci mettono ore prima di chiamare il 112?». Tigani ha detto che seguiranno le indagini e che chiederanno di visionare foto e video dell’autopsia, effettuata dal medico della Procura Alberto Furlanetto alla presenza del medico della famiglia Antonello Cirnelli, ed eventualmente dovranno verificare tutte le possibilità di caduta. Quanto è profondo il Piave in quell’area? Come si intende perlustrare l’intera area? Come si capirà se eventuali rami spezzati sono dovuti a una caduta dall’alto oppure al passaggio di qualcuno, magari le stesse persone che raccontano di averlo cercato per ore? Domande che martellano sempre di più la famiglia che ricorda su FB il giovane con una foto di Alex che accarezza un cervo e una frase scritta da lui: «La cosa più bella nella vita è amare ed essere amati. Condividere. Donare il proprio amore senza volere nulla in cambio».

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