Venezia, Brugnaro: vado avanti. Baruffa in consiglio. Il suo assessore: “Facciamo causa al Comune”
di Francesco FurlanVENEZIA — «Andiamo avanti». La mattina dopo il terremoto giudiziario che ha portato all’arresto per corruzione del suo assessore alla Mobilità, Renato Boraso, e che lo vede indagato per corruzione in concorso con due dei suoi più stretti collaboratori, il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro riunisce la sua maggioranza di centrodestra. A chi partecipa appare provato ma deciso ad andare avanti, dice di avere sempre lavorato per il bene della città. Non è intenzionato a fare passi indietro, come invece sta valutando di fare Boraso, nonostante si dica estraneo alle accuse. Somme in cambio di appalti e varianti urbanistiche, un milione di euro negli ultimi quattro anni.
Nel pomeriggio i partiti di opposizione attendono Brugnaro in Consiglio comunale. Ma lo scranno del sindaco resta vuoto e, mentre decine di persone a Ca’ Loredan protestano al grido di “Fuori Brugnaro dalla laguna”, la presidente del Consiglio legge un suo messaggio: «Sarò io stesso a chiedere di inserire all’ordine del giorn…
VENEZIA — «Andiamo avanti». La mattina dopo il terremoto giudiziario che ha portato all’arresto per corruzione del suo assessore alla Mobilità, Renato Boraso, e che lo vede indagato per corruzione in concorso con due dei suoi più stretti collaboratori, il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro riunisce la sua maggioranza di centrodestra. A chi partecipa appare provato ma deciso ad andare avanti, dice di avere sempre lavorato per il bene della città. Non è intenzionato a fare passi indietro, come invece sta valutando di fare Boraso, nonostante si dica estraneo alle accuse. Somme in cambio di appalti e varianti urbanistiche, un milione di euro negli ultimi quattro anni.
Nel pomeriggio i partiti di opposizione attendono Brugnaro in Consiglio comunale. Ma lo scranno del sindaco resta vuoto e, mentre decine di persone a Ca’ Loredan protestano al grido di “Fuori Brugnaro dalla laguna”, la presidente del Consiglio legge un suo messaggio: «Sarò io stesso a chiedere di inserire all’ordine del giorno la questione, in uno dei prossimi Consigli, per riferire a tutta la città, non tanto sulle questioni giudiziarie quanto sulle questioni di natura politica ed amministrativa collegate all’indagine. Non oggi perché non ho alcuna intenzione di trasformare l’aula in un campo di battaglia». Le opposizioni protestano, poi abbandonano la seduta. Giuseppe Saccà, capogruppo Pd: «La maggioranza va avanti come nulla fosse, è inaccettabile». E Gianfranco Bettin, dei Verdi: «Chiediamo l’azzeramento politico».
Prima di intervenire pubblicamente, Brugnaro vuole leggere bene gli atti della vicenda dei Pili, l’area di 41 ettari a ridosso del Ponte della libertà che gli è sempre costata l’accusa di conflitto di interessi. Un’area che, nel 2005 e da imprenditore, comprò per 5 milioni di euro. E che, dal 2015, si è trovato a gestire da sindaco. Voleva comprarla l’imprenditore Chiat Kwong Ching. Brugnaro, il suo capo di gabinetto Morris Ceron e il vice Derek Donadini sono indagati perché avrebbero garantito a Kwong, che voleva costruire grattacieli, centri commerciali e un palazzetto della Sport, le varianti necessarie per raddoppiare i volumi, facendo salire il prezzo di vendita dell’area, in una trattativa al rialzo, da 85 a 150 milioni di euro. Contatti proseguiti anche dopo che Brugnaro, per fugare ogni dubbio sui suoi conflitti di interessi, aveva creato a fine 2017 un blind trust nel quale mettere le sue società, compresa la Porta di Venezia, proprietaria dell’area dei Pili.
«Non riusciamo a capire il senso dell’accusa», dice Alessandro Rampinelli, avvocato di Brugnaro. Un filone di indagine che si intreccia con quello che ha portato all’arresto di Boraso. «Bisogna fare una causa di 10 milioni di euro di danni al Comune, che ci ha preso per il culo come ho sempre detto» dice parlando al telefono intercettato con un imprenditore in merito alle difficoltà amministrative per un nuovo park a ridosso dell’aeroporto. Parole che, per il gip Alberto Scaramuzza, svelano la «completa immedesimazione con l’interesse privato».