✕

Caso Yara Gambirasio, Netflix insegue il bis di “SanPa”. Sui social pubblico già diviso

Ascolta l'audio

Innocentisti e colpevolisti su Massimo Bossetti (condannato in via definitiva) davanti a “Oltre ogni ragionevole dubbio”
1 minuti di lettura

Basta scorrere il susseguirsi social delle opinioni che da ieri si affastellano sulla docuserie di Netflix. Uno dice: «È assolutamente chiara l’innocenza di Bossetti». Quello subito sotto risponde: «Ma come si permettono questi della docuserie di cercare qualunque stupidaggine innocentista?».

La somma, come sempre da quelle parti, è zero. E chissà se questo significa però che il risultato che si prefiggevano gli autori del Caso Yara sia a questo punto già raggiunto, e non di poco. Il pregio della docuserie è la ricchezza di materiale fornito allo spettatore. Il quale spettatore, però, è chiamato a una prova disumana: non deve distrarsi neanche per un secondo. Deve seguire tutto con un’attenzione spasmodica e al tempo stesso ricavare in diretta annotazioni mentali, metodi usati nel racconto e così via. Chi vi riesce, beato lui, probabilmente coglie il senso di tutto quanto. C’è un accanimento quasi ammirevole nel tenere alte le tesi della difesa e nel portare l’avversario all’angolo, s…

Basta scorrere il susseguirsi social delle opinioni che da ieri si affastellano sulla docuserie di Netflix. Uno dice: «È assolutamente chiara l’innocenza di Bossetti». Quello subito sotto risponde: «Ma come si permettono questi della docuserie di cercare qualunque stupidaggine innocentista?».

La somma, come sempre da quelle parti, è zero. E chissà se questo significa però che il risultato che si prefiggevano gli autori del Caso Yara sia a questo punto già raggiunto, e non di poco. Il pregio della docuserie è la ricchezza di materiale fornito allo spettatore. Il quale spettatore, però, è chiamato a una prova disumana: non deve distrarsi neanche per un secondo. Deve seguire tutto con un’attenzione spasmodica e al tempo stesso ricavare in diretta annotazioni mentali, metodi usati nel racconto e così via. Chi vi riesce, beato lui, probabilmente coglie il senso di tutto quanto. C’è un accanimento quasi ammirevole nel tenere alte le tesi della difesa e nel portare l’avversario all’angolo, sapendo che da lì, se l’avversario si fa chiudere, può arrivare l’unica speranza per il condannato.

Il dna, ad esempio: bisogna seguire con la massima attenzione. E si capisce che se qualcuno autorizzasse un nuovo prelievo a Bossetti, a quel punto gli appigli per sollevare vizi di forma — non certo altre verità, che non servono — si farebbero saldi. Dall’altra parte, quindi, l’accusa, il meccanismo di contro-difesa è ferreo: tutto è già stato dimostrato e giudicato, e in tre gradi di giudizio. Basta pretesti, non intendono dare sponda a chi sta giocando con tutto questo. La docuserie, con abilità, accentua cose, espressioni, volti che tengano vivo il discorso e, in fin dei conti, giustifichino tutto il lavoro che è stato fatto (mica si gira una docuserie per anni per confermare l’esistente, giusto?).

E c’è poi il precedente. Il gruppo di lavoro è quello che aveva realizzato il gioiellino SanPa, sempre per Netflix. Se non fossero loro, questo su Yara passerebbe come l’ennesimo passatempo true-crime. Invece il salto dalla clamorosa, e controversa per sempre, storia di San Patrignano, al true-crime nudo e crudo (e per di più crivellato nei decenni in mille e mille ore televisive di dibattiti e talk e altro materiale di risulta) ha fatto virare tutto quanto. E però, così, si va in tendenza che è una bellezza.

Leggi i commenti