Nell’aeroporto internazionale di Hyderabad, in India, gli steward di terra cercano affannosamente una penna: i sistemi ai banchi del check-in sono andati in tilt, le carte d’imbarco vanno scritte a mano e così pure le etichette delle valigie da imbarcare in stiva. Più o meno alla stessa ora, nello scalo di Belfast, il tabellone spento e inutile di arrivi e partenze viene sostituito da una lavagnetta bianca su cui ora si legge “volo” e “gate”.
Il doppio crush del cloud di casa Microsoft e dell’antivirus di CrowdStrike ha provocato «il più grande fallimento informatico di sempre» (copyright di Elon Musk). Non è stato un hacker a far crollare un’enorme fetta di aziende a livello mondiale, ma un aggiornamento difettoso. Il battito d’ali di una farfalla che ha messo in ginocchio, da Hong Kong a Los Angeles, aeroporti, ospedali, banche, tv, uffici postali, servizi pubblici, persino la vendita dei biglietti di calcio e la consegna dei pass alle Olimpiadi di Parigi. «Serviranno ancora 24 or…
Nell’aeroporto internazionale di Hyderabad, in India, gli steward di terra cercano affannosamente una penna: i sistemi ai banchi del check-in sono andati in tilt, le carte d’imbarco vanno scritte a mano e così pure le etichette delle valigie da imbarcare in stiva. Più o meno alla stessa ora, nello scalo di Belfast, il tabellone spento e inutile di arrivi e partenze viene sostituito da una lavagnetta bianca su cui ora si legge “volo” e “gate”.
Il doppio crush del cloud di casa Microsoft e dell’antivirus di CrowdStrike ha provocato «il più grande fallimento informatico di sempre» (copyright di Elon Musk). Non è stato un hacker a far crollare un’enorme fetta di aziende a livello mondiale, ma un aggiornamento difettoso. Il battito d’ali di una farfalla che ha messo in ginocchio, da Hong Kong a Los Angeles, aeroporti, ospedali, banche, tv, uffici postali, servizi pubblici, persino la vendita dei biglietti di calcio e la consegna dei pass alle Olimpiadi di Parigi. «Serviranno ancora 24 ore per tornare alla normalità», spiegava ieri sera per l’Italia il direttore generale dell’Agenzia per la cybersicurezza, Bruno Frattasi.
I primi sintomi della paralisi globale delle reti tecnologiche si iniziano ad avvertire in America centrale e settentrionale giovedì sera: i numeri di emergenza in almeno quattro degli Stati Uniti vanno ko. Mentre l’Italia dorme, nell’alba australiana di venerdì migliaia di schermi si colorano di blu, “blu morte” si chiama: il sistema va giù ovunque, senza confini. A soffrire di più però è l’Occidente che usa CrowdStrike per la protezione cibernetica.
Alle 21.30 di ieri sera il sito FlightAware contava oltre 4mila voli cancellati in tutto il mondo e più di 36mila in ritardo. Continueranno a salire. In Italia ne vengono annullati ben più di cento tra arrivi e partenze. È a Fiumicino che va peggio con una sessantina di voli che non decollano o non atterrano. Ci si mette pure un guasto sull’Alta velocità con ritardi fino a 140 minuti a far saltare i nervi ai romani. Ma anche a Bologna, Pisa, Olbia, Bari, Milano, Genova, Salerno, Firenze migliaia di passeggeri devono riprogrammare le ferie. Nel capoluogo toscano pure i taxi vanno in titl.
Negli Stati Uniti le principali compagnie — United, American Airlines, Delta — restano a terra per ore. In Europa Ryanair e WizzAir annunciano disagi e cancellazioni. Gli aeroporti si affollano, torri di controllo e radar funzionano ma le biglietterie, i varchi e le prenotazioni sono fermi. C’è chi prova a trovare una strada alternativa per partire: davanti agli autonoleggi si creano file chilometriche.
Il tilt informatico è un salto nel passato, carta e penna, viene fatto tutto a mano: controllo dei documenti, registrazione dei bagagli, carte d’imbarco, etichette delle valigie, tabelloni con gate e orari. Funziona così a Londra Stansted, Berlino, Amsterdam, Madrid, Singapore, Bali. Un blocco a macchia di leopardo: Lufthansa e Air Canada, ad esempio, parlano di impatti minimi. Nell’aeroporto di Houston, Texas, invece, oltre alle bottiglie d’acqua, arrivano i cani-terapisti a consolare i passeggeri.
È la crisi più grave quella degli aeroporti. Non l’unica. Lo tsunami informatico si abbatte anche sulla Borsa, con negoziazioni a singhiozzo per quasi tutta la giornata. Paralizzati gli sportelli bancari, dall’Ucraina al Kenya. In Italia per ore diventa impossibile usare lo Spid e accedere quindi a qualsiasi servizio pubblico, dall’Inps all’anagrafe comunale. Al Porto di Genova si bloccano le operazione: la coda di tir è lunga da far paura. Poche, invece, le aziende italiane che denunciano i propri disservizi. Il Codacons però parla di danni miliardari per i consumatori e medita la class action contro Microsoft e CrowdStrike.
Le criticità allertano l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, riunita ieri pomeriggio per valutare gli effetti causati dal crash digitale: «Purtroppo il rischio zero non esiste e in una società interconnessa e interdipendente come quella in cui viviamo può esserci un effetto domino - spiega a sera Frattasi - Tutto sommato il sistema ha comunque reagito bene all’impatto».
Va peggio altrove: in Germania l’ospedale universitario di Kiel e Lubecca è costretto a sospendere tutti gli interventi chirurgici, rimandati pure in Spagna. In Israele il ministero della Salute, con i contatti sanitari fuori uso, ha chiesto ai cittadini di chiamare la polizia in caso di emergenza. Nel Regno Unito le prenotazioni ambulatoriali si sono fermate, i medici di base non riuscivano ad accedere alle cartelle cliniche dei pazienti. In panne anche le ferrovie britanniche con cancellazioni dell’ultimo minuto, annunciate in fretta e furia sui social network. Qualcosa di simile si è visto in Polonia, treni azzoppati per ore.
I giornalisti di Sky News Australia sono i primi ad andare in onda usando un tremolante smartphone come telecamera. Ed è andata bene perché dalla Francia all’Inghilterra più di un emittente ha mostrato uno schermo nero al posto della programmazione. Canali fuori uso a intermittenza, come i self-service dei supermercati e i fast food in Giappone.
Che lo sfascio sia globale lo possono raccontare anche i cinque cerchi olimpici: il black out si è abbattuto sulla macchina organizzativa di Parigi 2024 al via tra una settimana: niente accrediti per i visitatori, niente divise per gli atleti fino al rientrato allarme di metà pomeriggio. Il vento mosso dalla farfalla è calato, ma non si è ancora fermato.