Massimo Cacciari: “Il sindaco Brugnaro deve dimettersi, il suo blind trust è da sempre una barzelletta”
di Giampaolo VisettiVENEZIA – Massimo Cacciari, ex sindaco di Venezia e figura di riferimento del centrosinistra, pensa che Luigi Brugnaro dovrebbe dimettersi?
“Non c’è dubbio. Mi pare complicato portare avanti un’amministrazione in una simile situazione, senza penalizzare la città. Io certo non ne sarei capace: se lui la pensa in modo diverso, gli faccio i miei auguri”.
Crede che l’inchiesta della magistratura sancisca anche la fine dell’esperienza politica di Brugnaro?
“E’ evidente. Dove vuole che vada, chi sarebbe disposto a proporgli nuovi incarichi, fuori da Venezia? Può solo tornare a fare l’imprenditore a tempo pieno”.
Pensa che dovrebbe accettare un chiarimento pubblico prima di settembre?
“I…
VENEZIA – Massimo Cacciari, ex sindaco di Venezia e figura di riferimento del centrosinistra, pensa che Luigi Brugnaro dovrebbe dimettersi?
“Non c’è dubbio. Mi pare complicato portare avanti un’amministrazione in una simile situazione, senza penalizzare la città. Io certo non ne sarei capace: se lui la pensa in modo diverso, gli faccio i miei auguri”.
Crede che l’inchiesta della magistratura sancisca anche la fine dell’esperienza politica di Brugnaro?
“E’ evidente. Dove vuole che vada, chi sarebbe disposto a proporgli nuovi incarichi, fuori da Venezia? Può solo tornare a fare l’imprenditore a tempo pieno”.
Pensa che dovrebbe accettare un chiarimento pubblico prima di settembre?
“Immagino voglia studiare le carte e riflettere, qualche giorno più non cambia la sostanza. Non solo i partiti che lo sostengono possono aver bisogno di tempo per prepararsi alla prossima sfida elettorale”.
La sorprende l’intreccio tra affari privati e interessi pubblici, che sta emergendo dalle indagini?
“Per nulla. Il cosiddetto blind trust di Brugnaro è stato fin dall’inizio una barzelletta, per altro nota a tutti. Il punto resta l’impossibilità intrinseca di superare il conflitto di interessi. Un amministratore che guida una città in cui ha legittimi ma diffusi ed enormi interessi personali, è destinato a scontrarsi con il muro insuperabile del conflitto d’interessi”.
Perché considera questo muro insuperabile?
“E’ insuperabile se si finge di ignorarlo. Al contrario si supera se l’imprenditore fa l’imprenditore e non il politico, se il magistrato fa il magistrato e a sua volta non sceglie di fare il politico. Ci sono posizioni che esigono impegni esclusivi e definitivi. La questione cruciale riguarda le ragioni che spingono imprenditori e magistrati a diventare politici”.
Quali opportunità apre quello che lei definisce il capolinea politico di Brugnaro?
“Venezia e il Veneto, per ragioni diverse ma non estranee, sono ad una svolta e possono entrare in una fase nuova. Spero che il centrosinistra non cada nella trappola di cavalcare la via giudiziaria. La politica si fa con le idee, con le persone e con i progetti, non con le inchieste delle Procure”.
Come è stato possibile a Venezia alzare il velo sulla realtà solo dopo quasi dieci anni?
“La vera corruzione è quella di un intero sistema che non funziona, in ogni sua parte. Tutti sanno da sempre che l’area dei Pili è inutilizzabile perché stra-inquinata. Eppure da decenni si discute di cosa farne, ignorando la verità. Brugnaro si rivolse anche a me: gli risposi che i veleni rendevano inutile ogni parola”.