Da quel mandato di cattura internazionale erano trascorsi dodici anni, troppi perché il capitano Paul Watson, l’eroico salvatore di balene e fondatore di Sea Shepherd, potesse stare ancora all’erta. E troppi, di certo, per costringerlo a sospendere le sue attività. L’arresto della polizia della Groenlandia, domenica scorsa, è infatti arrivato poco prima di una missione contro i balenieri nipponici, un nuovo capitolo di uno storico scontro che vede i “pirati” di Watson in difesa dei cetacei nell’Antartico.
Questa volta, però, è il Giappone a segnare un affondo. Barba bianca e incolta, sguardo basso, l’attivista canadese, oggi 73 anni, è stato ammanettato a bordo della sua nave da una dozzina di agenti di polizia nella capitale Nuuk, dove aveva da poco attraccato per fare rifornimento. L’arresto, secondo la sua organizzazione, la Captain Paul Watson Foundation (Cpwf), sarebbe conseguenza di una red notice dell’Interpol, una misura rivolta ai sospetti criminali, richiesta nel 2012 propr…
Da quel mandato di cattura internazionale erano trascorsi dodici anni, troppi perché il capitano Paul Watson, l’eroico salvatore di balene e fondatore di Sea Shepherd, potesse stare ancora all’erta. E troppi, di certo, per costringerlo a sospendere le sue attività. L’arresto della polizia della Groenlandia, domenica scorsa, è infatti arrivato poco prima di una missione contro i balenieri nipponici, un nuovo capitolo di uno storico scontro che vede i “pirati” di Watson in difesa dei cetacei nell’Antartico.
Questa volta, però, è il Giappone a segnare un affondo. Barba bianca e incolta, sguardo basso, l’attivista canadese, oggi 73 anni, è stato ammanettato a bordo della sua nave da una dozzina di agenti di polizia nella capitale Nuuk, dove aveva da poco attraccato per fare rifornimento. L’arresto, secondo la sua organizzazione, la Captain Paul Watson Foundation (Cpwf), sarebbe conseguenza di una red notice dell’Interpol, una misura rivolta ai sospetti criminali, richiesta nel 2012 proprio dal Giappone per localizzare e arrestare l’attivista. A riservagli un posto nella lista dei ricercati era stata l’accusa di aver ferito e messo a repentaglio la vita di tre marinai giapponesi nel 2010, attraverso il lancio di una sostanza irritante sul ponte della loro baleniera. Tesi da sempre respinta dall’attivista, secondo cui i pescatori sarebbero, invece, rimasti vittime del loro stesso spray al peperoncino. Alcuni mesi fa, però, la red notice sembrava sparita: «Eravamo sorpresi — dicono da Cpwf in un comunicato –. Ora sappiamo che era stata resa confidenziale per dare a Paul un falso senso di sicurezza». Adesso Watson, a cui è stato negato il rilascio su cauzione per il rischio di fuga, rimarrà nel carcere di Nuuk fino al 15 agosto. Petizioni e appelli per la sua libertà continuano a moltiplicarsi: «Rilascio immediato», chiedono da Sea Sheperd. Ma su di lui pende una possibile estradizione in Giappone, dove l’attivista rischierebbe fino a 15 anni di carcere.
Non sarebbe la prima volta. Messo sotto accusa dal governo canadese prima e norvegese poi, l’ex fondatore di Greenpeace, abbandonata nel 1977 per contrasti sui metodi d’azione, il 12 maggio 2012 venne arrestato a Francoforte sul Meno. L’accusa era di violazione del traffico navale per un’operazione contro la caccia agli squali risalente al 2002, ma il capitano ribelle, amato dagli animalisti e da star come Mike Bongiorno, venne rilasciato grazie all’attore Pierce Brosnan, che pagò la cauzione.
Il nuovo attacco di domenica arriva poco prima di quello che per Watson sarebbe stato un colpo grosso contro il mercato della caccia alle balene. Dopo aver raggiunto la punta più a Sud della Groenlandia, la sua nave “John Paul DeJoria” era diretta verso l’oceano Pacifico settentrionale, dove avrebbe tentato di intercettare una new entry della flotta di baleniere giapponese: la Kangei Maru. In attività da maggio, questo gigante di ferro ha il compito di macellare la carne catturata dalle imbarcazioni più piccole ed è in grado di stiparne fino a 600 tonnellate. Un mezzo che aiuterebbe a compiere ulteriori infrazioni alla moratoria internazionale contro la caccia alle balene a scopi commerciali imposta dall’Iwc, che il Giappone, insieme a pochi altri Paesi al mondo, continua a non riconoscere.