«La cabina si è staccata all’improvviso dalla stazione di partenza ed è precipitata nel vuoto, in caduta libera. Un’accelerazione impressionante: in pochi istanti ci siamo ritrovati parecchi metri più in basso, sospesi sopra il precipizio, sfiorando le rocce. C’è stato uno strappo violento, la caduta si è arrestata e l’abitacolo ha cominciato a oscillare fino quasi a rovesciarsi. All’interno la gente urlava e piangeva, qualcuno pregava. Abbiamo pensato che stavamo per morire»
Sono drammatiche le testimonianze dei trenta turisti che domenica pomeriggio alle 16 erano a bordo della funivia Freccia nel Cielo, che collega il centro di Cortina d’Ampezzo con la vetta della Tofana di Mezzo, nel cuore delle Dolomiti.
Un guasto all’impianto elettrico, forse innescato dalla saturazione dell’aria nel pieno di un temporale, ha bruciato un fusibile e i motori della funivia sono andati in blocco. Nessun ferito, tra i 21 passeggeri stranieri e i 9 italiani, ma lo shock è stato terribile per tutti.
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«La cabina si è staccata all’improvviso dalla stazione di partenza ed è precipitata nel vuoto, in caduta libera. Un’accelerazione impressionante: in pochi istanti ci siamo ritrovati parecchi metri più in basso, sospesi sopra il precipizio, sfiorando le rocce. C’è stato uno strappo violento, la caduta si è arrestata e l’abitacolo ha cominciato a oscillare fino quasi a rovesciarsi. All’interno la gente urlava e piangeva, qualcuno pregava. Abbiamo pensato che stavamo per morire»
Sono drammatiche le testimonianze dei trenta turisti che domenica pomeriggio alle 16 erano a bordo della funivia Freccia nel Cielo, che collega il centro di Cortina d’Ampezzo con la vetta della Tofana di Mezzo, nel cuore delle Dolomiti.
Un guasto all’impianto elettrico, forse innescato dalla saturazione dell’aria nel pieno di un temporale, ha bruciato un fusibile e i motori della funivia sono andati in blocco. Nessun ferito, tra i 21 passeggeri stranieri e i 9 italiani, ma lo shock è stato terribile per tutti.
Per interminabili minuti chi si trovava a bordo ha temuto che la cabina potesse riprendere a precipitare verso valle, senza potersi più fermare. «Anche perché — la testimonianza di un turista di Roma salito in montagna con moglie e figlia — alla prima caduta ne sono seguite altre due più brevi, non meno sconvolgenti. L’addetto ai comandi rassicurava, è riuscito a restare calmo, ma sentendo che la funivia riprendeva velocità non credevamo più alle sue parole».
Fortunatamente freni d’emergenza e funi hanno resistito agli strappi. Un poco alla volta, risalendo verso la stazione a monte con una ventina di brevi scatti, la cabina è stata riportata dentro la stazione a quota 3.244 metri. Un rientro tutt’altro che morbido. L’abitacolo, prima di fermarsi, ha urtato con violenza contro le molle dei respingenti che ammortizzano le solitamente leggere oscillazioni in fase di manovra: tra i passeggeri qualcuno è caduto sul pavimento, gli altri si sono sorretti l’uno all’altro.
Sull’impianto che parte dallo stadio del ghiaccio, pieno centro di Cortina, e che in due tratte sale al Col Drusciè e a Ra Valles, prima di impennarsi fino al vertiginoso arrivo sulla Tofana, si sono vissuti momenti drammatici.
La mente di tutti, dice chi si trovava a bordo, è andata alla tragedia del Mottarone. Era il 21 maggio 2021: l’avaria dell’impianto fu totalmente diversa, la fune si spezzò, ma allora si contarono 14 vittime. Il processo contro i responsabili è ancora in corso a Verbania.
«Sulla Freccia nel Cielo — dice Roberto Rimoldi, responsabile degli impianti — i passeggeri non sono mai stati in pericolo di vita. La funivia è stata rinnovata nel 2020 per i Mondiali di sci, è collaudata, tutte le manutenzioni vengono eseguite. Domenica tra le Dolomiti il meteo era pessimo, temporali e fulmini mai visti, altissima concentrazione di elettricità nell’aria. Le scariche si sono concentrate sulle parti metalliche e sulle funi. Nella stazione a monte ha avuto un problema il quadro elettrico e il freno d’emergenza si è inserito in modo automatico. In questi casi entra in funzione il motore di riserva, che ha permesso alla cabina di risalire fino alla stazione». Tra i turisti sconvolti, qualcuno ha girato alcune immagini con il cellulare, altri hanno telefonato ai propri cari, lanciando disperate richieste d’aiuto.
Appena rimesso piede nella stazione di partenza, il gruppo è stato messo al sicuro fino alle 20 dentro il rifugio. Nel frattempo i tecnici hanno riparato l’impianto elettrico della funivia, procedendo ai collaudi. La cabina a monte è stata fatta scendere vuota fino a valle, da Cortina la seconda cabina è risalita sulla Tofana.
«Era quasi buio — il racconto di un altro passeggero — quando siamo usciti sul piazzale dello stadio del ghiaccio. Lungo la discesa nessuno ha fiatato, eravamo ancora nel panico». L’incredulità collettiva riguarda il fatto che nonostante le pessime condizioni meteo, e dopo un primo blocco degli impianti di risalita già a metà giornata, la Freccia nel pomeriggio sia stata comunque riavviata.
«Prima di mezzogiorno — il racconto di un turista al Corriere delle Alpi — ci avevano fermati alla stazione intermedia. Dicevano che c’era un problema, non spiegavano quale, ci hanno chiesto di aspettare. Abbiamo pranzato nel rifugio Ra Valles, poi abbiamo visto che l’impianto era ripartito e siamo saliti. È scoppiato un temporale e abbiamo deciso di scendere subito. Nel dubbio si doveva fermare la funivia fino al ritorno di condizioni tecniche e meteo sicure».