Il mistero del viaggio in Italia del figlio di Haftar: trattenuto per un’ora e poi rilasciato. Ma dalla Libia dicono: “C’era un mandato di arresto spagnolo”
di Giuseppe Scarpa , Fabio TonacciIl viaggio in Italia di Saddam Haftar diventa un giallo internazionale. Dove spuntano doppie identità, un presunto mandato di arresto spagnolo, trattenimenti agli aeroporti e, notizia di queste ore, la chiusura improvvisa di Sharara, il più vasto giacimento petrolifero in Libia. Una storia scivolosa che Repubblica, dopo aver consultato sei fonti qualificate, è in grado di ricostruire dal principio.
“Arrestato e rilasciato”
Il 33 enne figlio del generale Khalifa Haftar, uomo forte della Cirenaica, è il capo della Brigata Tariq Ben Zayed, considerata una delle milizie più feroci dell’est della Libia responsabile, secondo Amnesty international, di violenze, stupri e traffico di esseri umani.
Domenica mattina, 4 agosto, le agenzie di stampa libiche, citando fonti ufficiali, battono la notizia della chiusura del campo di Sharara decisa da Saddam Haftar come rappresaglia per “il recente tentativo di arresto in Italia dovuto a un mandato di cattura emesso dalla Spagna”. Sharara è di propri…
Il viaggio in Italia di Saddam Haftar diventa un giallo internazionale. Dove spuntano doppie identità, un presunto mandato di arresto spagnolo, trattenimenti agli aeroporti e, notizia di queste ore, la chiusura improvvisa di Sharara, il più vasto giacimento petrolifero in Libia. Una storia scivolosa che Repubblica, dopo aver consultato sei fonti qualificate, è in grado di ricostruire dal principio.
“Arrestato e rilasciato”
Il 33 enne figlio del generale Khalifa Haftar, uomo forte della Cirenaica, è il capo della Brigata Tariq Ben Zayed, considerata una delle milizie più feroci dell’est della Libia responsabile, secondo Amnesty international, di violenze, stupri e traffico di esseri umani.
Domenica mattina, 4 agosto, le agenzie di stampa libiche, citando fonti ufficiali, battono la notizia della chiusura del campo di Sharara decisa da Saddam Haftar come rappresaglia per “il recente tentativo di arresto in Italia dovuto a un mandato di cattura emesso dalla Spagna”. Sharara è di proprietà e sotto la gestione della Repsol, il colosso petrolifero spagnolo. Le stesse agenzie collocano il tentativo di arresto in questo weekend e a Roma, riferendo che Haftar junior è stato fermato e poi immediatamente rilasciato dalla polizia italiana. Circostanza che, se confermata, sarebbe una violazione gigantesca delle norme della cooperazione internazionale nonché un imbarazzante trattamento di favore nei confronti del famigliare del generale libico, difficilmente spiegabile al governo di Madrid. Cosa è successo veramente?
L’arrivo dei libici a Genova
Il 22 luglio un jet privato atterra all’aeroporto di Genova. A bordo ci sono cinque passeggeri libici forniti di documenti, nessuno dei quali, però, porta il cognome Haftar. Gli agenti di frontiera sottopongono i cinque al controllo di routine: non ci sono degli alert specifici legati ai loro nomi. Quanto dura la procedura negli uffici del Cristoforo Colombo non è certo, ma niente che possa far pensare a un fermo.
Di certo c’è che il fratello maggiore di Saddam, Khaled Haftar, il 23 luglio è allo stadio dei Marmi di Roma per presiedere la cerimonia delle Final Six del campionato di calcio libico vinto dall’Al Nasr, la squadra di cui è proprietario. Attorno a lui ci sono quattro guardie del corpo. Le partite si sono tenute in quattro stadi tra la Campania e l’Abruzzo in base a un accordo siglato tra la premier Giorgia Meloni, il ministro dello Sport Andrea Abodi e le autorità dei due governi libici, durante la visita istituzionale di maggio a Tripoli e Bengasi.
Il controllo a Napoli
Un gruppo di libici viene poi registrato il successivo 2 agosto, venerdì, questa volta lo scalo è a Capodichino. Qui la faccenda si complica, perché viene fuori che tra i passeggeri di un volo per Bengasi c’è anche Saddam Haftar, il figlio del generale. La fonte consultata da Repubblica ricorda che sia stato lui, di fronte probabilmente all’insistenza del controllo di frontiera, a essersi rivelato per quella che è la sua reale identità. A quel punto il trattenimento dura più di un’ora, perché il database si accende su Saddam Haftar.
L’alert della Spagna
Nella banca dati comune risulta a suo nome una richiesta di segnalazione di “riservata vigilanza” inserita dal governo spagnolo: è un atto di cooperazione che impone alle forze di polizia del circuito Schengen di avvertire l’autorità che ha emesso la segnalazione nel caso ravvisino la presenza del soggetto attenzionato sul proprio territorio. Motivo per cui Haftar rimane all’aeroporto di Napoli per più di un’ora.
Nel 2023 infatti la Spagna lo ha accusato di essere coinvolto in un traffico di armi destinato alla sua milizia. A gennaio di quest’anno il quotidiano spagnolo Cronica ha pubblicato un rapporto investigativo secondo cui la Policia Nacional aveva intercettato il carico, che era in viaggio verso gli Emirati Arabi Uniti e poi verso Bengasi con bolle di transito falsificate che attestavano, al posto delle armi, il trasporto di cibo e altra merce. Anche allora il figlio del generale libico, per reazione, fece chiudere il giacimento di Sharara per una settimana.
L’ultima chiusura di Sharara
Come detto, però, le agenzie di stampa libiche scrivono dell’esistenza di un mandato di arresto e, implicitamente, di un favore fatto dall’Italia. E’ una storia scivolosa e da trattare con cautela, da alcuni già bollata come fake news diffusa ad arte da esponenti del Governo libico di unità nazionale per colpire il rivale Haftar e metterne in crisi il buon rapporto con Giorgia Meloni.
Chi conosce come funziona il sistema della cooperazione europea ritiene impossibile che la nostra polizia possa aver fatto passare un soggetto di cui uno stato membro dell’Ue chiede l’arresto. Allora perché presentarsi a Genova sotto falso nome?
E’ un fatto che Saddam Haftar, rientrato venerdì sera a Bengasi, ha ordinato alla sua milizia di bloccare Sharara, che produce quotidianamente 350 mila barili di greggio. E’ il più grosso e redditizio giacimento singolo in Libia. E la possibile spiegazione è ribadita da Bashir Al-Sheikh, leader del Movimento del Fezzan che gravita in quelle stesse zone. “Saddam ha impartito istruzioni telefoniche di richiuderlo in risposta al tentativo di arresto in Italia sulla base del mandato di arresto spagnolo. I miei non hanno niente a che fare con questa vicenda”.