✕

“La scelta di dormire in rada col maltempo, la deriva alzata, l’ancora che perde la presa”. La ricostruzione del naufragio dello skipper Andrea Mura

Ascolta l'audio

Il navigatore sardo ha da poco completato il giro del mondo a vela in solitaria: “Forse i marinai del Bayesian si sentivano troppo sicuri che la barca fosse inaffondabile. E’ grave che si siano messi in salvo senza pensare agli ospiti”
3 minuti di lettura

“Il Bayesian era una barca eccezionale” esordisce il navigatore Andrea Mura, che a marzo è diventato il quinto italiano ad aver completato il giro del mondo a vela in solitaria. “Però non è quella che avrei scelto per affrontare una tempesta”.

Perché?

“Sono barche di lusso, stupende in ogni dettaglio, ma non nascono per situazioni estreme come quella dell’alba di lunedì”.

Quale potrebbe essere stato il suo punto debole?

“Premetto che non ho informazioni di prima mano, le mie ipotesi non pretendono di essere verità. Il vento quella notte potrebbe aver raggiunto gli 80 nodi, o quasi. Sono circa 150 chilometri all’ora, qualcosa di difficilmente immaginabile nel Mediterraneo, capace di far volare un uomo come una zanzara. Le onde, la resistenza opposta al vento dall’albero altissimo e dallo scafo potrebbero aver fatto sdraiare la nave su un fianco”.

Il Bayesian (fotogramma)

Può capitare ch…

“Il Bayesian era una barca eccezionale” esordisce il navigatore Andrea Mura, che a marzo è diventato il quinto italiano ad aver completato il giro del mondo a vela in solitaria. “Però non è quella che avrei scelto per affrontare una tempesta”.

Perché?

“Sono barche di lusso, stupende in ogni dettaglio, ma non nascono per situazioni estreme come quella dell’alba di lunedì”.

Quale potrebbe essere stato il suo punto debole?

“Premetto che non ho informazioni di prima mano, le mie ipotesi non pretendono di essere verità. Il vento quella notte potrebbe aver raggiunto gli 80 nodi, o quasi. Sono circa 150 chilometri all’ora, qualcosa di difficilmente immaginabile nel Mediterraneo, capace di far volare un uomo come una zanzara. Le onde, la resistenza opposta al vento dall’albero altissimo e dallo scafo potrebbero aver fatto sdraiare la nave su un fianco”.

Il Bayesian (fotogramma)

Può capitare che le barche a vela si sdraino, ma non per questo affondano.

“Non è sempre vero. A me è capitato di finire su un fianco, in gergo scuffiare, in pieno oceano durante il giro del mondo in solitaria. Ma il mio Vento di Sardegna è una barca costruita per cercare le tempeste. Sfrutta le depressioni per andare veloce. Il Bayesian è una nave di lusso, ospita passeggeri che vogliono godersi la crociera. Da quel che so la notte del tornado aveva la deriva alzata e magari teneva anche il tambuccio, cioè l’ingresso per scendere nelle cabine, aperto per rinfrescare l’interno. E’ possibile anche che gli oblò si siano spaccati quando il fianco della nave si è piegato e che il portellone di poppa che ospita il gommone di servizio non fosse ben chiuso. In una situazione così l’acqua entra a centinaia di litri al secondo. La barca non riesce a raddrizzarsi neanche quando la raffica è finita e va a fondo”.

I sommozzatori hanno in effetti trovato la deriva alzata. Perché?

“Erano ancorati in rada, dove il fondale in genere è basso. La deriva tutta abbassata arriva a 10 metri di profondità, potrebbero averla alzata per non toccare sotto. Hanno perso però stabilità, perché la deriva abbassata contrasta la forza del vento che tende a piegare la barca di lato, soprattutto quando hai un albero di 75 metri, il più alto del mondo, a fare leva”.

Andrea Mura su Vento di Sardegna 

Il Bayesian ora si trova a 50 metri di profondità, non su un fondale basso.

“Ho sentito che durante la tempesta il vento e la corrente lo trascinavano a due nodi e mezzo, piuttosto velocemente. Un segno, forse, che l’ancora aveva perso la presa”.

Qual è stato il possibile ruolo dell’ancora?

“L’ancora, quando fa presa sul fondale, mantiene la prua della barca sempre orientata controvento. Questo è positivo, perché il vento in questo modo non può far sbandare lo scafo di lato. Se il Bayesian è finito sdraiato su un fianco, forse, è anche perché l’ancora aveva smesso di tenere. Quando accade, lo scafo si dispone a 90 gradi rispetto alla direzione del vento e offre tutta la sua superficie alla forza della tempesta”.

Perché un’ancora smette di tenere?

“Forse la catena calata era troppo corta o semplicemente il vento era troppo forte. Quando l’ancora iniziato ad arare il fondale la barca viene trascinata via da vento e corrente. I vigili del fuoco potranno verificarlo. Si vede il solco sul fondo”.

Cosa può fare a quel punto l’equipaggio?

“Con la barca scuffiata il motore e le pompe si ritrovano fuori dall’acqua e non servono più. L’allagamento o magari un fulmine, visto che l’albero era il più alto della zona, mettono fuori gioco l’impianto elettrico. A me è capitato di trovarmi in bufere da 50 nodi e già così tutto diventa proibitivo. Se metti la testa fuori rischi che il vento ti scagli in mare. Hai oggetti che ti turbinano intorno e rischiano di colpirti. Il fischio del vento sul sartiame ti assorda e terrorizza. Il rumore è talmente forte che non puoi comunicare neanche urlando a squarciagola. La domanda da farsi, nel caso del Bayesian, è piuttosto un’altra”.

Quale?

“Perché in una notte di maltempo, in cui il meteo ti avverte di guai in vista, il cielo è brutto, a bordo hai ospiti che non sono marinai, ma gente in vacanza, non te ne stai tranquillo in porto? Perché decidi di fermarti in rada sapendo che, bene che vada, non chiuderai occhio per controllare che l’ancora tenga e il tempo non peggiori? Io in questo momento sono in barca con famiglia e amici in Sardegna. Fuori c’è maestrale e da tre giorni me ne resto in porto perché so che uscire non sarebbe gradevole per loro. Forse i marinai del Bayesian hanno peccato di eccesso di sicurezza. Magari pensavano che la barca fosse così eccezionale da reggere tutto. Forse non erano addestrati per le procedure di emergenza. In ogni caso è molto grave che si siano messi in salvo senza provare a trascinare fuori gli ospiti. Non è chiaro chi fosse sveglio quella notte, né se i sistemi di allerta a bordo abbiano funzionato, per avvertire di vento forte, perdita di posizione all’ancora e sbandamento dello scafo”.

Il Mediterraneo sta diventando un mare da prendere con le molle?

“Di sicuro. Tutto è diventato più imprevedibile, violento. Vado in barca dall’età di 4 anni e ne ho quasi 60. Di tempeste ne ho viste, ma trovo che il Mediterraneo oggi sia diventato più insidioso di un oceano. A Formentera qualche giorno fa un’altra tempesta ha distrutto parecchie imbarcazioni. Non ci sono state vittime, ma anche lì gli scafi erano stati lasciati all’ancora in rada forse con troppa tranquillità. Il Mediterraneo oggi è una grande pentola, sempre più bollente, circondata da terre, con correnti d’aria fredde che scendono da nord e altre calde che salgono da sud. Si scontrano nel mezzo, e la violenza di tempeste e tornado non ti permette più distrazioni”.

Leggi i commenti