Dottoresse aggredite, rivolta in corsia. Il ministro: “Non resteremo a guardare”
di Michele BocciIl caso della dottoressa specializzanda aggredita nella guardia medica di Maruggio, in provincia di Taranto, è solo l’ultimo venuto alla luce, perché reso noto dalla vittima che ha deciso di dimettersi. In realtà sono giorni che le violenze contro medici e infermieri, specialmente nei pronto soccorso e comunque contro servizi di emergenza si susseguono, da Castellammare di Stabia a Empoli, da Chiari a Vallo della Lucania, da Monfalcone a Crotone. Schiaffi, pugni, calci, porte rotte e una lunga serie di offese: è stato un agosto difficilissimo per chi assiste i cittadini.
La dinamica è sempre molto simile, di solito i comportamenti violenti riguardano persone che non hanno problemi gravi (o i loro familiari) ma pretendono di essere visitate e guarite subito. Non accettano di aspettare che venga curato chi ha patologie più urgenti.
I casi denunciati e finiti sui giornali sono almeno una dozzina in sei giorni. Sicuramente si tratta di una parte delle violenze fisiche subite da Ferragost…
Il caso della dottoressa specializzanda aggredita nella guardia medica di Maruggio, in provincia di Taranto, è solo l’ultimo venuto alla luce, perché reso noto dalla vittima che ha deciso di dimettersi. In realtà sono giorni che le violenze contro medici e infermieri, specialmente nei pronto soccorso e comunque contro servizi di emergenza si susseguono, da Castellammare di Stabia a Empoli, da Chiari a Vallo della Lucania, da Monfalcone a Crotone. Schiaffi, pugni, calci, porte rotte e una lunga serie di offese: è stato un agosto difficilissimo per chi assiste i cittadini.
La dinamica è sempre molto simile, di solito i comportamenti violenti riguardano persone che non hanno problemi gravi (o i loro familiari) ma pretendono di essere visitate e guarite subito. Non accettano di aspettare che venga curato chi ha patologie più urgenti.
I casi denunciati e finiti sui giornali sono almeno una dozzina in sei giorni. Sicuramente si tratta di una parte delle violenze fisiche subite da Ferragosto a oggi da chi lavora in sanità, visto che l’osservatorio messo in piedi dal ministero alla Salute nel 2023 ne ha contate ben 4.100, cioè 11 al giorno. Se poi si calcolano anche le aggressioni verbali il totale sale addirittura a 16 mila episodi.
Anche se sono giorni che i rappresentanti dei medici sono mobilitati, soprattutto dopo il caso di Castellammare dove un uomo con la mazza da baseball ha seminato il panico in pronto soccorso ferendo una decina di operatori, ieri il presidente di Fnomceo, la Federazione degli Ordini dei medici, Filippo Anelli ha fatto un passo avanti. Ha esplicitamente messo in relazione sottofinanziamento del sistema sanitario e violenze. Minacciando mobilitazioni. «Vogliamo sapere dal Governo se con la Finanziaria cambierà qualcosa. Il sistema è sottofinanziato, i medici non ci sono, gli infermieri ancora peggio. Questa è diventata un’emergenza nazionale. Non è possibile che alla mancata risposta di un servizio si reagisce solo con la violenza sugli operatori». Le disfunzioni sono un rischio per i sanitari. «Se ho 50 persone in attesa, la possibilità di errore diventa enorme. E chiaramente i cittadini si lamentano». Per Anelli, la fuga dei medici di questi anni è legata anche alle violenze e quindi all’insicurezza. «Il servizio sanitario si svuoterà e i cittadini rimarranno senza cure. Le parole sono finite, O c’è un’inversione reale del sistema, oppure ci sarà una grande mobilitazione».
Anche il ministro alla Salute Orazio Schillaci, che già era intervenuto dopo il caso di Castellammare, ha commentato quanto successo in provincia di Taranto, esprimendo solidarietà alla dottoressa. Il ministro spiega che il governo si è già impegnato per ridurre le violenze, tra l’altro inasprendo le pene per chi aggredisce i professionisti sanitari, e che verranno valutati altri interventi. «Non possiamo consentire che la paura allontani il personale dagli ospedali. In questi due anni abbiamo adottato provvedimenti per migliorare i servizi e rafforzare le misure di sicurezza. Ma serve un cambiamento culturale e su questo dobbiamo lavorare uniti affinché i cittadini comprendano che la violenza non cura ma aggrava la situazione per chi ha bisogno di cure e assistenza».