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“Laudati e Striano devono essere arrestati”. Ma il gip dice no alla richiesta di Cantone

Il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Perugia, Raffaele Cantone, durante l audizione nella Commissione Parlamentare per la Sicurezza (Copasir) a Palazzo San Macuto, Roma, 7 marzo 2024. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI 

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L’inchiesta sui dossieraggi: la Procura di Perugia non ci sta e fa appello al riesame per cambiare la decisione. “Incontri e contatti sospetti per inquinare le prove”
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L’inchiesta di Perugia sul presunto spionaggio di centinaia di vip e politici ha imboccato una curva spinosissima. Il procuratore capo Raffaele Cantone, infatti, ha chiesto l’arresto dei due principali indagati, il tenente della Guardia di Finanza Pasquale Striano e il magistrato Antonio Laudati, oggi in pensione ma fino a pochi mesi fa coordinatore dell’ufficio Segnalazioni di operazioni sospette presso la Direzione nazionale antimafia, perché a indagini aperte si sarebbero incontrati con altri indagati e averebbero cercato contatti con persone vicino all’inchiesta. La richiesta di arresto, però, è stata respinta dal Giudice per le indagini preliminari.

Cantone, tuttavia, non demorde: è convinto di avere elementi robusti per sostenere l’esigenza che i due indagati stiano almeno ai domiciliari, perciò ha fatto appello, investendo così il Tribunale del Riesame dell’onere di decidere se Striano e Laudati debbano essere privati della libertà per evitare che inquinino le prove. Le udienze…

L’inchiesta di Perugia sul presunto spionaggio di centinaia di vip e politici ha imboccato una curva spinosissima. Il procuratore capo Raffaele Cantone, infatti, ha chiesto l’arresto dei due principali indagati, il tenente della Guardia di Finanza Pasquale Striano e il magistrato Antonio Laudati, oggi in pensione ma fino a pochi mesi fa coordinatore dell’ufficio Segnalazioni di operazioni sospette presso la Direzione nazionale antimafia, perché a indagini aperte si sarebbero incontrati con altri indagati e averebbero cercato contatti con persone vicino all’inchiesta. La richiesta di arresto, però, è stata respinta dal Giudice per le indagini preliminari.

Cantone, tuttavia, non demorde: è convinto di avere elementi robusti per sostenere l’esigenza che i due indagati stiano almeno ai domiciliari, perciò ha fatto appello, investendo così il Tribunale del Riesame dell’onere di decidere se Striano e Laudati debbano essere privati della libertà per evitare che inquinino le prove. Le udienze, fissate per fine mese, si preannunciano di fuoco.

L’arresto, chiesto mesi fa dopo gli interrogatori a cui gli indagati non si sono presentati, per gli avvocati difensori Andrea Castaldo e Massimo Clemente è una misura «abnorme», soprattutto perché né Striano né Laudati sono più nell’ufficio Sos dell’Antimafia da cui per anni sono usciti — questo il succo dell’accusa dei pm di Perugia, che contesta l’accesso abusivo informativo, il falso in atto pubblico, l’abuso d’ufficio (depenalizzato da questo governo) e diversi episodi di rivelazioni di segreto — documenti riservati su ministri, sottosegretari, imprenditori in vista. Molti dei quali finiti poi sulla stampa (tra gli indagati figurano anche tre giornalisti del Domani), altri invece serviti per far aprire indagini penali anche quando non sussistevano i presupposti.

Il Gip di Perugia — come riporta La Verità che ha pubblicato la notizia della richiesta d’arresto — ritiene che non ci sia pericolo di fuga degli indagati, né possibilità che essi inquinino le prove o reiterino il reato. Per Cantone, invece, il pericolo c’è e anche concreto.

Stando a quanto risulta a Repubblica, i pm umbri si sono decisi ad avanzare la richiesta d’arresto perché sia Striano sia Laudati, appresa l’esistenza dell’indagine a loro carico, si sono mossi in maniera scomposta per capire quali carte avesse la procura e su cosa stesse orientando l’investigazione. Agli atti ci sono intercettazioni e documenti che testimoniano gli incontri. Il finanziere, a indagini in corso, si è incontrato con altri indagati e anche con alcuni superiori per — sospetta la procura — avere informazioni sull’indagine. Mentre Laudati ha cercato contatti con qualcuno alla procura di Roma e anche nel suo ufficio (ora è in pensione), la Direzione nazionale antimafia, oggi retta da Giovanni Melillo, il quale ha anche partecipato e collaborato alle indagini di Cantone. Per il Gip, invece, l’esistenza dell’indagine era ormai nota e quindi quegli incontri e quegli approcci non si possono configurare come inquinamento probatorio.

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