Giada Zanola era una donna e una mamma che viveva nel terrore. Non solo per le botte che prendeva dal suo compagno ma soprattutto perché temeva di perdere il figlio di tre anni. E per questo avrebbe deciso di non denunciare mai le violenze subite da Andrea Favero, il camionista di 38 anni che l’ha uccisa gettandola nel vuoto da un cavalcavia dell’A4, nel Padovano, il 29 maggio scorso. A dirlo a chi indaga ancora sulla morte della donna è stato Renato, l’uomo che con Giada aveva iniziato una relazione poco prima che venisse uccisa: “Non aveva mai voluto denunciare perché aveva paura dell’intervento dei Servizi sociali”.
La squadra mobile di Padova ha raccolto dalla sua voce le ultime verità della trentatreenne Giada Zanola: “Mi aveva confidato che r…
Giada Zanola era una donna e una mamma che viveva nel terrore. Non solo per le botte che prendeva dal suo compagno ma soprattutto perché temeva di perdere il figlio di tre anni. E per questo avrebbe deciso di non denunciare mai le violenze subite da Andrea Favero, il camionista di 38 anni che l’ha uccisa gettandola nel vuoto da un cavalcavia dell’A4, nel Padovano, il 29 maggio scorso. A dirlo a chi indaga ancora sulla morte della donna è stato Renato, l’uomo che con Giada aveva iniziato una relazione poco prima che venisse uccisa: “Non aveva mai voluto denunciare perché aveva paura dell’intervento dei Servizi sociali”.
La squadra mobile di Padova ha raccolto dalla sua voce le ultime verità della trentatreenne Giada Zanola: “Mi aveva confidato che restava a vivere con Andrea per via del figlio, che per lei aveva la priorità su tutto”. Una convivenza forzata dove non c’era più un sentimento di amore. “Perché lui era manesco e – continua la deposizione dell’uomo riportata nel fermo di Andrea Favero – l’aveva presa per il collo una volta prima della nascita del figlio e una volta dopo”. L’ex compagno della donna è in carcere da tre mesi, si attendono ancora i risultati definitivi sui tranquillanti che Favero avrebbe somministrato a Giada a sua insaputa, anche la notte in cui l’ha spinta giù dal cavalcavia.
Quelli che sono stati ricostruiti dalla procura e dalla squadra mobile sono anni di violenze che continuano fino al 27 maggio scorso, due giorni prima che Favero uccidesse Giada. “Quel giorno ci eravamo incontrati perché volevo accertarmi delle condizioni di Giada, visto che mi aveva mandato delle foto di alcuni lividi”, spiega alla polizia. In casa c’era stato l’ennesimo litigio perché Giada aveva annullato nel gennaio le nozze programmate per settembre e aveva avuto il coraggio di dire la verità a Favero: “Frequento un altro uomo, sto con te solo per il bambino”. La lite era continuata fino a quando lui l’ha sbattuta contro una porta e nella stanza è arrivato il figlio che ha iniziato a piangere in preda al panico. Solo allora lui ha mollato Giada. Anche quel giorno la donna ha deciso di non denunciare. Meno di 48 ore dopo l’ennesimo litigio in macchina e il corpo di Giada che vola di sotto.