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La tempesta Boris sull’Europa, diciotto morti e sette dispersi. “È la più forte da trent’anni”

La città polacca di Nysa allagata (reuters)

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In Repubblica Ceca mezzo metro di pioggia in tre giorni: metà di quanta ne cade in un anno. Inondazioni dalla Polonia alla Romania. A Budapest attesa la piena del Danubio. E una propaggine dell’uragano arriverà anche in Italia
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Mezzo metro di pioggia è caduta dal fine settimana in Repubblica Ceca: la metà di quanta ne scende in un anno. Tutta la Mitteleuropa si ritrova al momento sott’acqua, colpita dall’uragano più violento degli ultimi trent’anni. È quasi una settimana che piove in modo forte e insistente, e la fine della tempesta soprannominata Boris non è ancora in vista.

Barriere lungo il Danubio a Praga 

Le inondazioni hanno causato finora 18 vittime, più sette dispersi. In Romania si contano 7 annegati, 5 in Polonia, 4 in Repubblica Ceca e 2 in Austria, fra cui un pompiere. Alcune mappe meteo, a corto di colori adatti a descrivere l’intensità della pioggia, sono comparse chiazzate di bianco. E nei prossimi giorni la perturbazione continuerà a insistere sull’Europa del centro e dell’est.

Un uomo soccorso in un villaggio in Romania&n…

Mezzo metro di pioggia è caduta dal fine settimana in Repubblica Ceca: la metà di quanta ne scende in un anno. Tutta la Mitteleuropa si ritrova al momento sott’acqua, colpita dall’uragano più violento degli ultimi trent’anni. È quasi una settimana che piove in modo forte e insistente, e la fine della tempesta soprannominata Boris non è ancora in vista.

Barriere lungo il Danubio a Praga 

Le inondazioni hanno causato finora 18 vittime, più sette dispersi. In Romania si contano 7 annegati, 5 in Polonia, 4 in Repubblica Ceca e 2 in Austria, fra cui un pompiere. Alcune mappe meteo, a corto di colori adatti a descrivere l’intensità della pioggia, sono comparse chiazzate di bianco. E nei prossimi giorni la perturbazione continuerà a insistere sull’Europa del centro e dell’est.

Un uomo soccorso in un villaggio in Romania (afp)

Budapest, che ha già disposto un milione di sacchi di sabbia lungo le rive del Danubio, aspetta per stamattina una piena che potrebbe rompere gli argini nella zona più a valle della città, e che non defluirà verso il mare se non alla fine della settimana. Le acque del Danubio hanno già allagato, più a monte, parte della città vecchia di Bratislava.

Il Danubio esondato a Bratislava (afp)

A Vienna il fiume Wien ha superato gli argini ieri, inondando le abitazioni vicine, che sono state evacuate. Le scuole e le stazioni della metro sono rimaste chiuse nelle zone più critiche. La popolazione è stata invitata a restare in casa. Tutta l’Austria meridionale è ufficialmente zona di catastrofe, con l’esercito dispiegato per rispondere alle emergenze.

Soldati proteggono con sacchi di sabbia il Danubio in Ungheria 

Le inondazioni più gravi hanno colpito il confine tra Polonia e Repubblica Ceca. Qui l’acqua dopo quattro giorni sta finalmente recedendo, mettendo sotto agli occhi di tutti il disastro di ponti crollati, una diga abbattuta, città e villaggi coperti di fango e industrie — molte delle quali pesanti — danneggiate dalla piena.

Un ponte crollato a Dresda 

La Polonia, che ha dovuto evacuare anche un ospedale a Nysa, ha chiesto l’aiuto dell’Unione europea per risollevarsi dal disastro.

Praga invece ancora non si fida. Mantiene le barriere disposte lungo il fiume Vltava, acquistate dopo l’alluvione catastrofica del 2002. Anche allora l’Europa centrale finì sott’acqua, a causa di una depressione partita dal golfo di Genova che attraversò con un arco tutta Europa.

Il bilancio allora fu di circa 200 vittime. La tempesta di oggi, sia pur eccezionale, era stata prevista e aveva fatto scattare l’allerta nei Paesi colpiti. Tanto che il presidente ceco Petr Pavel ha reagito con una rara nota di ottimismo: «Si vede che abbiamo imparato le lezioni del passato».

Esondazione in Repubblica Ceca

 

Oggi una propaggine di Boris è attesa anche in Italia. L’Adriatico in primis sarà spazzato da venti forti e temporali. La Protezione civile ha emanato l’allerta gialla in dieci Regioni: Emilia-Romagna e Marche (le più colpite), Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise, Basilicata e Puglia, più parte di Campania e Sardegna.

Il maltempo catastrofico, dopo un’estate classificata come la più calda dell’ultimo secolo e mezzo, sta colpendo anche Asia e America. Una tempesta tropicale sta raggiungendo in queste ore le Carolina del Nord e del Sud.

In Cina Shanghai è sferzata dal tifone più forte dal 1949, chiamato Bebinca. La città è quasi isolata, con i venti a 160 chilometri orari che hanno fermato i trasporti, mentre a causa degli allagamenti sono stati evacuati quasi mezzo milione di abitanti.

Anche per Shanghai Bebinca rappresenta un’anomalia: i tifoni colpiscono in genere la Cina più a sud. E la settimana prima era stato l’uragano Yagi a devastare il sud-est asiatico, con 226 vittime in Vietnam, 74 in Myanmar, 20 nelle Filippine e 10 in Thailandia. Il vapore acqueo turbolento, rilasciato da mari particolarmente caldi, si sta scontrando con l’aria fredda autunnale che proviene dall’Artico. Il pianeta oggi si ritrova unito almeno dalla crisi del clima.

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