✕

Neonati sepolti, i segreti della “ragazza diabolica”, nel paese che ora si chiede se davvero nessuno sapeva

I carabinieri nel giardino dove sono stati trovati i neonati morti a Vignale di Traversetolo

 

Ascolta l'audio

Nessuno si era accorto di nulla: agli occhi di tutti appariva serena
2 minuti di lettura

Traversetolo (Parma) — Su Chiara Petrolini «io avrei messo la mano sul fuoco», dice il titolare del bar Jolly dove la ragazza, fino a qualche giorno fa, prendeva il caffè con gli amici. Il locale di via Roma, in stile anni Settanta, con le macchinette nel retrobottega, è il ritrovo della comitiva della ventiduenne di cui, in centro a Traversetolo, tutti parlano da giorni. Ma chi è, davvero, Chiara Petrolini? «Chiara non beveva, quando veniva qui con gli amici al massimo prendeva un tè caldo. Tutti i ragazzi del suo giro sono in gamba», il proprietario del Jolly fa spallucce, prende in braccio la sua bambina bionda prima di tornare a casa. Anche lui, come tutti in questo paese di 8mila anime, non aveva visto nulla dietro la maschera di serenità che la studentessa di Scienze educative ha indossato per più di un anno.

Traversetolo (Parma) — Su Chiara Petrolini «io avrei messo la mano sul fuoco», dice il titolare del bar Jolly dove la ragazza, fino a qualche giorno fa, prendeva il caffè con gli amici. Il locale di via Roma, in stile anni Settanta, con le macchinette nel retrobottega, è il ritrovo della comitiva della ventiduenne di cui, in centro a Traversetolo, tutti parlano da giorni. Ma chi è, davvero, Chiara Petrolini? «Chiara non beveva, quando veniva qui con gli amici al massimo prendeva un tè caldo. Tutti i ragazzi del suo giro sono in gamba», il proprietario del Jolly fa spallucce, prende in braccio la sua bambina bionda prima di tornare a casa. Anche lui, come tutti in questo paese di 8mila anime, non aveva visto nulla dietro la maschera di serenità che la studentessa di Scienze educative ha indossato per più di un anno.

La doppia vita

Tanto serena agli occhi di amici e conoscenti, quanto algida quando ha dovuto sedersi davanti ai carabinieri per rispondere alle loro domande. Tre gli interrogatori ai quali è stata sottoposta. E il suo atteggiamento non è mai cambiato: ha taciuto o negato. Nessuna emozione, nessuno sconforto. Neanche quando le hanno ripetuto che nel suo giardino non c’era un bimbo morto, ma due. Solo allora si è arresa. Quanta capacità di dissimulare, in una giovane che nemmeno al suo fidanzato ha mai rivelato di aspettare un figlio da lui. «Quella ragazza è diabolica», dice qualcuno tra chi indaga.

Ed è vero che il procuratore di Parma Alfonso D’Avino ha messo nero su bianco quel che ancora molti faticano a credere: dopo un mese di indagini, appare confermato che Chiara Petrolini «ha fatto tutto da sola». «È impossibile che sia andata così — commenta una ragazza dell’età di Chiara — a meno che lei fosse Wonder woman». C’è chi, dell’orrore che ha scioccato un intero paese, incolpa la cecità o la disattenzione dei genitori. «Ma se non mangiava più, anche quello non era un segnale che avrebbe dovuto insospettirli?», argomenta una tabaccaia. E ora a Vignale in molti si chiedono: «Com’è possibile che nessuno — i familiari, i vicini — abbia sentito un urlo, un gemito trattenuto a denti stretti, nel momento in cui Chiara partoriva?». E che i Petrolini, in quella villa gialla con i portici e le persiane in legno, non abbiano trovato le tracce di un parto o, se le indagini confermeranno quel che ormai tutti sospettano, addirittura di due, nascosti in modo seriale nel giro di un anno?

Ha fatto tutto da sola?

Le domande si moltiplicano col passare delle ore, animano il chiacchiericcio nei bar del paese che «vota Lega, ma in realtà elegge la persona perché in un posto così piccolo tutto si alleggerisce un po’, anche le idee politiche». Eppure la tensione attorno ai tanti perché ancora senza risposta è palpabile. Il primo: «Perché Chiara l’ha fatto?», si chiede una donna che tiene per mano il figlio. E poi: «Cosa ha fatto davvero?». È, ancora, un mistero.

Resta lo stupore di chi ha visto, l’estate scorsa, la ventiduenne che faceva la baby sitter «in top e pantaloncini, in perfetta forma fisica». «Con i miei figli era splendida, le volevano bene», rabbrividisce un papà. Proprio in quei mesi dentro di lei prendeva forma un piano preciso, forse già messo in atto una prima volta. Ma Chiara lo ha tenuto segreto anche a chi le era più vicino: le amiche, il fidanzato.

La famiglia in pezzi

Attorno alla sua famiglia che, lasciata la villetta sotto sequestro, vive altrove, è scesa una cortina protettiva. L’avvocato Nicola Tria ripete da tre giorni la stessa frase, come un mantra: «Non rilasciamo dichiarazioni». Più irruento il papà di Chiara, l’ingegnere Petrolini, che Repubblica ha raggiunto nel suo ufficio. Il suo sguardo si rabbuia quando viene a sapere di avere davanti una giornalista: «Se non va subito via chiamo i carabinieri». La reazione di un padre che ha visto sgretolarsi la sua famiglia senza aver contribuito minimamente all’orrore, come scrive il procuratore.

Alle otto di sera, quando i locali abbassano le saracinesche, Franco, 84 anni, si alza dal tavolo dove ha giocato tutto il pomeriggio a Scala quaranta. «È un dispiacere — chiosa — sapere che attorno a noi ci sono tristezza e morte dove dovremmo trovare gioia e vita».

Leggi i commenti