Il duello Fedez-Tony Effe tra rap e machismo. Le rime della vergogna sulla pelle di Ferragni
di Paolo Di PaoloTema: la “temptationislandizzazione” della nostra vita. Svolgimento: la fortunatissima trasmissione di Canale 5 ideata (ma opportunamente non condotta) da Maria De Filippi – coppie in crisi che provano a verificare la propensione al tradimento – è diventata una dimensione dello spirito, anzi: dello spirito dei tempi. Fornendo diversi spin off dal vero: dopo il caso Sangiuliano-Boccia, con gli ultimi succulenti, sordidi, umani troppo umani dettagli, ecco a voi il caso Tony Effe-Fedez.
Quest’ultimo, per via di questioni extramusicali, è noto ai più; il primo è notissimo a chi segue la nuova scena rap/trap: ruvido trentenne romano, membro fino a qualche anno fa del collettivo Dark Polo Gang. Effe, da solista, ha azzeccato il brano estivo “Sesso e samba”. Fedez, da single, sta in una fase di smania e di stizza.
Più del solito: il temperamento è noto, la sua vocazione alla lite con tutti – amici, soci in affari – lo è altr…
Tema: la “temptationislandizzazione” della nostra vita. Svolgimento: la fortunatissima trasmissione di Canale 5 ideata (ma opportunamente non condotta) da Maria De Filippi – coppie in crisi che provano a verificare la propensione al tradimento – è diventata una dimensione dello spirito, anzi: dello spirito dei tempi. Fornendo diversi spin off dal vero: dopo il caso Sangiuliano-Boccia, con gli ultimi succulenti, sordidi, umani troppo umani dettagli, ecco a voi il caso Tony Effe-Fedez.
Quest’ultimo, per via di questioni extramusicali, è noto ai più; il primo è notissimo a chi segue la nuova scena rap/trap: ruvido trentenne romano, membro fino a qualche anno fa del collettivo Dark Polo Gang. Effe, da solista, ha azzeccato il brano estivo “Sesso e samba”. Fedez, da single, sta in una fase di smania e di stizza.
Più del solito: il temperamento è noto, la sua vocazione alla lite con tutti – amici, soci in affari – lo è altrettanto. E infatti la vicenda che sui social è diventata esplosiva va rubricata sotto l’etichetta “dissing”. Specialità semi-canora che, in area rap e hip-hop, si manifesta in una sequela di insulti ritmati rivolti ai colleghi. Sulle faide a colpi di rime rimando alla specifica e impalpabile bibliografia, ma evoco la più accesa e seguita fra le recenti oltreoceano: Kendrick Lamar, rapper Premio Pulitzer, versus Drake, canadese piantato sulla vetta delle classifiche musicali Usa. Il quale rinfaccia tra l’altro a Lamar di essersi svilito collaborando con Taylor Swift, regina dei record. Sono arrivati, fra una cosa e l’altra, a nove brani carichi di insulti (tra cui – delicatamente – “pedofilo”) e coinvolgendo figli, mogli, manager.
Lo stesso dicasi per Tony Effe e Fedez, che hanno cominciato a beccarsi già qualche mese fa senza musica di sottofondo, rinfacciandosi mancate collaborazioni e non graditi scambi di coppia: Effe con Chiara Ferragni? «Scrivevi a mia moglie mentre mi abbracciavi». Fedez con la ex di Effe Taylor Mega? Vai a capire e a sapere. Fatto è che a un certo punto, tecnicamente da un paio di giorni, hanno cominciato a insultarsi attraverso le canzoni. Canzoni, sia detto senza rischio di smentita, di una bruttezza disarmante. Il Fedez che collaborava con Orietta Berti e pareva ingentilito e allegro è un ricordo lontano.
Qua i due fanno a gara a chi è più aggressivo e più crudo, in una maratona di livore che dà vita a versi del tipo: «La tua bevanda sa di piscio». Riferimento a uno sfortunato drink sponsorizzato da Fedez. Che comunque, da par suo, dà all’ex amico del «marcio dentro come i tuoi denti in ceramica». Ma le frasi toccano vette di sgradevole allusività, di misoginia e sessismo ributtante, in onore a certi codici tradizionali del genere, ma senza coscienza del peso delle parole.
È evidentemente infantiloide il match giocato sulle ingiurie: somiglia a certe demenziali sfide di creatività offensiva fatte da ragazzini. Specchio riflesso. Tuttavia, i due hanno superato i trenta da un po’ e, per quanto possano sentirsi nel solco di colleghi dalla fama planetaria, risultano piuttosto patetici. Nella pretesa di avere l’ultima parola – Fedez ha reso pubblica la sua nuova risposta rappata ieri a tarda notte – e nella furia con cui tirano in ballo terzi e quarti. Tanto da costringere Ferragni a diverse storie Instagram. Prima per dire: piantatela, o meglio, andate avanti ma almeno lasciate stare i miei figli. Poi per dire: anche dietro una finta canzone romantica può esserci violenza, lasciatemi in pace.
Non è facile credere che si tratti solo di una discutibile trovata pubblicitaria: a voler fare filologia d’autore, il genere a cui ascrivere i testi non è quello della narrativa comico-umoristica, ma il non-genere che nelle vite cosiddette comuni, benché assai frequentato, è quello della crisi di nervi. Verbo intransitivo, gergale: sclerare. Uscire di testa, dando il peggio di sé. Alla luce di questo, comprendo l’insofferenza del lettore che avrebbe preferito non essere informato sulla vicenda. Né basterebbe a nobilitarla evocare Thomas Mann, che giusto cent’anni fa – nel famoso sanatorio della “Montagna incantata” – mostrava fauci schiumanti, reazioni furibonde e sguaiate, come segno di una suscettibilità a fior di pelle e oltre i livelli di guardia. «Era uno spettacolo abominevole e desolante». Descrizione così esatta da mettermi nella condizione di risparmiare un po’ di inchiostro moralista.
Questa versione deteriore di “Temptation island” spacciata da tenzone fra artisti lascia un fondo di tristezza che quasi fa compatire a ritroso Ferragni - tirata dentro dal marito prima con sarcasmo poi con finto romanticismo. Ma i protagonisti restano i maschi, anche nel senso più primitivo del termine: «Si azzuffavano come ragazzini, ma con la disperazione degli adulti ridotti a un punto di non ritorno». Giuro che è una frase di Thomas Mann!