Non un suicidio, ma un omicidio. E per motivi banali, futili, quasi incredibili nell’Italia che galoppava verso l’ultima decade prima del 2000. Denis Bergamini, la stella del Cosenza calcio trovato senza vita il 18 novembre del 1989 sulla statale 106, nei pressi di Roseto Capo Spulico, nel cosentino, è stato ammazzato. E a decidere scientificamente la sua morte è stata Isabella Internò, la fidanzata, o meglio la ex, che non sopportava di essere stata lasciata.
Trentacinque anni dopo l’omicidio del calciatore, la Corte d’Assise di Cosenza ha condannato la donna a sedici anni di carcere, sposando la tesi del procuratore di Castrovillari, Alessandro D’Alessio e del pm Luca Primicerio.
Oggi Isabella Internò ha 55 anni, all’epoca appena diciotto, e fu la prima a parlare di suicidio. “Voleva lasciare il calcio. L’ho sentito dire: ‘Ti lascio il mio cuore, ma non il mio corpo’. E poi si è tuffato”, la sua versione dell’epoca, rimasta identica per oltre 35 anni. Per lei, Denis, brillante calci…
Non un suicidio, ma un omicidio. E per motivi banali, futili, quasi incredibili nell’Italia che galoppava verso l’ultima decade prima del 2000. Denis Bergamini, la stella del Cosenza calcio trovato senza vita il 18 novembre del 1989 sulla statale 106, nei pressi di Roseto Capo Spulico, nel cosentino, è stato ammazzato. E a decidere scientificamente la sua morte è stata Isabella Internò, la fidanzata, o meglio la ex, che non sopportava di essere stata lasciata.
Trentacinque anni dopo l’omicidio del calciatore, la Corte d’Assise di Cosenza ha condannato la donna a sedici anni di carcere, sposando la tesi del procuratore di Castrovillari, Alessandro D’Alessio e del pm Luca Primicerio.
Oggi Isabella Internò ha 55 anni, all’epoca appena diciotto, e fu la prima a parlare di suicidio. “Voleva lasciare il calcio. L’ho sentito dire: ‘Ti lascio il mio cuore, ma non il mio corpo’. E poi si è tuffato”, la sua versione dell’epoca, rimasta identica per oltre 35 anni. Per lei, Denis, brillante calciatore che in quei mesi si giocava il passaggio alla massima serie con un trasferimento alla Fiorentina o al Parma – dunque lontano da lei – dopo aver discusso con lei, si sarebbe improvvisamente lanciato sotto un camion. “Era depresso”. Il camionista Pisano, che per questo finirà a processo, conferma. L’origine di tutti i depistaggi, le bugie, le storture, le inchieste che si sono accartocciate su se stesse, per poi naufragare o finire nell’archivio dei casi insoluti.
Ci è voluta una perizia nel 2017 per dare finalmente una svolta al caso. L’ha chiesta e pretesa la famiglia, assistita dall’avvocato Fabio Anselmo, che mai – soprattutto la gemella Donata – ha accettato la versione del suicidio. “Asfissia meccanica violenta”, hanno sentenziato i tecnici forensi. Traduzione, Denis Bergamini, è emerso da quegli esami, è stato strangolato e poi appoggiato sotto le ruote del camion. Una svolta che ha fatto riaprire il processo.
In mezzo, anni di bugie, ricostruzioni ad arte, silenzi e false piste. La ragione dell’omicidio di Begamini è stata cercata negli abissi del Totonero, in ambienti di ‘ndrangheta, fra i presunti rapporti ambigui del calciatore, si dice addirittura che fosse finito in un giro di droga, probabilmente a sua insaputa. Nulla di vero. Il movente dell’omicidio è banale, gretto.
Isabella Internò non sopportava di essere lasciata dopo essere stata “disonorata” e per questo avrebbe deciso di punirlo. Probabilmente senza volerlo, se lo è fatto scappare dodici giorni prima di quel 18 novembre, durante la chiacchierata con un’amica dell’epoca, Tiziana Rota, moglie del calciatore Maurizio Lucchetti, che durante il processo in aula ha riferito quelle parole che per decenni le hanno ronzato in testa, insieme al dubbio che non fosse solo una boutade. “Era rimasta incinta e aveva deciso di abortire perché lui non la voleva sposare. Dodici giorni prima della morte di Denis, mi disse: ‘Tizià l’ho perso, stavolta per sempre’”.
Di lei non voleva sapere nulla, in più voci di mercato lo davano già al Nord, in rosa con il Parma o la Fiorentina. Una prospettiva inaccattabile per lei. “No, Tizià, è un uomo morto, se non torna con me lo faccio ammazzare. Lui mi ha disonorata, è un uomo morto. Tu non puoi capire che sei del Nord”, avrebbe sibilato Internò all’amica, che tre decenni e mezzo dopo l’ha riferita in aula. Una prova ulteriore emersa nel corso di tre anni di processo e che conferma la ricostruzione della procura. Denis Bergamini è stato soffocato con una sciarpa o un sacchetto e solo dopo la morte appoggiato sotto le ruote del camion che gli è passato di sopra. Un omicidio di cui l’ex fidanzata è la mandante
“Internò – ha spiegato il procuratore Alessandro D’Alessio durante la requisitoria – è responsabile dell’omicidio di Denis Bergamini. Ha agito con volontà con persone in corso di identificazione. Ha tradito l’affetto che il ragazzo aveva per lei, ha esasperato il rapporto e pur di salvare l’onore non ha esitato ad agire come sappiamo. Per il tempo trascorso, però, merita le attenuanti generiche e per questo che non chiediamo l’ergastolo, ma 23 anni di reclusione”.