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Migrante ucciso, indagato l’agente. I pm: “Possibile eccesso di difesa”

Moussa Diarra

 

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Escluso l’omicidio volontario. Gasparri offre al poliziotto “tutto il sostegno possibile”. Alla stazione di Verona in trecento al sit-in per chiedere giustizia
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VERONA — Tre spari esplosi “certamente in un contesto di legittima difesa posta in essere dall’appartenente alla polizia di Stato”. Approfondimenti “delegati alla squadra mobile della Questura di Verona, a dimostrazione di un’incondizionata fiducia da parte di questo ufficio”, con evidente riferimento agli arresti dell’anno scorso dei cinque poliziotti delle volanti per tortura. Un episodio tragico che però non va “valutato come indice o maggior indice di pericolosità della zona antistante la stazione”, ma anzi come “il frutto di un forte disagio sociale e/o psichico nel quale egli era caduto e che sembrava incontenibile”. Non parla pubblicamente il procuratore capo di Verona, Raffaele Tito, ma la parola scritta cui si affida ha l’evidente scopo di placare i toni e rassicurare. Innanzitutto l’assistente capo della Polfer indagato per la morte di Moussa Diarra, il 26enne migrante maliano freddato sul piazzale dello scalo di Porta Nuova alle 7.15 di domenica.

VERONA — Tre spari esplosi “certamente in un contesto di legittima difesa posta in essere dall’appartenente alla polizia di Stato”. Approfondimenti “delegati alla squadra mobile della Questura di Verona, a dimostrazione di un’incondizionata fiducia da parte di questo ufficio”, con evidente riferimento agli arresti dell’anno scorso dei cinque poliziotti delle volanti per tortura. Un episodio tragico che però non va “valutato come indice o maggior indice di pericolosità della zona antistante la stazione”, ma anzi come “il frutto di un forte disagio sociale e/o psichico nel quale egli era caduto e che sembrava incontenibile”. Non parla pubblicamente il procuratore capo di Verona, Raffaele Tito, ma la parola scritta cui si affida ha l’evidente scopo di placare i toni e rassicurare. Innanzitutto l’assistente capo della Polfer indagato per la morte di Moussa Diarra, il 26enne migrante maliano freddato sul piazzale dello scalo di Porta Nuova alle 7.15 di domenica.

L’indagine, sottolinea Tito, “s’inserisce certamente in un contesto di legittima difesa posta in essere dall’appartenente alla polizia di Stato”: è bastata la visione delle immagini e l’interrogatorio reso l’altro ieri dal poliziotto (“peraltro persona di grande esperienza”) al pm Maria Diletta Schiaffino, parole messe a verbale “con grande lealtà d’animo, forte senso istituzionale e presumibilmente sconvolto dall’evento”, per sgomberare in fretta il campo dall’ombra dell’omicidio volontario. Si valuta, tutt’al più, “se vi sia stata o meno una condotta colposa”, quella che tecnicamente viene codificata come “una reazione di difesa esagerata” in cui “viene meno il requisito della proporzionalità tra difesa e offesa”. E qui bisognerà valutare la distanza tra Moussa e l’agente, l’eventuale uso del coltello da parte del ragazzo, la presenza di altri colleghi durante il tentativo di identificazione del 26enne, i tempi per poter mirare altrove e non al torace. Uno dei proiettili si è andato ad infrangere contro una vetrata, trenta metri più in là: l’assenza di passanti a quell’ora ha scongiurato un potenziale secondo morto.

Non sono ancora stati nominati i periti per l’autopsia e gli esami tossicologici sul corpo della vittima: gli esiti saranno essenziali per valutare se Moussa Diarra fosse sotto l’influsso di sostanze, e quali, l’origine del “comportamento aggressivo e senza alcun valido movente” che ancora gli attribuisce il procuratore, i motivi che possano aver innescato il “forte disagio sociale e/o psichico nel quale egli era caduto e che sembrava incontenibile”. Anche la famiglia vuole vederci chiaro e per questo ha nominato l’avvocato Paola Malavolta ad assisterli mentre ieri sera, al sit in davanti alla stazione Porta Nuova, trecento persone tra volontari e cittadini comuni chiedevano “verità e giustizia per Moussa Diarra” con un elenco di dieci domande rivolte a Questura e Procura.

Le destre, nel frattempo, non smettono di soffiare sul fuoco delle polemiche. Dopo le parole di Matteo Salvini, etichettato come «sciacallo» da Matteo Renzi, ecco il capogruppo di Forza Italia al Senato, Maurizio Gasparri, che si offre «per la tutela morale, legale e ogni forma di assistenza per l’agente», mentre il suo compagno di partito ed ex sindaco di Verona, Flavio Tosi, chiede che il poliziotto «non subisca gravose e costose indagini sul suo operato». E pesanti attacchi si registrano all’indirizzo di Jacopo Buffolo, assessore della giunta guidata da Damiano Tommasi, che su Instagram ha commentato: “Ad un bisogno di aiuto e cura si è risposto a colpi di pistola”.

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