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Gino Cecchettin: “Troppo dolore, me ne sono dovuto andare. Non odio lui, soffro per lei”

VENEZIA - In Corte d' assise a Venezia il processo a Filippo Turetta accusato del femminicidio di Giulia Cecchettin. Nella foto il padre Gino Cecchettin Immagini tratte dalla diretta Mattino 5 di mediaset (VENEZIA - 2024-10-25, FOTOGRAMMA) p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate (fotogramma)

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Parla il padre di Giulia, la ragazza uccisa da Filippo Turetta
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VENEZIA - E c’è un momento in cui Gino Cecchettin stringe forte gli occhi, abbassa la testa, tiene le mani incrociate sulle gambe. Filippo Turetta è a meno di dieci passi da lui, ha appena raccontato della notte in cui ha ucciso Giulia (“Non ricordo, ho dato più colpi, non stavo neanche guardando...”). E il papà della studentessa di Vigonovo ascolta in silenzio, quasi immobile, nella stessa posizione da quando si è seduto. Poi, quando il giudice annuncia che è arrivato il momento di una pausa, decide di affrontare il muro di telecamere che lo aspettano fuori. Ha già in mente cosa fare dopo: andarsene. Quasi un piccolo strappo al galateo della sofferenza che da un anno insegna, suo malgrado, a tutta l’Italia. “Oggi mi porto a casa due cose. Un grande dolore per aver ascoltato cosa ha subito mia figlia. E una grande lezione: dobbiamo avere rispetto l’uno dell’altro”, confida.

Il dolore di ascoltare cosa ha passato sua figlia nei suoi ultimi istanti di vita.

“Oggi è stata dura. Ho inizia…

VENEZIA - E c’è un momento in cui Gino Cecchettin stringe forte gli occhi, abbassa la testa, tiene le mani incrociate sulle gambe. Filippo Turetta è a meno di dieci passi da lui, ha appena raccontato della notte in cui ha ucciso Giulia (“Non ricordo, ho dato più colpi, non stavo neanche guardando...”). E il papà della studentessa di Vigonovo ascolta in silenzio, quasi immobile, nella stessa posizione da quando si è seduto. Poi, quando il giudice annuncia che è arrivato il momento di una pausa, decide di affrontare il muro di telecamere che lo aspettano fuori. Ha già in mente cosa fare dopo: andarsene. Quasi un piccolo strappo al galateo della sofferenza che da un anno insegna, suo malgrado, a tutta l’Italia. “Oggi mi porto a casa due cose. Un grande dolore per aver ascoltato cosa ha subito mia figlia. E una grande lezione: dobbiamo avere rispetto l’uno dell’altro”, confida.

Il dolore di ascoltare cosa ha passato sua figlia nei suoi ultimi istanti di vita.

“Oggi è stata dura. Ho iniziato che ero tranquillo, ma quando ho finito non ce la facevo più, stavo male per la tensione. Fai fatica ad ascoltare quando sai che è stata tua figlia a subire quelle cose. Soffrivo perché aveva sofferto Giulia”.

Quale è stata la parte più dura?

“Il momento più doloroso è stato sapere cosa ha attraversato mia figlia negli ultimi momenti della sua vita”.

Quando Turetta venne arrestato, quasi un anno fa, lei disse: non provo odio.

“Nonostante tutto, anche oggi non provavo sentimenti di rabbia verso di lui. No, non riesco a odiarlo. Ma farlo passare per santo..., quello no”.

Per questo ha deciso di non rimanere fino al termine dell’udienza ma di andarsene prima?

“Sono stato male quando l’avvocato della difesa ha detto che fino a quel momento in aula avevamo parlato del fatto in sé ma non di Filippo, di chi è lui. Ecco, per me chi è Filippo è chiarissimo. Quindi non volevo restare di più. Già stavo male, non so se sarei stato in grado di sentire cose che potevano ferirmi ancora di più, non credo che sarei riuscito a sopportarle”.

Ha detto che dopo questa udienza si porta a casa anche una grande lezione. Quale?

“Mi sono sentito rivolgere domande del tipo ‘Come ti senti’, ‘Cosa ne pensa’... Ma tutto è talmente palese. Il punto è un altro. Ho imparato una grande lezione, che in parte già conoscevo, ma di cui ho avuto conferma. Quando viviamo dobbiamo porre attenzione a non ferire anche solo minimamente la sensibilità degli altri. Sono pensieri che mi erano già venuti in mente nel corso della mattinata. Ancora di più di prima capisco che il rispetto dell’altra persona, la libertà di far vivere chi ti sta accanto – un compagno, un familiare – è veramente l’essenza della convivenza, del vivere bene. Poiché io sono una persona che cerca di trovare ogni giorno una lezione di vita, anche da questa giornata ne traggo una: dobbiamo avere rispetto l’uno dell’altro. Le debolezze nostre non possono ricadere nella vita degli altri. È questa la lezione che dobbiamo imparare. Era questo che volevo dire oggi, prima di andarmene”.

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