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Il ragazzo suicida per bullismo a Senigallia, il sospetto della famiglia: “Temiamo ci siano foto e video sul web”

La conferenza stampa dei genitori di Leonardi

 

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Parlano i genitori del 15enne che si è tolto la vita . “Questo è un appello: chi sa, parli”. Il 6 novembre incontreranno il ministro Valditara: “Si istituisca un reato specifico”
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Senigallia (Ancona) — «Noi abbiamo paura che ci sia qualcosa di più e di più grave. Per questo vogliamo fare un appello: chi sa, parli. Perché nelle scuole alla fine si sa tutto, sappiamo come funziona». Ha voce e toni pacati che non riescono a nascondere l’eco di un dolore profondo Francesco Calcina, il papà di Leonardo, il quindicenne che si è tolto la vita a Montignano di Senigallia per sfuggire ai bulli che lo tormentavano. «È di aprile, ha 15 anni», dice il padre e il volto gli si accartoccia in una smorfia quando si rende conto di aver parlato al presente. Perché Leonardo, Leo, non c’è più. Sono passati giorni da quando la madre, Viktoryia Ramanenka, ex compagna di Francesco, ha messo nella cassa gli airpod, dai quali il quindicenne non si separava mai, e il suo orsacchiotto preferito e centinaia di palloncini bianchi sono volati in cielo per l’ultimo saluto. Adesso i genitori vogliono giustizia e risposte. «Quelle vere», dicono quasi in coro davanti all’Ufficio scolastico regio…

Senigallia (Ancona) — «Noi abbiamo paura che ci sia qualcosa di più e di più grave. Per questo vogliamo fare un appello: chi sa, parli. Perché nelle scuole alla fine si sa tutto, sappiamo come funziona». Ha voce e toni pacati che non riescono a nascondere l’eco di un dolore profondo Francesco Calcina, il papà di Leonardo, il quindicenne che si è tolto la vita a Montignano di Senigallia per sfuggire ai bulli che lo tormentavano. «È di aprile, ha 15 anni», dice il padre e il volto gli si accartoccia in una smorfia quando si rende conto di aver parlato al presente. Perché Leonardo, Leo, non c’è più. Sono passati giorni da quando la madre, Viktoryia Ramanenka, ex compagna di Francesco, ha messo nella cassa gli airpod, dai quali il quindicenne non si separava mai, e il suo orsacchiotto preferito e centinaia di palloncini bianchi sono volati in cielo per l’ultimo saluto. Adesso i genitori vogliono giustizia e risposte. «Quelle vere», dicono quasi in coro davanti all’Ufficio scolastico regionale prima dell’incontro con la dirigente, Donatella D’Amico. Il 6 novembre invece li aspetta il ministro Giuseppe Valditara. «Proporremo di istituire un reato specifico di bullismo, per Leo e per tutte le altre vittime», annunciano. Con loro c’è l’avvocata e amica di famiglia, Pia Perricci, che li assiste e scandisce: «Chiediamo il licenziamento per chi a scuola ha sbagliato e vogliamo che vengano acquisti i telefoni dei tre ragazzi che abbiamo indicato». I genitori di Leo annuiscono, quasi si rubano le parole quando parlano del figlio che non c’è più, del loro dolore, dei troppi interrogativi aperti.

Quei ragazzi non vi hanno mai contattato per scusarsi o spiegarsi?

«No. Né loro, né le loro famiglie. Anzi, uno di loro ha fatto di peggio. Su TikTok ha scritto un post chiaramente allusivo. Agli inquirenti faremo avere anche questo. Significa che non hanno capito nulla di quello che è successo. E noi sospettiamo anche che ci sia qualcosa di più».

Cosa, nello specifico?

«Temiamo che ci siano dei video o delle foto, che abbiano fatto girare sul web o che minacciavano di diffondere, e che Leonardo venisse bullizzato anche fuori dall’ambiente scolastico. Alcuni studenti hanno detto che anche all’uscita veniva perseguitato. Noi abbiamo bisogno di sapere cosa sia successo davvero in questo mese».

Leo conosceva già questi ragazzi?

«No, in quella scuola conosceva solo un amico d’infanzia. Anche lui l’anno scorso è stato vittima di quei tre. Il giorno dopo la morte di Leo è stato picchiato da uno dei tre bulli, che gli ha intimato di non azzardarsi a fare il suo nome».

Vi siete fatti un’idea di quando siano iniziati i problemi a scuola?

«Ne ha parlato solo negli ultimi tempi, all’inizio sembrava tutto tranquillo. Speriamo si riesca a aprire il telefono di Leo. La verità è lì dentro, purtroppo è un iphone e ha un sistema di sicurezza difficile da bucare. Pensavamo di conoscere la password, ma evidentemente l’aveva cambiata di recente. Abbiamo trovato un foglio con dei codici, ma nessuno funziona, quindi dovrà essere mandato all’estero».

Dolore che si aggiunge a dolore?

«Fa male, fa tutto troppo male. Per questo chiediamo a tutti i genitori di Senigallia di essere uniti, di denunciare. Da fuori quella scuola sembra impeccabile, tranquilla, ma ogni giorno scopriamo qualcosa di marcio in più. Ci vuole chiarezza. Ci sono troppi ragazzi lì dentro ed evidentemente sono a rischio».

E ai genitori dei ragazzi che tormentavano Leo vorreste dire qualcosa?

«Anche a loro penserà la procura».

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