Cronaca

Inchiesta dossier, Pazzali a un passo dalle dimissioni da Fiera Milano. E i pm chiedono di arrestarlo

Enrico Pazzali presidente di Fondazione Fiera Milano

Enrico Pazzali presidente di Fondazione Fiera Milano

 

Pressing sul presidente della fondazione che gestisce l’ente. Oggi la decisione. Il Pd: “Inevitabile che lasci”

L'ascolto è riservato agli abbonati premium

1 minuti di lettura

Nel silenzio della politica milanese, si sbilancia solo il Pd. «Le dimissioni di Enrico Pazzali sono inevitabili». Ma è una posizione solitaria. Il giorno dopo il deflagrare dell’inchiesta sulla creazione di dossier e hackeraggi verso politici e imprenditori di mezza Italia - che vede indagato anche il presidente della Fondazione Fiera Milano, Enrico Pazzali - a prevalere è infatti la prudenza.

Silenzio dal presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana. Silenzio dai suoi assessori. E silenzio dal sindaco di Milano, Giuseppe Sala. Cercano tutti di prendere tempo: anche per sentire cosa dirà Pazzali nella riunione straordinaria della Fondazione Fiera Milano (non coinvolta nell’inchiesta) che ha convocato per oggi. E capire se davvero serve sbilanciarsi, visto che potrebbe essere lui stesso a dimettersi.

È stato un fine settimana di fibrillazione per la politica lombarda, che tra telefoni lasciati squillare e risposte vaghe è in attesa di capire dove potrà spingersi un’inchiesta che ora dopo ora rivela sempre più persone di primo piano spiate (o almeno attenzionate): come Letizia Moratti, Daniela Santanché, Ignazio La Russa, Matteo Renzi. E la lista potrebbe continuare, visto che l’inchiesta è solo agli inizi. Ieri, inoltre, la Procura di Milano ha fatto appello al Tribunale del Riesame, contro la decisione del gip di non concedere misure cautelari nei confronti – tra gli altri – di Enrico Pazzali: per lui i pm hanno chiesto nuovamente gli arresti domiciliari.

«Ciò che emerge dalle intercettazioni è assolutamente sufficiente a rendere incompatibile la presenza di Pazzali ai vertici di un ente tanto rilevante», attacca Pierfrancesco Majorino, il capogruppo del Pd nel consiglio regionale della Lombardia. «E questo a prescindere dall’evoluzione dell’inchiesta». Simile la posizione della deputata Silvia Roggiani, segretaria lombarda del Pd. In Lega e Fratelli d’Italia, i due partiti più vicini ad Enrico Pazzali, nessuno si espone. «Vogliamo capirne di più», «serve tempo per leggere le carte», «aspettiamo di vedere cosa succede», sono le risposte vaghe a tutti i livelli: segreterie politiche, assessori e consiglieri regionali. Si sbilancia di più Forza Italia, più distante da Pazzali. Il deputato e coordinatore regionale Alessandro Sorte si dice «esterrefatto». Il capogruppo in consiglio regionale, Fabrizio Figini, si sbottona. «Violare la privacy è un fatto di gravità inaudita, se fatto contro istituzioni dello Stato il quadro è ancor più preoccupante». Ma poi rivendica il garantismo di bandiera. «Lasciamo lavorare la magistratura: c’è la presunzione di innocenza».

I commenti dei lettori