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Il colpo da film al mega deposito Dhl: i banditi sono scappati grazie a un muro di fuoco

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Un colpo preparato nei minimi dettagli quello di questa notte alla sede Dhl a Monticelli d'Ongina, nel Piacentino
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MONTICELLI D’ONGINA (PIACENZA) — La prima squadra resta a guardia dell’auto e del camion messi di traverso, all’imbocco della provinciale che risale verso il Po e Cremona. Sono tre o quattro uomini, quando arriva il segnale via cellulare sono pronti a gettare i chiodi a tre punte sull’asfalto e a versare benzina sui mezzi rubati: il loro rogo è la migliore copertura per la fuga. Il resto del commando, almeno una dozzina di complici divisi su due furgoni, punta la sbarra che difende l’unico ingresso dell’enorme capannone Dhl, cuore logistico per il nord d’Italia del colosso di spedizionieri, per giunta uno dei pochi nei dintorni di Piacenza che gode di una relativa pace sindacale. Le ombre sfondano. Puntano una pistola contro i vigilantes all’interno del gabbiotto: o così almeno testimonieranno questi ultimi, parlando di quell’oggetto che luccica in un buio assoluto, perché qui intorno è solo campagna e tralicci a solcarla.

MONTICELLI D’ONGINA (PIACENZA) — La prima squadra resta a guardia dell’auto e del camion messi di traverso, all’imbocco della provinciale che risale verso il Po e Cremona. Sono tre o quattro uomini, quando arriva il segnale via cellulare sono pronti a gettare i chiodi a tre punte sull’asfalto e a versare benzina sui mezzi rubati: il loro rogo è la migliore copertura per la fuga. Il resto del commando, almeno una dozzina di complici divisi su due furgoni, punta la sbarra che difende l’unico ingresso dell’enorme capannone Dhl, cuore logistico per il nord d’Italia del colosso di spedizionieri, per giunta uno dei pochi nei dintorni di Piacenza che gode di una relativa pace sindacale. Le ombre sfondano. Puntano una pistola contro i vigilantes all’interno del gabbiotto: o così almeno testimonieranno questi ultimi, parlando di quell’oggetto che luccica in un buio assoluto, perché qui intorno è solo campagna e tralicci a solcarla.

La via d’accesso è spalancata, le telecamere interne riprendono i rapinatori muoversi rapidi tra i bancali, mentre gli operai del turno di notte li osservano immobili. Sibilano frasi secche in un italiano senza accento. Sanno dove colpire. Puntano alla merce elettronica, ai blister di smartphone, alle scatole di tablet e pc destinate agli scaffali delle grandi catene per lo shopping natalizio. Cioè al bottino che meglio si rivende al mercato della ricettazione, quello che si svaluta di meno, e ne caricano per almeno tre milioni di euro, forse cinque: l’inventario definitivo è ancora da compilare. In venti minuti il commando è fuori dalla Dhl, mentre alle loro spalle si sollevano fiamme alte a illuminarne la fuga.

I furgoni risalgono la statale e puntano il casello di Castelvetro Piacentino, dove vengono immortalati ai varchi prima di immettersi sulla Torino-Brescia e spariscono. Poco dopo l’una le sirene dei vigili del fuoco, e poi quelle dei carabinieri da Piacenza e da Fiorenzuola d’Arda squarciano il silenzio notturno. Colpo grosso. Da cinema.

Ben studiato e altamente professionale, con almeno un sopralluogo nei giorni precedenti e la certezza del massimo risultato contro il minimo rischio. Non è infatti da domenica notte che i più grandi depositi della logistica italiana — ma un po’ tutta Europa è flagellata dal fenomeno — sono bersaglio di furti di bande del buco e di assalti di specialisti con il gusto della fuga scenografica: Santa Vittoria di Gualtieri, nel reggiano, a fine settembre; di nuovo Piacenza a luglio; Orbassano il mese prima; e a ritroso Patrica, Bastida Pancarana, Albairate, Casnate con Bernate. Sono puntini che sulle mappe degli investigatori disegnano una trama unica, anche se composta da mani diverse.

I carabinieri del Nucleo investigativo di Piacenza e la Procura guidata da Grazia Pradella attendono tracce dal lavoro delle tute bianche della sezione Rilievi e nel frattempo lavorano a tre ipotesi. Quella più labile porta alle batterie specializzate di trasfertisti che si muovono dal Foggiano, inventori della copertura della fuga con chiodi e fiamme: una “firma”, però, che viene in genere dedicata agli assalti ai portavalori, praticati con fucili e mitra che alla Dhl, secondo testimonianze e telecamere, non si sono viste. La seconda pista punta alle bande dell’Est Europa, criminali addestrati e capaci di svuotare i capannoni senza l’uso di armi, muovendosi al massimo con gli estintori per neutralizzare eventuali resistenze. La terza non scarta l’ipotesi della criminalità locale, e di un’eventuale talpa presente all’interno della Dhl a suggerire l’area da svaligiare e gli orari per operare a colpo sicuro.

«Ma queste sono batterie fluide — suggerisce un investigatore dell’Antirapina — che si compongono e si scompongono a ogni colpo. Non è improbabile che possano esserci elementi di estrazione diversa a collaborare per questo colpo, e poi sciogliersi subito dopo».

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