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L’allerta salva Barcellona dalla Dana. Sulla città in quattro ore l’acqua di tre mesi, ma l’allarme rosso stavolta ha funzionato

(afp)

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Allagati l’autostrada e l’aeroporto, settanta i voli cancellati. L’invito a lasciare i figli a scuola: “È un luogo più sicuro”
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La tempesta Dana non vuole lasciare la Spagna. Ieri al settimo giorno di nubifragi si è solo spostata a nord-est, lasciando Valencia, colpendo Barcellona e in misura minore Tarragona. L’aria in quota è ferma e fredda. Il vento sul Mediterraneo soffia da est e trascina verso la Spagna il vapore acqueo del mare caldo. Il loro scontro continua ad alimentare il ciclone, che da una settimana resta immobile, carico di pioggia, intrappolato dai monti alle spalle della costa.

Ieri Barcellona si è vista cadere sulla testa 150 millimetri di acqua: l’equivalente di tre mesi in una mattinata. Solo una volta se ne erano misurati di più in città — 187 nel 1953 — secondo Aemet, il servizio meteo ufficiale spagnolo. I problemi si sono concentrati all’aeroporto El Prat. Il mare a sud e il Rio Llobregat a est si sono gonfiati. Le piste in alcuni punti si sono allagate e sono diventate indistinguibili dagli specchi d’acqua. La pioggia ha invaso i terminal dei passeggeri, è scrosciata dai soffitti e…

La tempesta Dana non vuole lasciare la Spagna. Ieri al settimo giorno di nubifragi si è solo spostata a nord-est, lasciando Valencia, colpendo Barcellona e in misura minore Tarragona. L’aria in quota è ferma e fredda. Il vento sul Mediterraneo soffia da est e trascina verso la Spagna il vapore acqueo del mare caldo. Il loro scontro continua ad alimentare il ciclone, che da una settimana resta immobile, carico di pioggia, intrappolato dai monti alle spalle della costa.

Ieri Barcellona si è vista cadere sulla testa 150 millimetri di acqua: l’equivalente di tre mesi in una mattinata. Solo una volta se ne erano misurati di più in città — 187 nel 1953 — secondo Aemet, il servizio meteo ufficiale spagnolo. I problemi si sono concentrati all’aeroporto El Prat. Il mare a sud e il Rio Llobregat a est si sono gonfiati. Le piste in alcuni punti si sono allagate e sono diventate indistinguibili dagli specchi d’acqua. La pioggia ha invaso i terminal dei passeggeri, è scrosciata dai soffitti ed è corsa lungo scale e corridoi. Qualche passeggero ha deciso di togliersi le scarpe e arrotolarsi i pantaloni, attraversando lo scalo con la valigia in una mano e le calzature nell’altra.

A piedi nudi in aeroporto 

Verso le dieci lo scalo di Barcellona è stato avvolto da una cappa grigia di nuvole e pioggia. La torre di controllo ha perso la visibilità delle piste e ha ridotto quelle utilizzabili. Agli aerei pronti per l’atterraggio è stato chiesto di restare in volo attorno all’aeroporto, con i passeggeri terrorizzati dalle turbolenze. Alcuni hanno atteso in aria anche due ore. Alla fine 18 velivoli sono stati dirottati su altre città. La frequenza dei decolli è stata ridotta e anche i voli risparmiati dalle settanta cancellazioni (quattro provenivano dall’Italia) hanno subito ritardi.

A Barcellona città, sempre ieri mattina, i pompieri hanno salvato un uomo che era rimasto intrappolato nell’auto, sommersa fino al finestrino. Proprio dal finestrino tre vigili del fuoco sono riusciti a estrarlo e a portarlo in salvo. Centinaia di auto sono rimaste bloccate dall’acqua in vari punti della città. Un tunnel ferroviario è stato allagato. Il nubifragio durato circa quattro ore si è attenuato nel primo pomeriggio, permettendo all’aeroporto di riprendere a funzionare. Sono anche ripartiti i treni e l’allarme per la piena del fiume Llobregat è stato ritirato.

L'autostrada per Tarragona finita sotto a una frana 

Quella che in altri tempi sarebbe stata una mattinata di tregenda, per Barcellona è stato uno scampato pericolo. I danni sono stati «minimi» ha commentato in serata il sindaco di Barcellona Jaume Collboni a Catalunya Radio, e sembrava sollevato.

Barcellona ha imparato la lezione di Valencia, marcata a fuoco dall’arrivo di Dana nella notte del 29 ottobre. Il bilancio di quella serata ha toccato finora le 222 vittime. L’allarme rosso di Aemet per l’arrivo della tempesta sulla capitale della Catalogna ieri mattina ha trovato tutti sull’attenti. Uno squillo acuto tra le nove e le dieci ha avvertito i cittadini delle zone minacciate dell’arrivo di «piogge torrenziali», chiedendo di evitare gli spostamenti non necessari, di non avvicinarsi a fossi, corsi d’acqua e sottopassaggi. Una cartina con i colori mostrava l’intensità della pioggia che stava cadendo.

Già da domenica a Barcellona si era deciso di tenere scuole e università chiuse, così come molte metro e ferrovie. Laddove — nei comuni catalani circostanti — le lezioni si sono svolte, un altro messaggio sul cellulare ha invitato i genitori a non andare a riprendere i figli in caso di pioggia: «La scuola è un posto sicuro, la strada potrebbe non esserlo».

Anche la responsabile dell’Organizzazione mondiale per la meteorologia Clare Nullis all’indomani della tragedia di Valencia aveva commentato: «Dobbiamo fare di più perché le allerte raggiungano in modo tempestivo la popolazione nelle zone di pericolo». Per oggi Aemet mantiene un’allerta gialla (il livello più basso) solo tra Barcellona e Tarragona. La pioggia massima prevista è di 60 millimetri in dodici ore. Il ministero della Salute ha rassicurato sulla situazione sanitaria di Valencia: «Non c’è evidenza di un rischio importante di malattie epidemiche come colera, tifo e altre». Il consiglio dei ministri dovrebbe dichiarare oggi lo stato di emergenza in tutte le regioni colpite, con l’erogazione di nuovi aiuti. Dana, che negli anni passati è sempre durata uno o due giorni, stavolta dovrebbe aver esaurito la sua benzina, dopo una settimana di nubifragi e danni che secondo l’ingegnere del Politecnico di Valencia Victor Yepes ammontano a 1.500 miliardi di euro, non lontano dall’intero Pil della Spagna.

Da giovedì sono previste nuove piogge nella Spagna del sud, meno torrenziali. Ma il Mediterraneo resta una tanica di benzina. Quest’estate ha raggiunto il suo record storico di temperatura — 28,4 gradi — e oggi in pieno autunno resta ancora al di sopra dei venti gradi.

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