Castellammare di Stabia, la furia in chat e il raid: trenta genitori a scuola per picchiare la prof
Antonio Di CostanzoNapoli — L’unica cosa certa è l’aggressione brutale ai danni di una docente. Per il resto ci sono solo illazioni, alimentate sui social e sulle chat, e l’ipotesi che all’origine di tutto ci sia una rappresaglia. Accade a Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli, precisamente nel quartiere di Scanzano, storica roccaforte della camorra dei D’Alessandro.
Giovedì mattina, intorno alle 10.30, un gruppo di trenta genitori indemoniati ha fatto irruzione nella scuola comprensiva Salvati per fare giustizia dei presunti abusi sessuali che una docente avrebbe compiuto ai danni di alcuni studenti. La professoressa, una stimata insegnante di sostegno, è riuscita a mettersi al riparo e a chiedere a suo padre di venirla a prendere. Ma i due sono stati intercettati dai genitori nella scuola e bersagliati di pugni.
Sono intervenuti i carabinieri, che hanno portato via l’insegnante terrorizzata, ma l’aggressione è proseguita all’esterno, persino con un bastone. La docente ha riportato un tra…
Napoli — L’unica cosa certa è l’aggressione brutale ai danni di una docente. Per il resto ci sono solo illazioni, alimentate sui social e sulle chat, e l’ipotesi che all’origine di tutto ci sia una rappresaglia. Accade a Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli, precisamente nel quartiere di Scanzano, storica roccaforte della camorra dei D’Alessandro.
Giovedì mattina, intorno alle 10.30, un gruppo di trenta genitori indemoniati ha fatto irruzione nella scuola comprensiva Salvati per fare giustizia dei presunti abusi sessuali che una docente avrebbe compiuto ai danni di alcuni studenti. La professoressa, una stimata insegnante di sostegno, è riuscita a mettersi al riparo e a chiedere a suo padre di venirla a prendere. Ma i due sono stati intercettati dai genitori nella scuola e bersagliati di pugni.
Sono intervenuti i carabinieri, che hanno portato via l’insegnante terrorizzata, ma l’aggressione è proseguita all’esterno, persino con un bastone. La docente ha riportato un trauma cranico, mentre suo padre è stato spinto a terra e ha un polso fratturato.
Molti i punti da chiarire. Lunedì scorso, l’insegnante aveva sorpreso due ragazzi delle medie a fumare una sigaretta elettronica in bagno. I due sono stati segnalati e sospesi. Il giorno dopo hanno iniziato a girare le prime accuse verso la prof, che ha ricevuto minacce di morte via mail e sul cellulare. Ed è spuntato un post social intitolato “l’urlo di una madre”, diventato rapidamente virale, in cui una donna sostiene che «una docente ha abusato sessualmente di alcuni bambini affidati alla scuola».
Mercoledì cinque mamme sono andate dai carabinieri, ma al momento non sono note denunce né segnalazioni ai servizi sociali. Gli aggressori hanno parlato di video compromettenti, ma non ce n’è traccia. Si sa che la docente avrebbe scambiato messaggi con alcuni alunni, ma nei testi non ci sarebbe nulla di grave. E si viene a sapere che ad agosto la donna ha subito l’hackeraggio dei profili social.
L’ufficio scolastico della Campania ha disposto un’ispezione nell’istituto, guidato dalla dirigente Donatella Ambrosio, premiato dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara per la cura dei ragazzi e per essere stato il primo in Italia ad attivare i fondi per i Pon estivi, con corsi di windsurf per i bambini: «L’Usr farà piena luce — scrive il ministro su X — È comunque grave che 30 parenti si siano arrogati il diritto di esercitare una sorta di “giustizia fai da te” contro un’insegnante».
Avvilita la dirigente: «Anziché rivolgersi alla scuola, questi genitori hanno pensato di affidarsi a una giustizia sommaria e hanno organizzato una spedizione punitiva d’inaudita violenza. Tutto è nato da un passaparola nel quartiere». Parla di «episodio di enorme gravità» il sindaco Luigi Vicinanza.