Rigopiano, il pg: “Nuovo processo per disastro colposo al sindaco Lacchetta e a dirigenti regionali”
di Romina MarcecaValutare il reato di disastro colposo per il sindaco di Farindola Ilario Lacchetta e per i dirigenti regionali in un nuovo processo d’appello. Annullare le assoluzioni dei dirigenti della Regione Abruzzo e un nuovo processo di appello con l’accusa di depistaggio e omicidio colposo plurimo per l’ex prefetto di Pescara, Francesco Provolo e per la sua vice, la dirigente Ida De Cesaris per la tragedia di Rigopiano.
Sono le richieste del procuratore generale della Cassazione, Giuseppe Riccardi. Lo stesso pg ha anche evidenziato come prima del disastro ci fossero stati dei segnali e che uno sgombero avrebbe potuto evitare l’epilogo che conosciamo. ''Il 17 gennaio 2017 il pericolo valanghe era forte, livello 4, e venne comunicato alla prefettura. Non c'era un vero allarme rosso, ma sussisteva un pericolo forte che rendeva necessario istituire il Ccs e la sala operativa, che avrebbe reso possibile approntare misure, come la chiusura di strade e l'invio dell'esercito come poi è stato fatto''.
…Valutare il reato di disastro colposo per il sindaco di Farindola Ilario Lacchetta e per i dirigenti regionali in un nuovo processo d’appello. Annullare le assoluzioni dei dirigenti della Regione Abruzzo e un nuovo processo di appello con l’accusa di depistaggio e omicidio colposo plurimo per l’ex prefetto di Pescara, Francesco Provolo e per la sua vice, la dirigente Ida De Cesaris per la tragedia di Rigopiano.
Sono le richieste del procuratore generale della Cassazione, Giuseppe Riccardi. Lo stesso pg ha anche evidenziato come prima del disastro ci fossero stati dei segnali e che uno sgombero avrebbe potuto evitare l’epilogo che conosciamo. ''Il 17 gennaio 2017 il pericolo valanghe era forte, livello 4, e venne comunicato alla prefettura. Non c'era un vero allarme rosso, ma sussisteva un pericolo forte che rendeva necessario istituire il Ccs e la sala operativa, che avrebbe reso possibile approntare misure, come la chiusura di strade e l'invio dell'esercito come poi è stato fatto''.
Il pg ha chiesto inoltre la conferma delle condanne dei dirigenti della provincia Paolo D'Incecco e Mauro Di Blasio (tre anni e quattro mesi), dell'ex gestore dell'hotel Bruno Di Tommaso (sei mesi per falso), dell'allora sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta e del tecnico del comune, Enrico Colangeli (due anni e otto mesi per entrambi). ''Le linee guida indicavano come il rischio valanghivo interessasse soltanto il 6% dei comuni dell'Abruzzo e tra questi c'era Farindola. L'ordinanza di sgombero dell'Hotel Rigopiano avrebbe evitato la tragedia'' ha concluso il pg di Cassazione nella requisitoria durata oltre due ore.
L’attesa per la decisione della Cassazione ha unito nella mattina di mercoledì le famiglie delle 29 vittime di Rigopiano che si sono ritrovate davanti al palazzo della Corte Suprema. La sentenza è fissata per domani, oggi c’è stata la requisitoria del procuratore generale dell’Appello. I giudici di Cassazione si sono ritrovati a dover decidere su quanto stabilito dalla Corte d’appello che ha assolto 22 dei 30 imputati e ha combinato pene lievi per omicidio colposo e omissione d’ufficio.
Il rischio prescrizione
“Lo Stato deve chiamare a rispondere se stesso”, ha detto Gianluca Tanda, presidente del comitato Vittime di Rigopiano, e che nell’hotel travolto da una valanga ha perso il fratello Marco e la fidanzata di quest’ultimo. “Noi speriamo che ci sia un rinvio alla Corte d’appello almeno per la posizione della prefettura”, ha aggiunto. Ma la prescrizione è dietro l’angolo, come ricorda l’avvocato Massimiliano Gabrielli: “Scatterà tra 8 mesi. Le aspettative ci sono perché il ricorso del procuratore generale è orientato a affrontare alcuni aspetti prettamente di diritto sul tema della prevedibilità e della configurabilità del disastro, escluso dal primo giudice”. Davanti alla Cassazione l’avvocato Gabrielli ha aggiunto: “A Rigopiano c’era stato già un precedente di isolamento per la neve ma non è stata adottata nessuna misura correttiva di quel rischio. L’isolamento è stato il presupposto della morte”.
In appello la responsabilità dei funzionari della Regione era stata esclusa. “Se dovesse esserci un rinvio del processo in appello potrebbe essere tirato fuori il reato di disastro che si prescrive in dieci anni. Allora potremmo sperare ancora di avere giustizia. La Cassazione potrebbe delineare il perimetro dell’eventuale nuovo processo”, ha spiegato l’avvocato Gabrielli, che difende le famiglie della cuoca Ilaria Di Biase, la più giovane vittima con i suoi 22 anni, e di Luciano Caporale e Silvana Angelucci, la coppia di parrucchieri di Lanciano.
La sentenza d’appello
I giudici aquilani, oltre a avere confermato le uniche condanne inflitte in primo grado al sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta (due anni e otto mesi di reclusione), ai dirigenti della Provincia Paolo D'Incecco e Mauro Di Blasio (entrambi tre anni e quattro mesi), al tecnico Giuseppe Gatto e all'ex gestore dell'hotel Bruno Di Tommaso (entrambi sei mesi), avevano condannato l'ex prefetto di Pescara, Francesco Provolo (un anno e otto mesi per falso e omissioni di atti d'ufficio), Leonardo Bianco, ex capo di gabinetto della prefettura (un anno e quattro mesi), e Enrico Colangeli, tecnico comunale di Farindola (due anni e otto mesi).
Il ricorso della procura generale
A fare ricorso in Cassazione contro le 22 assoluzioni era stata proprioi la procura generale dell'Aquila che in un passaggio aveva sottolineato: "Affermare che gli esponenti delle istituzioni regionali e comunali non siano responsabili per le conseguenze che derivino da calamità naturali laddove, pur in presenza di elementi di allarme, non abbiano fatto nulla per comprendere la portata del rischio e evitare l'evento pericoloso e dannoso, significa, sostanzialmente, consegnare all'impunità l'intera classe dirigente. Ciò ancor più in un'epoca storica, quale quella attuale, caratterizzata, come dimostrano i recenti fatti di cronaca, da importanti cambiamenti climatici". Nel ricorso la procura generale ha riportato in primo piano la questione della prevedibilità del rischio e della prevenzione della tragedia.
"Un disastro come quello che è conseguito al crollo dell'hotel Rigopiano – si legge nel ricorso – non avrebbe potuto verificarsi se non con il concorso di colpose omissioni da parte di più enti. Se anche uno solo di questi – il Comune di Farindola e la Regione Abruzzo nella fase della previsione e prevenzione dei rischi connessi al territorio montano di Farindola, la Provincia e la Prefettura nella fase di gestione dell'emergenza neve di quei giorni – avesse correttamente adempiuto ai doveri connessi al proprio ruolo istituzionale, il disastro, le morti e le lesioni non si sarebbero verificate". E ciò perché – si spiega nel ricorso – in sostanza, in quel punto, l'hotel non andava costruito o comunque non doveva essere aperto durante quella emergenza, e ci sarebbe dovuta essere una specifica ordinanza di sgombero. Oppure, come extrema ratio, l'hotel avrebbe dovuto essere servito da una strada percorribile, unica via di fuga della struttura.
La procura generale ha contestato anche l'assoluzione di Provolo e di altri funzionari della prefettura relativa alla questione del depistaggio e dell'occultamento della telefonata di soccorso effettuata da Gabriele D'Angelo (una delle 29 vittime) la mattina del disastro, "il giudice d'appello – si legge nel ricorso della Procura – ha escluso qualsivoglia responsabilità in relazione all'ipotesi di reato contestato". I giudici di legittimità dunque dovranno decidere sul ricorso contro le assoluzioni e sui ricorsi proposti dagli imputati che sono stati condannati nei precedenti gradi di giudizio.