Dazn vuole portare in tribunale gli abbonati al pezzotto
di Aldo FontanarosaROMA — I legali di Dazn — la pay-tv del calcio e del basket — sono già al lavoro. Vogliono ottenere un risarcimento da tutti i pirati caduti nella rete della procura di Catania e, se ci riusciranno, anche dai singoli “sportivi” che hanno visto illegalmente le partite.
Per aggredire i beni dei pirati ora indagati, cioè degli organizzatori della rete clandestina, Dazn si costituirà parte civile al processo penale che nascerà dall’inchiesta catanese. Dazn lo farà, evidentemente, in qualità di persona offesa dal reato.
Ma è l’azione contro chi ha visto la Serie A o le coppe europee — vuoi con il pezzotto, vuoi con app illecite, vuoi sul web — a fare una certa sensazione. Dazn prende di mira il singolo abbonato illegale, il signor Rossi della visione senza diritto.
Fuori i nomi
Per raggiungere il suo obiettivo, Dazn busserà alla porta dei magistrati catanesi chiedendo i nomi di chiunque abbia guardato le gare aggirando il suo abbonamento.
Il pressing sui magistrati catanesi ha un duplice o…
ROMA — I legali di Dazn — la pay-tv del calcio e del basket — sono già al lavoro. Vogliono ottenere un risarcimento da tutti i pirati caduti nella rete della procura di Catania e, se ci riusciranno, anche dai singoli “sportivi” che hanno visto illegalmente le partite.
Per aggredire i beni dei pirati ora indagati, cioè degli organizzatori della rete clandestina, Dazn si costituirà parte civile al processo penale che nascerà dall’inchiesta catanese. Dazn lo farà, evidentemente, in qualità di persona offesa dal reato.
Ma è l’azione contro chi ha visto la Serie A o le coppe europee — vuoi con il pezzotto, vuoi con app illecite, vuoi sul web — a fare una certa sensazione. Dazn prende di mira il singolo abbonato illegale, il signor Rossi della visione senza diritto.
Fuori i nomi
Per raggiungere il suo obiettivo, Dazn busserà alla porta dei magistrati catanesi chiedendo i nomi di chiunque abbia guardato le gare aggirando il suo abbonamento.
Il pressing sui magistrati catanesi ha un duplice obiettivo. Se davvero Dazn riuscirà a ottenere i nomi di tutti gli “sportivi” fuorilegge, potrebbe agire contro di loro, partendo magari da un primo robusto campione. In subordine, la pay-tv può ottenere un altro risultato.
Indurrà la Guardia di finanza a comminare lei le multe agli abbonati illeciti, come la legge stabilisce. Azione a lungo minacciata, eppure mai realizzata da noi.
Senza rischiare
Anche in questo caso, le multe potrebbero partire intanto verso un campione di persone. Sarebbe un “colpo di cannone” iniziale, ma dall’impatto fragoroso. Per la prima volta, cadrebbe la presunzione di impunità per l’utente comune del pezzotto, che oggi resta convinto di potersi godere le partite illegalmente senza rischiare niente in prima persona
Favorevolissima alle multe è anche Sky (che intanto plaude all’inchiesta catanese) e soprattutto la Lega calcio, come si deduce dalle parole del suo amministratore delegato Luigi De Siervo: «Bisogna capire — dice il numero 1 della Lega di A — che rubare una partita è grave quanto un altro furto». Lo stesso ministro Andrea Abodi spiega che i 10 euro spesi nel pezzotto sono una forma di «complicità con l’economia criminale».
Lo scudo
Tifa per le sanzioni pure Massimiliano Capitanio, commissario dell’AgCom, il più tenace difensore dello scudo anti-pirati che il Garante delle Comunicazioni attiva a ogni turno di campionato o di coppa, sia per il calcio sia per il basket.
Capitanio dà, intanto, una prima stima di quanti siano gli utenti italiani sui 22 milioni che la procura di Catania individua in Europa: «I nostri — calcola Capitanio — sono 2,2 milioni, il 10 per cento». Se a ognuno di loro venisse comminata l’ammenda minima da 150 euro, lo Stato si ritroverebbe in tasca 330 milioni; mentre i soldi incassati volerebbero fino a 11 miliardi in caso di un ammenda massima a 5.000 euro