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Rigopiano, le mamme delle vittime arrivano davanti alla Cassazione: “Adesso la verità, basta bugie”

Le mamme delle vittime di Rigopiano mostrano le foto dei figli

 

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Attesa per oggi la decisione della corte Suprema. Disastro colposo e annullamento delle assoluzioni chiesti dal pg per i dirigenti regionali. “Quel giorno c’era il rischio valanga, l’hotel doveva essere vuoto”
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ROMA — Angela sposta la tenda di velluto beige, entra nell’aula magna della Cassazione ma esce subito dopo: «Non riesco a sentire per l’ennesima volta quella catena di errori, lo scaricabarile e le bugie, la tragedia che si poteva evitare. È estenuante». Angela Spezialetti è una delle mamme di Rigopiano. Nella valanga che il 18 gennaio 2017 travolse l’hotel dei weekend di relax circondati dalla neve, ha perso la figlia Cecilia Martella, l’estetista della Spa.

Al di là della tenda c’è il sostituto procuratore generale Giuseppe Riccardi che elenca ai giudici della Suprema corte tutto ciò che non è stato fatto nel giorno in cui in 29 sono stati travolti e uccisi dalla valanga. Chiede un nuovo processo d’appello con l’accusa di disastro colposo per il sindaco di Farindola Ilario Lacchetta e per i dirigenti regionali. È con queste ipotesi di reato, se la Cassazione dovesse accoglierle, che la prescrizione tanto temuta non entrerebbe in gioco: il disastro colposo prevede una pena massima …

ROMA — Angela sposta la tenda di velluto beige, entra nell’aula magna della Cassazione ma esce subito dopo: «Non riesco a sentire per l’ennesima volta quella catena di errori, lo scaricabarile e le bugie, la tragedia che si poteva evitare. È estenuante». Angela Spezialetti è una delle mamme di Rigopiano. Nella valanga che il 18 gennaio 2017 travolse l’hotel dei weekend di relax circondati dalla neve, ha perso la figlia Cecilia Martella, l’estetista della Spa.

Al di là della tenda c’è il sostituto procuratore generale Giuseppe Riccardi che elenca ai giudici della Suprema corte tutto ciò che non è stato fatto nel giorno in cui in 29 sono stati travolti e uccisi dalla valanga. Chiede un nuovo processo d’appello con l’accusa di disastro colposo per il sindaco di Farindola Ilario Lacchetta e per i dirigenti regionali. È con queste ipotesi di reato, se la Cassazione dovesse accoglierle, che la prescrizione tanto temuta non entrerebbe in gioco: il disastro colposo prevede una pena massima di 12 anni. Tra le richieste più pesanti c’è, poi, un appello bis con l’accusa di depistaggio e omicidio colposo plurimo per l’ex prefetto di Pescara, Francesco Provolo, e per la sua vice, la dirigente Ida De Cesaris.

Angela e altre madri sono fuori dall’aula, circondate dalle colonne di marmo nel corridoio. «Da sette anni chiediamo un po’ di giustizia. Ma capiscono o no cosa significa perdere una figlia di 22 anni? Trascorro più tempo al cimitero che a casa. L’ergastolo lo hanno dato a noi», racconta Mariangela Di Giorgio. Sua figlia era Ilaria De Biase, la cuoca dell’hotel.

Dalle scale che si lasciano alle spalle scendono uno dopo l’altro gli avvocati dell’ex prefetto e del sindaco Lacchetta. Mentre Egidio Bonifazi, il papà del receptionist Emanuele, alza così tanto la voce che un carabiniere è costretto a chiedergli il silenzio. «Sono trascorse sei ore tra il terremoto e la valanga assassina. Da Cesena un elicottero avrebbe impiegato 12 minuti e noi oggi non saremmo qui», non riesce a zittirsi. Sua moglie Paola Ferretti piange: «Il primo a condannarci è stato il giudice che in appello a fronte di 150 anni chiesti ha dato pene ridicole, assolvendo 22 dei 30 imputati. Ho aspettato 9 giorni per vedere mio figlio morto. Nel suo letto ci sono ancora le lenzuola di quel maledetto giorno».

I ricordi, le lacrime e la rabbia dei parenti di 15 delle 29 vittime arrivati da Macerata, Chieti, Teramo per «una giustizia che ormai non sappiamo più se arriverà» fanno a cazzotti con il tempo che continua a scorrere. Se oggi la Cassazione, nella sua decisione attesa in serata, rinvierà gli atti per un nuovo processo c’è da non dimenticare che tra 8 mesi andrà in prescrizione il reato di omicidio colposo. Il pg Riccardi, in chiusura, ricorda che Farindola «era uno dei territori a con un indice di rischio 4 per le valanghe».

Prima che gli avvocati delle parti civili prendano parola, le mamme escono dal Palazzaccio. Su piazza Cavour espongono delle pettorine con le foto dei figli. Le stesse che portano al collo. Accanto a loro manca la madre di Roberto Del Rosso, il proprietario del resort. Non si è mai mossa dalla sedia di pelle rossa dell’aula magna in cui si è seduta al mattino. «In quell’hotel — dice Angela stringendo la collanina — non doveva esserci nessuno. Il sindaco ma anche Del Rosso dovevano mandarli via».

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