VENEZIA – Un marito violento che ha picchiato per trent’anni la moglie anche davanti ai figli minorenni, l’ha minacciata di morte e umiliata urinandole addosso. Per questa vita da incubo e dopo la denuncia della donna, il tribunale di Venezia ha deciso una condanna a sei anni e otto mesi di reclusione per un pescatore 58enne, nato e residente a Chioggia. Dal maggio dello scorso anno era già stato sottoposto alla misura cautelare del divieto di avvicinamento alla coniuge per evitare che le potesse fare del male, come da lui minacciato ripetutamente nel corso degli anni. La storia è stata raccontata da Il Gazzettino.
La testimonianza dei figli
Al processo, oltre alla moglie, di sei anni più giovane, nel frattempo separatasi dal coniuge, hanno testimoniato contro l’imputato anche i due figli maschi, i quali non hanno avuto alcun timore nel raccontare le offese, le umiliazioni, le violenze fisiche e morali alle quali la madre è stata sottoposta dal 1990 in poi. La difesa, rappresentata dall’avvocato Claudia De Martin, non è riuscita a portare in aula nessuno dei testimoni che, secondo il racconto del pescatore, avrebbero potuto scagionarlo, dimostrando l’insussistenza delle gravi accuse formulate dal sostituto procuratore Giorgio Gava.
A sporgere denuncia è stata la moglie del 58enne la quale, lo scorso anno, ha trovato il coraggio dopo che il marito le aveva ingiunto di andarsene di casa. Agli inquirenti ha raccontato di aver subito il primo atto di violenza una settimana dopo il matrimonio, quando fu spinta dal marito e fatta cadere dalle scale. Nel capo d’imputazione all’uomo vengono contestati atti di maltrattamento pressoché settimanali: condotte reiterate anche a seguito del sistematico abuso di bevande alcoliche.
Le minacce
La donna è stata continuamente insultata e offesa negli anni e anche minacciata: «Te masso, te copo... ti faccio fare una brutta fine... ti sciolgo a sangue a forza di disfarti... ti butto all’ospedale». Secondo gli accertamenti effettuati dagli inquirenti, l’uomo era solito sputarle in faccia e la picchiava con sberle, pugni, spintoni e testate, nonché afferrandola e stringendola per il collo. La procura cita anche episodi nei quali le avrebbe perfino urinato addosso, dopo averla costretta a spogliarsi nella vasca da bagno.
Per evitare che la coniuge si recasse al pronto soccorso per farsi medicare per le botte ricevute, il pescatore la minacciava di uccidere lei, i genitori e i figli, sostenendo di essere in grado di farlo anche se lei si fosse allontanata dalla casa familiare.
Al processo la difesa ha cercato di ridimensionare gli episodi finiti sotto accusa, mentre la pubblica accusa, nel corso della requisitoria conclusiva, si è battuta per ottenere una pesante condanna, evidenziando la gravità dei maltrattamenti inflitti. Il nome dell’uomo non viene citato per evitare che la vittima possa essere identificata. Le motivazioni della sentenza saranno depositate tra novanta giorni: quindi la difesa potrà presentare appello, confidando in una riduzione della pena che, altrimenti, il pescatore di Chioggia dovrà scontare in carcere.