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Cosenza al voto per la maxi-città. La vuole un fronte che va da FdI al Pd, ma i seggi restano vuoti

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A mezzogiorno ha votato solo il 7 per cento degli aventi diritto. Le percentuali più basse nel capoluogo. Urne aperte fino alle 21
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Novantaquattromila persone al voto, seggi aperti fino alle 21. A Cosenza, Castolibero e Rende si va al voto per decidere se i tre centri devono diventare cosa unica oppure no. O meglio, se l’idea ai residenti garba. Il referendum è consultivo e per passare dalle urne alla realtà il cammino sarebbe comunque lungo.

I quesiti

I quesiti sono due, il primo sull’eventuale unificazione dei tre Comuni - sì collocati a una decina di chilometri di distanza l’uno dall’altro, ma da sempre orgogliosamente autonomi - il secondo sul futuro nome: Cosenza, Cosenza Rende Castrolibero e Nuova Cosenza. Ma la vera domanda a cui il referendum dovrà rispondere è se la questione interessa davvero le popolazioni delle tre città. La questione non sembra aver scaldato troppo gli animi e alla vigilia in molti fra i cittadini avevano le idee più che confuse sulla questione.

Gli schieramenti

A sostenere il sì c’è uno schieramento impensabile di partiti, da Fratelli d’Italia a Sinistra Italiana, convinti che la ma…

Novantaquattromila persone al voto, seggi aperti fino alle 21. A Cosenza, Castolibero e Rende si va al voto per decidere se i tre centri devono diventare cosa unica oppure no. O meglio, se l’idea ai residenti garba. Il referendum è consultivo e per passare dalle urne alla realtà il cammino sarebbe comunque lungo.

I quesiti

I quesiti sono due, il primo sull’eventuale unificazione dei tre Comuni - sì collocati a una decina di chilometri di distanza l’uno dall’altro, ma da sempre orgogliosamente autonomi - il secondo sul futuro nome: Cosenza, Cosenza Rende Castrolibero e Nuova Cosenza. Ma la vera domanda a cui il referendum dovrà rispondere è se la questione interessa davvero le popolazioni delle tre città. La questione non sembra aver scaldato troppo gli animi e alla vigilia in molti fra i cittadini avevano le idee più che confuse sulla questione.

Gli schieramenti

A sostenere il sì c’è uno schieramento impensabile di partiti, da Fratelli d’Italia a Sinistra Italiana, convinti che la maxi-città potrebbe essere una soluzione per risolvere problemi, attrarre maggiori investimenti, migliorare e meglio strutturare i servizi. C’è chi ne fa una questione di pennacchio: “Così Cosenza tornerà a essere la città più importante della Calabria”. Chi giura che arriveranno maggiori risorse: dieci milioni l’anno.

I sussurri dicono che il nome per la poltrona di “maxi-sindaco” c’è già e sarebbe quello di Mario Occhiuto, oggi in Senato, ma impegnatissimo sul territorio per la campagna referendaria. Per lui in un certo senso sarebbe un ritorno: in passato è stato il non troppo amato sindaco di Cosenza, candidato dai suoi alla guida della Regione, poi posato per gli sgambetti della Lega, che sul suo nome ha posto il veto.

Per il no si schierano comitati con radici e storia differente, dalla sinistra a rivoli del centrosinistra e del centrodestra, con zoccolo duro nei due piccoli centri che a Cosenza si vorrebbero accorpare. Fra le ragioni, l’ovvio timore che il peso politico dei due centri finisca per essere irrilevante rispetto alla corazzata cosentina, la paura che un accorpamento renderebbe più semplice il cambio di destinazione d’uso di molti terreni, rendendoli edificabili, con annessa nuova colata di cemento, e in generale un’idea diversa di amministrazione dell’abitato.

Il profondo rosso del bilancio

A tenere banco (e dividere) è soprattutto il nodo del profondo rosso di bilancio del Comune di Cosenza. Per i promotori del sì, non c’è rischio che a pagarlo siano i cittadini degli altri due Comuni, dal fronte del No, lanciano l’allarme: “Se venisse istituita la città unica avremmo 3mila euro di debiti per ogni cittadino dell’area urbana”. Un dibattito che a mezzogiorno ha appassionato poco più del 7 per cento degli aventi diritto al voto, con Cosenza città fanalino di coda.

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