Trento, l’Italia chiede l’arresto del magnate Benko. Ai domiciliari la sindaca di Riva del Garda
di Giampaolo VisettiTRENTO – “Associazione a delinquere con utilizzo del metodo mafioso”. Anche il Trentino Alto Adige, profondo Nord nazionale, ponte italiano verso il mondo tedesco e culla dell’autonomia speciale degasperiana, è travolto dal terremoto giudiziario che in queste ore scuote imprenditoria e politica. Sotto i riflettori della procura distrettuale antimafia di Trento, guidata dal procuratore Sandro Raimondi, gli scambi occulti tra affari illeciti e interessi elettorali che per anni hanno sconvolto economia e pubblica amministrazione in particolare a Bolzano e a Riva del Garda.
L’impero Benko
Al vertice dell’intreccio corruttivo, possibile grazie “alla significativa permeabilità dell’amministrazione in un contesto di aperta illegalità”, figura l’ex magnate austriaco Renè Benko, 47 anni di Innsbruck, ex titolare di Signa Group, travolto un anno fa da uno dei più pesanti crac immobiliari d’Europa, superiore ai 50 miliardi di euro. Proprio il re tirolese delle soffitte trasformate in attici, col…
TRENTO – “Associazione a delinquere con utilizzo del metodo mafioso”. Anche il Trentino Alto Adige, profondo Nord nazionale, ponte italiano verso il mondo tedesco e culla dell’autonomia speciale degasperiana, è travolto dal terremoto giudiziario che in queste ore scuote imprenditoria e politica. Sotto i riflettori della procura distrettuale antimafia di Trento, guidata dal procuratore Sandro Raimondi, gli scambi occulti tra affari illeciti e interessi elettorali che per anni hanno sconvolto economia e pubblica amministrazione in particolare a Bolzano e a Riva del Garda.
L’impero Benko
Al vertice dell’intreccio corruttivo, possibile grazie “alla significativa permeabilità dell’amministrazione in un contesto di aperta illegalità”, figura l’ex magnate austriaco Renè Benko, 47 anni di Innsbruck, ex titolare di Signa Group, travolto un anno fa da uno dei più pesanti crac immobiliari d’Europa, superiore ai 50 miliardi di euro. Proprio il re tirolese delle soffitte trasformate in attici, collegato agli scandali che hanno contribuito alla caduta del governo di Vienna guidato da Sebastian Kurtz, una decina di anni fa avrebbe scelto le province di Bolzano e di Trento per estendere all’Italia i suoi affari.
Benko, raggiunto da un mandato di cattura internazionale e già sentito dalla polizia austriaca, per ora non finirà in carcere. Agli arresti domiciliari sono finiti invece i suoi due uomini di fiducia in regione: il plenipotenziario commercialista altoatesino Heinz Peter Hager, di Bolzano, e il referente per il trentino Paolo Signoretti, imprenditore di Rovereto.
Gli altri arresti eccellenti e 77 indagati
Altri cinque gli arresti eccellenti: Cristina Santi, sindaca leghista di Riva del Garda, fedelissima del governatore Maurizio Fugatti e legata a Matteo Salvini; l’ex sindaco di Dro ed ex senatore autonomista Vittorio Fravezzi, indicato come il factotum della coppia Hager-Signoretti nell’Alto Garda; gli architetti Fabio Rossa e Andrea Saccani, il giornalista bolzanino Lorenzo Barzon e la direttrice dell’ufficio gestione del territorio del capoluogo sudtirolese, Daniela Eisenstecken.
Gli indagati sono 77, tra cui 11 amministratori pubblici e 20 tra dirigenti e funzionari di enti locali e società partecipate. Oltre 100 le perquisizioni, condotte da carabinieri e guardia di finanza nelle province di Bolzano, Trento, Brescia, Milano, Pavia, Roma, Verona e all’estero. In Alto Adige l’inchiesta, partita nel 2019, fa tremare in particolare il Comune di Bolzano, guidato dal sindaco di centrosinistra Renzi Caramaschi (estraneo ai fatti), e i vertici Svp, il partito di raccolta di lingua tedesca.
Tra gli indagati anche Luis Walcher, ex vicesindaco e attuale assessore al turismo nella giunta provinciale di Arno Kompatscher, per la prima volta aperta alla destra post fascista. Con lui il segretario Werner Frick, pure ex assessore Svp, e il sindaco di Laives, Giovanni Seppi. In Trentino, oltre alla sindaca Santi finita ai domiciliari, tra gli indagati ci sono il sindaco di Arco Alessandro Betta e l’ex consigliere provinciale Luca Zeni, entrambi Pd: i due avrebbero intascato dagli emissari di Benko 47 mila euro per le proprie compagne elettorali. Stesso sistema adottato da Mauro Malfer, assessore all’urbanistica di Riva, che per centrare l’elezione avrebbe accettato 24 mila.
La banda Benko
Chiari gli obbiettivi della “banda Benko” tra il 2018 e il 2022, accusata tra l’altro di associazione per delinquere, corruzione, truffa, finanziamento illecito ai partiti, turbativa d’asta, traffico di influenze illecite, rivelazione di segreti d’ufficio e violazione delle norme tributarie: mettere le mani sulle grandi speculazioni e sugli appalti fra Alto Adige e Trentino. Tra gli affari più controversi, il mega centro commerciale Waltherpark, nel cuore di Bolzano, il Gries Village, l’ampliamento dell’aeroporto e il nuovo museo dedicato a Oetzi, sempre nel capoluogo. In Trentino la “diffusività delle condotte penalmente illecite” rivelate nelle 98 pagine dell’ordinanza della procura, si sarebbe invece concentrata nel business turistico dell’Alto Garda.
Le speculazioni immobiliari
Sotto inchiesta speculazioni immobiliari, concessioni e licenze agevolate nell’area ex Cattoi di Riva, per l’ampliamento dell’hotel Palace, per la ricostruzione dell’ex hotel Arco e per il recupero di Torre Guaita a Pietramurata. La sindaca Santi, in cambio di trattamenti di favore, avrebbe preteso da Signoretti anche 10 mila euro per la locale squadra di basket, di cui era stata presidente.
L’ordinanza spiega come “al vertice dell’associazione per delinquere” ci fosse Benko, rappresentato in regione da Hager e Signoretti, capaci di creare un network illegale di imprenditori, politici, funzionari pubblici e dirigenti di banca, fondato su minacce e intimidazioni, “tendenzialmente permanente, destinato a durare anche oltre la realizzazione dei delitti programmati”. Per la procura il gruppo contava sulla propria impunità. “Gli austriaci non hanno la nostra prudenza – si gloriava Hager intercettato al telefono – noi invece siamo iper-prudenti”. In base agli atti non è bastato.