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Cecchettin, oggi il verdetto: Turetta rischia l’ergastolo. Il difensore ai familiari: “Vi capisco”

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I giudici in camera di consiglio, attesa nel pomeriggio la sentenza per il delitto della studentessa di Vigonovo. Dopo le polemiche, l’avvocato ha stretto la mano ai parenti di Giulia: “È il mio lavoro, non è facile”
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VENEZIA - È il giorno della sentenza. Oggi Filippo Turetta, a processo per il femminicidio dell’ex fidanzata Giulia Cecchettin, sarà davanti alla Corte d’assise del tribunale di Venezia per ascoltare il verdetto. I giudici si sono ritirati in camera di consiglio per decidere sul destino del 22enne, accusato di omicidio aggravato, sequestro di persona e occultamento di cadavere. “La sentenza non ci sarà prima delle ore 15”, ha annunciato il giudice togato Stefano Manduzio, che presiede la corte.

Dopo le polemiche dei giorni scorsi, oggi in aula c’è stata una lunga stretta di mano tra l'avvocato di Turetta, Giovanni Caruso, e Gino Cecchettin, il papà di Giulia. Poi il legale ha stretto la mano anche alla nonna di Giulia, Carla Gatto, e le ha detto: “Vi capisco umanamente ma è il mio lavoro. E non è facile”.

È la quinta e ultima udienza di un processo lampo. La procura ha chiesto per l’imputato l’ergastolo, la difesa ha cercato di smontare le aggravanti e valorizzare le attenuanti, fra …

VENEZIA - È il giorno della sentenza. Oggi Filippo Turetta, a processo per il femminicidio dell’ex fidanzata Giulia Cecchettin, sarà davanti alla Corte d’assise del tribunale di Venezia per ascoltare il verdetto. I giudici si sono ritirati in camera di consiglio per decidere sul destino del 22enne, accusato di omicidio aggravato, sequestro di persona e occultamento di cadavere. “La sentenza non ci sarà prima delle ore 15”, ha annunciato il giudice togato Stefano Manduzio, che presiede la corte.

Dopo le polemiche dei giorni scorsi, oggi in aula c’è stata una lunga stretta di mano tra l'avvocato di Turetta, Giovanni Caruso, e Gino Cecchettin, il papà di Giulia. Poi il legale ha stretto la mano anche alla nonna di Giulia, Carla Gatto, e le ha detto: “Vi capisco umanamente ma è il mio lavoro. E non è facile”.

È la quinta e ultima udienza di un processo lampo. La procura ha chiesto per l’imputato l’ergastolo, la difesa ha cercato di smontare le aggravanti e valorizzare le attenuanti, fra cui la giovane età e il comportamento processuale. La parola ai giudici togati e popolari.

Un anno e ventuno giorni dopo il delitto che ha colpito tutto il Paese e ha riacceso le luci sul tema della violenza di genere e del patriarcato, arriva una prima parola “fine”, almeno in primo grado. Stamattina la Corte avrà davanti a sé Turetta, scortato dal carcere di Verona, dov’è detenuto dal dicembre 2023. Accanto al lui ci saranno i suoi avvocati, Giovanni Caruso e Monica Cornaviera. Non sono programmate sue dichiarazioni spontanee prima della sentenza. Si troverà di nuovo a pochi metri di distanza da Gino Cecchettin, il papà di Giulia, seduto nella fila opposta accanto ai legali di parte civile, alla nonna della ragazza, Carla Gatto, e allo zio Alessio Cecchettin. Parti civili anche Davide e Elena, fratello e sorella di Giulia (non sono mai stati in aula).

La richiesta dell’ergastolo

E ci sarà il pm Andrea Petroni, 38 anni, il magistrato che ha portato avanti l’accusa. “Ergastolo”, è la richiesta che ha pronunciato una settimana fa al termine della requisitoria che ha messo in fila le contestazioni e soprattutto le aggravanti che possono portare alla pena massima. Per il pm, Turetta ha ucciso con premeditazione – avendo programmato il delitto almeno quattro giorni prima – con crudeltà e dopo aver perseguitato l’ex fidanzata per mesi, tempestandola di messaggi, ossessionato prima dallo stare sempre con lei e dopo – quando lei l’ha lasciato – dall’idea di tornare insieme.

La difesa

Accuse che i difensori Caruso e Cornaviera hanno cercato di smontare. Non fu un delitto premeditato, hanno detto, al massimo un piano per sequestrare la studentessa. Non ci fu crudeltà (nell’accezione giuridica di questa espressione). Non ci fu stalking: “Giulia non aveva paura di lui”. Parole che hanno provocato la reazione di Gino: per il papà della ragazza è stata offesa la memoria della vittima.

Il delitto

È il pomeriggio dell’11 novembre 2023 quando Giulia Cecchettin esce per l’ultima volta dalla casa dove vive con la famiglia a Vigonovo, nel Veneziano. Sale in macchina con Filippo Turetta, insieme vanno al centro commerciale: lei deve comprare un vestito per la laurea in Ingegneria biomedica in programma cinque giorni dopo. I due ragazzi fanno un giro per negozi, cenano al fast food, poi tornano verso Vigonovo. A cento metri da casa, inizia il calvario di Giulia. Viene prima aggredita nel parcheggio di un asilo; poi sequestrata in macchina; infine uccisa nella zona industriale di Fossò. Turetta abbandona il suo corpo in un anfratto lontano da casa, nella zona del lago di Barcis, in Friuli. Inizia una fuga che termina in Germania, dove viene arrestato dalla polizia tedesca e riconsegnato all’Italia.

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