✕

“Decida la corte europea”. Sui centri in Albania l’ipotesi di un altro rinvio

Ascolta l'audio

Domani udienza in Cassazione. La procura generale: attendere il verdetto Ue. La sentenza arriverà in primavera, l’operazione rischia un lungo stop. La premier: “Il piano funzionerà. Ci sono altre soluzioni, io ci sto lavorando”
2 minuti di lettura

Il governo aveva cerchiato sul calendario la data del 4 dicembre, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi dichiarava dodici giorni fa di «aspettare con interesse il pronunciamento della Cassazione davanti alla quale il Viminale ha impugnato i provvedimenti della magistratura» e ancora ieri la presidente del Consiglio Giorgia Meloni sottolineava in tv «l’attesa della Corte suprema». E invece al momento l’ipotesi più probabile è che dagli ermellini — in udienza domani si riserveranno di decidere nei prossimi giorni — arrivi un altro, ennesimo, rinvio alla Corte di giustizia europea sul nodo giuridico che ha terremotato il progetto della colonia detentiva per migranti in Albania voluto dal governo: la definizione di Paesi sicuri per il trattenimento dei naufraghi nella procedura accelerata di frontiera applicata a Shengjin e Gjader.

Anche la procura generale della Cassazione, in una memoria firmata il 29 novembre dalle sostitute Luisa De Renzis e Anna Maria Soldi, chiede di sospende…

Il governo aveva cerchiato sul calendario la data del 4 dicembre, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi dichiarava dodici giorni fa di «aspettare con interesse il pronunciamento della Cassazione davanti alla quale il Viminale ha impugnato i provvedimenti della magistratura» e ancora ieri la presidente del Consiglio Giorgia Meloni sottolineava in tv «l’attesa della Corte suprema». E invece al momento l’ipotesi più probabile è che dagli ermellini — in udienza domani si riserveranno di decidere nei prossimi giorni — arrivi un altro, ennesimo, rinvio alla Corte di giustizia europea sul nodo giuridico che ha terremotato il progetto della colonia detentiva per migranti in Albania voluto dal governo: la definizione di Paesi sicuri per il trattenimento dei naufraghi nella procedura accelerata di frontiera applicata a Shengjin e Gjader.

Anche la procura generale della Cassazione, in una memoria firmata il 29 novembre dalle sostitute Luisa De Renzis e Anna Maria Soldi, chiede di sospendere il giudizio e rinviarlo fino alla pronuncia della Corte Ue, che il 4 ottobre scorso ha già stabilito che un Paese può dirsi sicuro solo se lo è in ogni sua parte.

Era stato il ministero dell’Interno a tirare in ballo la Cassazione contro la decisione del tribunale di Roma di non trattenere il primo gruppo di 12 migranti in Albania. Sostiene il Viminale che la sentenza europea non si applichi alle discriminazioni per gruppi sociali (donne, omosessuali, oppositori politici, minoranze) ma solo a quelle territoriali. I magistrati capitolini danno invece un’interpretazione opposta, equiparando l’insicurezza geografica a quella per categorie di persone. Nell’osservare «che una simile equiparazione non sembra essere affatto scontata dal momento che le eccezioni personali non sono state ancora esaminate», la procura generale «ritiene opportuno inoltrare alla Cassazione la richiesta di sospensione del giudizio in attesa della decisione della Corte di giustizia europea per evidenti ragioni di cautela» e per «evitare una sovrapposizione di decisioni potenzialmente contrastanti tra loro».

Se la Cassazione deciderà di seguire questa linea, la palla passerà definitivamente ai giudici in Lussemburgo dove l’udienza per i rinvii pregiudiziali è già fissata al 25 febbraio e la decisione è attesa per aprile. «Vedremo quanto sostegno alla posizione italiana ci sarà di fronte alla Corte di giustizia europea quando arriverà questo giudizio», dice a “Quarta Repubblica” Meloni.

È lì che si gioca la vera partita. E la ripartenza, così com’è, del piano Albania su cui il governo ha impegnato quasi un miliardo nonostante i centri siano deserti, svuotati di migranti, agenti e operatori e se ne potrebbe riparlare solo in primavera.

«L’Albania funzionerà, io non prendo impegni che non ritengo di poter mantenere», tira dritto la premier. Esiste però un piano B, se in Europa dovesse andare male. Non se ne parla in maniera esplicita perché di mezzo ci sono passaggi giuridici e politici da rispettare. Ma lo si capisce dalle parole della presidente del Consiglio: «Ci sono altre soluzioni, ci sto lavorando», dice in serata. Tra le ipotesi, quella avanzata dal ministro della Giustizia Carlo Nordio di anticipare di sei mesi l’entrata in vigore del trattato europeo sull’immigrazione — che prevede tra l’altro procedure accelerate per i rimpatri e la riscrittura della lista dei Paesi sicuri — prevista per gennaio 2026. Sul tavolo anche l’idea di affidare la gestione dei centri di Shengjin e Gjader a una regia comune europea. Di hub di rimpatrio fuori dalla Ue Meloni ha già parlato con i leader europei e con la presidente della Commissione Ue Ursula Von der Leyen a ottobre, prima del Consiglio europeo.

Leggi i commenti