Tragedia del Natisone, la madre di una vittima: “Patrizia poteva salvarsi, lotto per la verità”
di Luana de Francisco«Il tempo per salvarli c’era. Basta guardare i filmati per intuirlo. Si poteva e doveva fare di più. Tre bravi ragazzi come loro non possono morire così, andando a scattare foto sul fiume». Piange come e più di allora, Maria Mihaela Tritean, perché perdere una figlia è un dolore che nulla potrà colmare e perché la sua Patrizia era quanto di più bello la vita le avesse dato. Ha seppellito sua figlia in Romania, ma è a Campoformido che abita con il marito Joan. Da mesi seguono l’inchiesta con apprensione, assistiti dall’avvocato Maurizio Stefanizzi.
La procura ipotizza responsabilità penali per un operatore della Sores e tre pompieri. Se lo aspettava?
«Credo sia giusto così. È con loro che mia figlia ha parlato e sono loro che, in base a quanto riferito sul pericolo che stavano correndo, hanno deciso il da farsi. Ha chiamato quattro volte il 112 per chiedere aiuto».
Siete stati ricevuti in procura per fare il punto sulle indagini. Cosa è emerso?
«Ci ha fatto bene e ci ha confortati …
«Il tempo per salvarli c’era. Basta guardare i filmati per intuirlo. Si poteva e doveva fare di più. Tre bravi ragazzi come loro non possono morire così, andando a scattare foto sul fiume». Piange come e più di allora, Maria Mihaela Tritean, perché perdere una figlia è un dolore che nulla potrà colmare e perché la sua Patrizia era quanto di più bello la vita le avesse dato. Ha seppellito sua figlia in Romania, ma è a Campoformido che abita con il marito Joan. Da mesi seguono l’inchiesta con apprensione, assistiti dall’avvocato Maurizio Stefanizzi.
La procura ipotizza responsabilità penali per un operatore della Sores e tre pompieri. Se lo aspettava?
«Credo sia giusto così. È con loro che mia figlia ha parlato e sono loro che, in base a quanto riferito sul pericolo che stavano correndo, hanno deciso il da farsi. Ha chiamato quattro volte il 112 per chiedere aiuto».
Siete stati ricevuti in procura per fare il punto sulle indagini. Cosa è emerso?
«Ci ha fatto bene e ci ha confortati rispetto al fatto che dovremo pazientare. Bisognerà attendere la chiusura indagini, per esempio, per leggere le trascrizioni delle conversazioni. Ma è evidente come i soccorritori abbiano avuto tutto il tempo per capire cosa stava succedendo».
Cosa vi aspettate da questa inchiesta?
«Detto che tutto, di questa vicenda, mi fa stare male, ora attendo la versione degli indagati. So che non parleranno subito ed è giusto che abbiano il tempo di leggere gli atti. Mi interessa che emerga la verità. Non ho più una figlia e ora lotto per lei. Se solo ripenso ai video e immagino quel che hanno passato in quei minuti…».
Già, i filmati e quell’abbraccio. Ma anche le telefonate. Questa tragedia si poteva evitare?
«Sì. Il tempo per salvarli c’era, e lo pensano anche gli inquirenti. Una volta chiuse le indagini, valuteremo con il nostro legale cosa fare. Vorrei che chi ha sbagliato lo ammettesse e spiegasse perché i soccorsi sono arrivati così tardi e impreparati».
Se la verità sarà accertata, troverà pace?
«Mai. Niente potrà restituirmela. Se faccio tutto questo è perché voglio dimostrare alla mia Patrizia che ho lottato per la verità. Lei, invece, l’ho persa per sempre. Mi manca tantissimo: condividevamo tutto, mi diceva in continuazione che mi voleva bene, era la mia gioia».
Studiava all’Accademia di belle arti. Cosa sognava? «Voleva diventare interior designer. Ma desiderava anche insegnare ai ragazzi e viaggiare. Era piena di sogni. “Mamma — mi diceva — ti porterò con me. Voi avete fatto tanti sacrifici per farmi studiare. Ora sarò io a farti scoprire il mondo”. È assurdo che sia finita così».