Rigopiano, la mamma di una vittima: “Le scrivevo su Whatsapp ma non sapevo che era già morta”
di Romina MarcecaL’ultimo messaggio alla figlia l’ha inviato su Whatsapp alle 18,50 del 18 gennaio 2017 quando già la valanga aveva travolto e distrutto l’hotel Rigopiano. “Vale l’asilo non c’è domani e nemmeno venerdì. Voi a che punto siete?”. Ma Valentina Cicioni, 32 anni, mamma di una bambina di 5 anni, sposata con Giampaolo Matrone, a quel messaggio non ha mai risposto. Era già morta, e suo marito, da un’altra parte dell’hotel, è rimasto sotto le macerie. E’ stato estratto vivo dall’inferno di ghiaccio e terra dopo 62 ore. Altre 28 sono state le vittime schiacciate dalla valanga dentro il resort alle pendici del Gran Sasso.“La sentenza della Cassazione, dopo quasi 8 anni di lacrime e delusioni, mi dona oggi un timido sorriso – dice Diana Aniballi, mamma di Valentina, stretta nel suo piumino nero, davanti all’aula magna della Cassazione - Il Natale non è più lo stesso dopo che Valentina è andata via ma almeno questo nuovo processo ci dà la speranza che forse anche noi avremo un po’ di giustizia”.
…L’ultimo messaggio alla figlia l’ha inviato su Whatsapp alle 18,50 del 18 gennaio 2017 quando già la valanga aveva travolto e distrutto l’hotel Rigopiano. “Vale l’asilo non c’è domani e nemmeno venerdì. Voi a che punto siete?”. Ma Valentina Cicioni, 32 anni, mamma di una bambina di 5 anni, sposata con Giampaolo Matrone, a quel messaggio non ha mai risposto. Era già morta, e suo marito, da un’altra parte dell’hotel, è rimasto sotto le macerie. E’ stato estratto vivo dall’inferno di ghiaccio e terra dopo 62 ore. Altre 28 sono state le vittime schiacciate dalla valanga dentro il resort alle pendici del Gran Sasso.“La sentenza della Cassazione, dopo quasi 8 anni di lacrime e delusioni, mi dona oggi un timido sorriso – dice Diana Aniballi, mamma di Valentina, stretta nel suo piumino nero, davanti all’aula magna della Cassazione - Il Natale non è più lo stesso dopo che Valentina è andata via ma almeno questo nuovo processo ci dà la speranza che forse anche noi avremo un po’ di giustizia”.
Cosa ricorda di quei giorni?
“Valentina era una ferrista dell'ospedale Gemelli, noi abitiamo a Mentana (Roma, ndr). Era andata all’hotel Rigopiano per un giorno da trascorrere in Spa con suo marito. Noi avevamo la loro bambina, mia nipote”.
Ha compreso che sua figlia era in pericolo?
“Innanzitutto mia figlia il 18 gennaio non doveva trovarsi ancora a Rigopiano. Loro avevano trascorso lì la giornata del 17. Ma alle 14,30 di quel giorno Cecilia mi ha raccontato al telefono, dopo la scossa, che gli avevano detto di lasciare la Spa e fare le valigie. Poi, però, mi ha richiamato per informarmi che avevano poche informazioni e che se non pulivano la strada con lo spazzaneve non potevano ripartire e avrebbero dormito nei salottini”.
Poi quel messaggio al quale non ha ricevuto risposta.
“Non mi sono impensierita perché Valentina ci diceva che la linea andava e veniva. Quindi ho aspettato che ci desse lei altre informazioni”.
Voi avete scoperto della valanga solo a tarda sera.
“Sì, alle 21,30 mio marito legge sul televisore nella striscia delle notizie: ‘Crollato l'hotel Rigopiano’. È partito subito, io ero a casa con la bambina. Ha trovato la neve, voleva salire ma non poteva. È andato all'ospedale di Pescara e per dieci giorni mio marito Vincenzo è rimasto là. Fino a quando non ce l'hanno ridata. Valentina era vicino al camino. Quando mi hanno detto di scegliere la bara di mia figlia, io ho risposto: ‘Ma non dovevo essere io a scegliere la bara a mia figlia’. La nostra vita è stata spezzata. Non abbiamo potuto nemmeno elaborare il lutto perché non potevamo piangere davanti a mia nipote. Giampaolo è rimasto tre mesi in ospedale e la bambina è rimasta con me”.
Avete seguito il processo sin dall’inizio?
“Sono stata presente a tutte le udienze, sono 8 anni che sentiamo questo scaricabarile. Mia figlia mi manca tantissimo e lo so che non me la ridarà più nessuno. Ma non sarò mai contenta davanti a nessuna sentenza. Non è stato fatto nulla come doveva essere fatto. Non c’è stato nessun rispetto per le vittime e per noi genitori. I difensori degli imputati non hanno fatto altro che raccontare questo insopportabile scaricabarile. Adesso seguiamo quest’altro processo a Perugia e speriamo che anche per noi ci sia un giorno un po’ di pace”.