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Chi è Giovanni Caruso, l’avvocato minacciato per aver difeso Turetta: “Sono giorni difficili”

(ansa)

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Il professore universitario ha ricevuto una busta con tre proiettili. L’arringa, la stretta di mano con Gino Cecchettin, la vigilanza disposta dalla questura, la solidarietà
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Non sono giorni facili per Giovanni Caruso, professore di diritto penale all’università di Padova, avvocato di lunga esperienza, oggi da molti conosciuto per la voce più ingombrante sul suo curriculum: difensore di Filippo Turetta, l’assassino reo confesso di Giulia Cecchettin, condannato all’ergastolo. Il giorno dopo il verdetto, il legale ha ricevuto una busta anonima con tre proiettili. Il questore e il prefetto hanno disposto una “vigilanza dinamica”, una forma di tutela che prevede passaggi continui di pattuglie nei luoghi da lui più frequentati: casa, studio, ateneo. Una “scorta” è arrivata dai tantissimi messaggi di solidarietà, a partire dalle parole di Gino Cecchettin, il papà della studentessa di Vigonovo.

"Spero si abbassino i toni”

“Ho ricevuto attestati di vicinanza, condivisione e solidarietà da molti colleghi e istituzioni. Non posso che compiacermi ed essere grato a tutti per questo. Mi limito ad auspicare che i toni si possano abbassare e si possano misurare le parole…

Non sono giorni facili per Giovanni Caruso, professore di diritto penale all’università di Padova, avvocato di lunga esperienza, oggi da molti conosciuto per la voce più ingombrante sul suo curriculum: difensore di Filippo Turetta, l’assassino reo confesso di Giulia Cecchettin, condannato all’ergastolo. Il giorno dopo il verdetto, il legale ha ricevuto una busta anonima con tre proiettili. Il questore e il prefetto hanno disposto una “vigilanza dinamica”, una forma di tutela che prevede passaggi continui di pattuglie nei luoghi da lui più frequentati: casa, studio, ateneo. Una “scorta” è arrivata dai tantissimi messaggi di solidarietà, a partire dalle parole di Gino Cecchettin, il papà della studentessa di Vigonovo.

"Spero si abbassino i toni”

“Ho ricevuto attestati di vicinanza, condivisione e solidarietà da molti colleghi e istituzioni. Non posso che compiacermi ed essere grato a tutti per questo. Mi limito ad auspicare che i toni si possano abbassare e si possano misurare le parole perché è una situazione particolarmente faticosa e difficile e ritengo che il modo migliore per far decantare una situazione del genere sia quello di essere tutti consapevoli che ognuno ha il proprio ruolo e questo va rispettato fino in fondo”, ha detto il professore.

Giovanni Caruso e la difesa di Turetta

Cinquantacinque anni, origini siciliane, iscritto all’Albo degli avvocati di Padova dal 1999, laurea in Giurisprudenza con 110 e lode e dottorato in filosofia del diritto, docente, ricercatore, autore di monografie e pubblicazioni. Un anno fa piomba sulla scena mediatica di un delitto che impressiona l’Italia intera, che rimette al centro l’emergenza e la rabbia per la violenza di genere, che piange l’ennesima vittima, Giulia Cecchettin, e punta il dito sull’ennesimo uomo violento e incapace di accettare la fine di una relazione, Filippo Turetta. Un femminicidio, un altro. Con modalità atroci. Senza alcuna spiegazione possibile. Per lunghi giorni, settimane, mesi, Caruso preme il tasto “off”. Nessuna comunicazione, qualche frase di poche parole dettata alle telecamere o alle agenzie in precisi momenti. Poi silenzio.

La stretta di mano con Gino Cecchettin

Un anno dopo: 3 dicembre 2024, giorno della sentenza. Mancano pochi minuti alle 9,30. Gli otto giudici della Corte d’assise di Venezia devono ancora entrare in aula. Caruso, difensore di Turetta con la collega Monica Cornaviera, si alza dal suo posto. Raggiunge il banco dov’è seduto Gino Cecchettin. Gli stringe la mano, gli sussurra poche parole. Fa qualche altro passo e tende la mano a Carla Gatto, la nonna di Giulia: “Vi capisco umanamente ma è il mio lavoro. E non è facile”, dice l’avvocato. Si riferisce alle polemiche per la sua arringa. Al fatto che Gino si sia sentito offeso da alcune espressioni e abbia ritenuto offesa la memoria della figlia. La stretta di mano, un gesto nobile in un momento carico di tensione per l’attesa del verdetto, fa il giro d’Italia. Passano sei ore, arriva l’ergastolo: “Abbiamo perso tutti”, dice Gino. Il giorno dopo, questa espressione acquista ancora più senso dopo i proiettili inviati al legale di Turetta.

L’arringa di Caruso: “Porterò una goccia di legalità”

Il 26 novembre 2023, durante la sua arringa difensiva, Caruso esordisce dicendo che “il mio è un compito non facile. Ho ricevuto mail in cui mi si chiedeva come faccio a fare quello che faccio”, e a posteriori sembra una lettura edulcorata dei messaggi che deve aver davvero ricevuto. Si paragona al colibrì nella foresta in fiamme: “Porterò una goccia d’acqua di legalità. Questo è il mio compito”. Non ha paura di dire che l’ergastolo “è da molto tempo ritenuto una pena inumana e degradante”. Punta il dito contro “la gogna mediatica”, ricorda che non vige “la legge del taglione”. Prova, in punta di diritto, tra citazioni colte e pop (che non sono piaciute a tutti), a smontare alcune accuse, a far cader alcune aggravanti. Alla fine, sulle tre contestate, due cadono (crudeltà e stalking). Fra tre mesi le motivazioni diranno il perché.

Gino Cecchettin: “Non sono atti di solidarietà verso le vittime”

Nel frattempo s’indaga su quella busta. Come ha detto Gino Cecchettin, “questi atti non rappresentano alcuna forma di solidarietà verso le vittime, anzi rischiano di offuscare il lavoro che stiamo portando avanti”. Dopo la sentenza nei confronti di Turetta, Caruso ha commentato: “Come ha ricordato il presidente della Corte d'appello di Venezia in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario, una sentenza penale sarà tanto più autorevole, quanto più segua a una difesa adeguata. Questo è stato il mio ruolo e per questo sono soddisfatto. La soddisfazione è di aver portato la mia goccia di contributo alla celebrazione di un processo faticoso da ogni punto di vista”.

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