Massimo Ciccozzi è ordinario di Epidemiologia al Campus Biomedico di Roma.
Professore, cosa sappiamo finora della malattia che si è diffusa in Congo?
“Per ora molto poco. Intanto abbiamo notizia dei contagi e dei decessi, avvenuti prevalentemente fuori dagli ospedali, nei villaggi. E’ certamente infettiva, probabilmente virale. Potrebbe trattarsi di una zoonosi, perché in quelle zone è facile che ci sia il passaggio di patologie dall’animale all’uomo”.
Se si trattasse davvero di un problema virale?
"Andrà approfondita la tipologia di virus, intanto si possono fare calcoli su contagiosità e letalità, che sembra alta. Però mancano ancora dati. Solo quando si sarà isolato, però, potremo capire molte più cose, grazie allo studio genetico del virus”.
Cosa pensa della scelta dell’Oms di inviare degli esperti in Congo?
"È molto giusto utilizzare una squadra per capire cosa sta succedendo, si tratta di un bell’insegnamento. Ormai bisogna parlare di salute globale, smetterla di pensare al no…
Massimo Ciccozzi è ordinario di Epidemiologia al Campus Biomedico di Roma.
Professore, cosa sappiamo finora della malattia che si è diffusa in Congo?
“Per ora molto poco. Intanto abbiamo notizia dei contagi e dei decessi, avvenuti prevalentemente fuori dagli ospedali, nei villaggi. E’ certamente infettiva, probabilmente virale. Potrebbe trattarsi di una zoonosi, perché in quelle zone è facile che ci sia il passaggio di patologie dall’animale all’uomo”.
Se si trattasse davvero di un problema virale?
"Andrà approfondita la tipologia di virus, intanto si possono fare calcoli su contagiosità e letalità, che sembra alta. Però mancano ancora dati. Solo quando si sarà isolato, però, potremo capire molte più cose, grazie allo studio genetico del virus”.
Cosa pensa della scelta dell’Oms di inviare degli esperti in Congo?
"È molto giusto utilizzare una squadra per capire cosa sta succedendo, si tratta di un bell’insegnamento. Ormai bisogna parlare di salute globale, smetterla di pensare al nostro orticello. In 12 ore i problemi dall’Africa o da un altro continente possono arrivare da noi. Gli spostamenti di massa sono sempre più rapidi. Del resto proprio la vicenda del coronavirus ci ha insegnato, o avrebbe dovuto insegnarci, almeno due principi: la salute globale, appunto, e il monitoraggio epidemiologico.
Come si procederà adesso?
"Intanto controlliamo tutte le persone che arrivano da quelle zone. Ogni sintomo conosciuto come quelli respiratori oppure non noto va monitorato”.
L’Italia, che non ha ancora il nuovo piano pandemico, come si sta comportando?
"In generale l’approccio è ancora miope, a mio avviso non si fa abbastanza. In Italia per il Giubileo avremo 38 milioni di pellegrini in un anno, bisogna effettuare un monitoraggio epidemiologico anche a livello regionale. Oggi si può cambiare continente in 12 ore, è fondamentale una maggiore attenzione a ciò che può comportare un grande movimento di popolazione”.