Febbre, mal di testa, tosse, congestione nasale, difficoltà respiratorie affaticamento, anemia. Tanto più sono comuni i sintomi, uguali a quelli di centinaia di altre patologie, tanto più è misteriosa e preoccupa la malattia che nel giro di due settimane in Congo ha già contagiato almeno 376 persone, metà delle quali sotto i cinque anni di età, e causato 79 morti, la maggior parte dei quali adolescenti tra i 15 e i 18 anni.
Un tasso di mortalità altissimo già nelle cifre ufficiali che potrebbero però essere anche superiori. Secondo le autorità locali il numero delle vittime sarebbe quasi il doppio. Ma il ministro della Difesa congolese, Samuel-Roger Kamba, ha sottolineato che non è possibile dire ancora se siano tutti casi collegati alla stessa malattia.
È solo la prima delle tante incognite di un allarme sanitario che arriva da lontano, da una regione remota nel Sud ovest del Paese africano, e che ha spinto però ieri il ministero della Salute italiano ad alzare il livello di attenzi…
Febbre, mal di testa, tosse, congestione nasale, difficoltà respiratorie affaticamento, anemia. Tanto più sono comuni i sintomi, uguali a quelli di centinaia di altre patologie, tanto più è misteriosa e preoccupa la malattia che nel giro di due settimane in Congo ha già contagiato almeno 376 persone, metà delle quali sotto i cinque anni di età, e causato 79 morti, la maggior parte dei quali adolescenti tra i 15 e i 18 anni.
Un tasso di mortalità altissimo già nelle cifre ufficiali che potrebbero però essere anche superiori. Secondo le autorità locali il numero delle vittime sarebbe quasi il doppio. Ma il ministro della Difesa congolese, Samuel-Roger Kamba, ha sottolineato che non è possibile dire ancora se siano tutti casi collegati alla stessa malattia.
È solo la prima delle tante incognite di un allarme sanitario che arriva da lontano, da una regione remota nel Sud ovest del Paese africano, e che ha spinto però ieri il ministero della Salute italiano ad alzare il livello di attenzione in porti e aeroporti, anche se dal Congo non partono voli diretti.
«La sorveglianza è attiva e monitoriamo costantemente la situazione, senza allarmismi ma con la doverosa attenzione», ha fatto sapere Maria Rosaria Campitiello, che guida il dipartimento ministeriale della prevenzione, della ricerca e delle emergenze sanitarie. Agli uffici marittimi, aerei e di frontiera è arrivata via lettera la raccomandazione a controllare tutti i punti di ingresso in Italia.
Ancora nessuno sa cosa sia, ma intanto è partita una task-force internazionale per dare la caccia all’agente patogeno. L’Organizzazione mondiale della sanità ha spedito in Congo un team di esperti con medicinali essenziali, kit diagnostici e test per la raccolta dei campioni da esaminare. Epidemiologi, clinici, tecnici di laboratorio, esperti di prevenzione e controllo delle infezioni e di comunicazione del rischio hanno impiegato due giorni per raggiungere la comunità di Panzi, nella regione di Kwango, a 700 chilometri dalla capitale Kinshasa, dove il 40% della popolazione è già malnutrita. Ci vorranno altre 48 ore prima di avere i risultati dei test di laboratorio che saranno svolti a Kilamba, in Angola, dove sono stati trasportati i campioni prelevati.
L’agenzia sanitaria africana ha parlato di «origine ancora sconosciuta» — potrebbe dunque trattarsi di una nuova epidemia oppure di una patologia nota e non ancora identificata — ma «le prime diagnosi ci portano a pensare che si tratti di una malattia respiratoria», ha spiegato il capo del Centro di prevenzione e controllo delle malattie, Jaen Kaseya. Probablmente un virus.
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«Attualmente — dice l’Oms — si sta studiando come possibile causa un agente patogeno respiratorio come l’influenza o il Covid, insieme a malaria, morbillo, e altre malattie». Tra le ipotesi, anche quella della meningite. «Potrebbe essere qualsiasi cosa, anche Ebola o il virus di Marburg», aggiunge Anne Rimoin, epidemiologa dell’università della California che lavora in Congo dal 2022. Ancora davvero non lo sappiamo».
I primi casi sono stati rilevati alla fine di ottobre. Ma resta ignota finora anche la modalità di trasmissione, se attraverso l’acqua, l’aria, i fluidi corporei o altro. Visto che le infezioni e i decessi sono avvenuti tutti nei villaggi, potrebbe trattarsi all’origine di zoonosi, e cioè del passaggio di un’infezione dagli animali agli uomini, e poi di un contagio simile a quello dell’influenza.