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Morto in un garage dopo lo sfratto. Il sindaco di Treviso: “Ora si indaghi”

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Il proprietario è un attivista per la casa, che si difende: “Se n’è andato lui, non ha mai pagato”. L’accusa di FdI: “Ucciso dalla sinistra menefreghista”
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"Questo Natale sarà bello per molti, ma non per tutti. Io sto al freddo e non so come mettermi in contatto con voi". Grida d’aiuto inascoltate in una storia tragica e paradossale, che vede ancora una volta un’amministrazione di centrodestra contrapposta ai centri sociali. Tragica perché nel Veneto delle aziende si può restare senza casa e morire di stenti in un garage, paradossale perché lo sfratto dall’abitazione era stato chiesto da uno degli attivisti del fronte del diritto alla casa.

La storia

Succede a Treviso, dove sabato 30 novembre Marco Magrin, padovano di 53 anni con un passato difficile, è stato trovato morto in un garage che era diventato la sua dimora, dopo il cambio della serratura dell’appartamento in cui aveva vissuto fino a settembre. Il proprietario dell’immobile, invece, è Andrea Berta, attivista del centro sociale Django e dell’associazione Caminantes, che in più di un’occasione ha manifestato contro l’amministrazione sul tema dell’emergenza abitativa e degli sfrat…

"Questo Natale sarà bello per molti, ma non per tutti. Io sto al freddo e non so come mettermi in contatto con voi". Grida d’aiuto inascoltate in una storia tragica e paradossale, che vede ancora una volta un’amministrazione di centrodestra contrapposta ai centri sociali. Tragica perché nel Veneto delle aziende si può restare senza casa e morire di stenti in un garage, paradossale perché lo sfratto dall’abitazione era stato chiesto da uno degli attivisti del fronte del diritto alla casa.

La storia

Succede a Treviso, dove sabato 30 novembre Marco Magrin, padovano di 53 anni con un passato difficile, è stato trovato morto in un garage che era diventato la sua dimora, dopo il cambio della serratura dell’appartamento in cui aveva vissuto fino a settembre. Il proprietario dell’immobile, invece, è Andrea Berta, attivista del centro sociale Django e dell’associazione Caminantes, che in più di un’occasione ha manifestato contro l’amministrazione sul tema dell’emergenza abitativa e degli sfratti alle fasce deboli della società.

Ecco perché Mario Conte, leghista e sindaco di Treviso, ha preso di petto la situazione. E si dice pure intenzionato a fare un esposto in procura. “Prima attaccano l’amministrazione e poi cambiano la serratura di un appartamento, lasciando all’addiaccio un uomo già in difficoltà. Adesso voglio capire bene cos'è successo, mi rivolgerò all'autorità giudiziaria”, conferma il primo cittadino di Treviso, che è anche presidente di Anci Veneto.

La polemica politica

Scoppia la polemica politica e sulla questione si fa sentire anche l’eurodeputata di Avs Ilaria Salis. “Nel 2024 non è possibile morire di freddo, non è possibile non avere un tetto sulla testa. La casa è un diritto universale. L’assenza di politiche abitative per tutti è il vero crimine. Mai più case senza gente, mai più gente senza casa”, ha scritto nei suoi profili social. Non si sottrae alla rissa verbale nemmeno Raffaele Speranzon, senatore veneto di Fratelli d’Italia, molto vicino alla premier Giorgia Meloni.

“I tipi dei centri sociali sono quelli che fanno i cortei per la casa e che occupano abusivamente le case degli altri, poi se è casa loro sfrattano chiunque, soprattutto se il malcapitato è pure italiano” dice.

Andrea Berta aveva ereditato l’appartamento dalla zia morta a maggio del 2022. “Per due anni mi sono fatto carico della situazione e quando Marco mi ha assicurato di aver trovato una sistemazione gli ho creduto”, si giustifica l’attivista. “Non ho mai chiesto un soldo e ho pagato di tasca mia le spese condominiali, oltre duemila euro”. A seguirlo ora è l’avvocata Antonella Tocchetto, che a Treviso è anche consigliera comunale del Pd. Dicono che uno sfratto vero e proprio non c'è mai stato, che semplicemente l'aveva convinto a liberare l'alloggio. Ora poi spuntano anche questi messaggio che lo stesso Magrin avrebbe scritto sui canali social del sindaco Conte.

Una richiesta d'aiuto, quello di quest'uomo senza lavoro, finito varie volte in carcere per piccoli reati e anche in comunità per disintossicarsi. Lì aveva conosciuto Vanessa, con cui aveva vissuto per un periodo proprio nell'appartamento che poi ha dovuto lasciare. "Ma i social non sono i canali ufficiali e comunque sono tutti messaggi datati", sottolineano in municipio, allontanando l’ombra di eventuali negligenze. Sul caso si fa sentire anche il presidente del Veneto, Luca Zaia. "È tragico che nell’opulento Veneto si muoia di freddo, ai margini della società. Questa è una vicenda che grida vendetta, inaccettabile. È giusto che il sindaco Conte si muova e faccia queste azioni", dice riferendosi all'esposto in procura. E intanto il centro sociale Django annuncia mobilitazioni davanti al municipio.

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