“Los doctores” rimarranno in Calabria fino a fine 2027. I medici cubani da anni ormai chiamati a rimpolpare gli sparuti ranghi della sanità calabrese rimarranno due anni in più rispetto alla scadenza dell’accordo, in precedenza prevista per il 2025.
Lo stabilisce uno degli articoli del decreto flussi di recente approvato in Senato, che autorizza la prosecuzione delle attività di medici, infermieri e professionisti sanitari stranieri negli ospedali italiani.
Si concretizza, dunque, l’obiettivo fissato qualche mese fa dai vertici della struttura commissariale che guida la sanità calabrese, messo nero su bianco in un emendamento al decreto proposto da Forza Italia.
Per la Calabria, che ha fatto da apripista all’impiego di personale sanitario straniero con l’accordo siglato con Cuba, è una boccata d’ossigeno. Al momento, negli ospedali della regione lavorano 333 medici provenienti dall’isola caraibica, diventati necessari per tenere in piedi reparti, se non interi presidi medici, soprattutto nelle aree interne.
"Per noi è la prova della bontà del nostro lavoro, un riconoscimento importante del contributo che abbiamo dato nel miglioramento degli indicatori di salute regionali – spiega il dottor Luis Enrique Pérez Ulloa, coordinatore dei medici cubani in Calabria – oggi siamo presenti in tutti gli ospedali calabresi, anzi grazie ai nostri medici sono stati aperti alcuni reparti che da tempo erano chiusi, come la chirurgia vascolare a Polistena o Ginecologia e Ostetricia a Cetraro”.
Medici dell'altro mondo: un anno con i dottori cubani in Calabria
Gli ultimi 66 doctores, destinati soprattutto all’area emergenza-urgenza, sono arrivati nell’ottobre scorso e sono stati sparpagliati in tutto il territorio regionale. In 8 sono finiti all’Asp di Catanzaro, 17 a Vibo Valentia, 12 a Crotone, 9 a Reggio Calabria, 12 nel cosentino. “A quasi due anni dalla firma dell’accordo – continua Pérez Ulloa – non possiamo che essere soddisfatti. Abbiamo risposto alla richiesta d’aiuto del presidente della Regione Calabria come facciamo con quelle che arrivano da altre aree del mondo. Quando siamo arrivati, non credevamo che potesse esserci tanta necessità di personale negli ospedali di una regione dell’Europa, siamo venuti qui per aiutare e l’idea è di continuare a farlo”. A Cuba ci sono già altri cinquanta dottori pronti a partire, aspettano solo la convocazione, attesa per le prossime settimane, massimo a gennaio.
“In Calabria – aveva anticipato la Regione – attualmente abbiamo 333 medici cubani, e altri ne arriveranno nei prossimi mesi fintanto che la Regione non riuscirà, con i concorsi, a coprire tutte le carenze di organico ancora presenti”. E le lacune sono enormi.
Dopo anni di tagli e di turn over bloccato causa debito monstre, tutto ancora da ripianare, negli ospedali e nelle strutture territoriali calabresi mancano oltre 2mila camici bianchi, circa il 20 per cento di quelli ritenuti necessari per coprire le esigenze di salute di una popolazione sempre più anziana. Trovarli però sembra tutt’altro che semplice.
Due settimane fa il presidente della Regione Roberto Occhiuto ha deciso di ricorrere anche ai social pur di reclutare camici bianchi. “Cerchiamo in tutta Italia 705 medici per la regione Calabria”, recitava il post. Nello specifico, all’appello mancano 466 sanitari per postazioni di guardia medica, 91 per postazioni di medico di medicina generale e 148 per postazioni 118. “Speriamo – affermava Occhiuto nel post – che questa nostra manifestazione possa essere presa in considerazione da medici provenienti dalla nostra regione e da tutto il Paese”.