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Migranti, allarme sui Cpr: “Inutili e disumani, con patto Ue per l’Italia altro spreco milionario”

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Il rapporto del Tavolo asilo e immigrazione sugli otto Centri di detenzione e rimpatrio per migranti: “Chiudiamoli, poniamo fine all’aberrazione”
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Migliaia di posti per il trattenimento dei migranti alle frontiere da costruire, milioni di euro di costi da sostenere ancora, a fronte di impatti pratici minimi per i rimpatri e di diritti umani sempre più contratti. Mentre l’esperimento dei centri di trattenimento per i migranti in Albania si è rivelato finora un flop ed è stato congelato in attesa della sentenza della Corte di giustizia europea e gli otto Cpr si confermano “luoghi di orrore e privazione dei diritti”, il nuovo Patto europeo sulla migrazione e l'asilo rischia di avere conseguenze pesantissime per l’Italia sul piano edilizio, economico e umanitario.

La stima dei costi del Patto Ue

A dare oggi una stima dei numeri e delle cifre nel rapporto Cpr d’Italia: porre fine all’aberrazione è il Tavolo asilo e immigrazione. Che parte dalle novità del prossimo anno: il nuovo Regolamento stabilisce che entro il 2026 vengano create strutture in cui le persone migranti restino a disposizione delle autorità per massimo 12 settimane,…

Migliaia di posti per il trattenimento dei migranti alle frontiere da costruire, milioni di euro di costi da sostenere ancora, a fronte di impatti pratici minimi per i rimpatri e di diritti umani sempre più contratti. Mentre l’esperimento dei centri di trattenimento per i migranti in Albania si è rivelato finora un flop ed è stato congelato in attesa della sentenza della Corte di giustizia europea e gli otto Cpr si confermano “luoghi di orrore e privazione dei diritti”, il nuovo Patto europeo sulla migrazione e l'asilo rischia di avere conseguenze pesantissime per l’Italia sul piano edilizio, economico e umanitario.

La stima dei costi del Patto Ue

A dare oggi una stima dei numeri e delle cifre nel rapporto Cpr d’Italia: porre fine all’aberrazione è il Tavolo asilo e immigrazione. Che parte dalle novità del prossimo anno: il nuovo Regolamento stabilisce che entro il 2026 vengano create strutture in cui le persone migranti restino a disposizione delle autorità per massimo 12 settimane, in attesa di ricevere l’esito della richiesta della protezione internazionale. La procedura di asilo è preceduta da una fase di screening che va eseguita entro sette giorni con un’intervista semplice e sommaria da parte di ufficiali alla frontiera. Il trattenimento può estendersi dunque, se tutto va bene, per 91 giorni.

La nuova legislazione prevede una capienza minima di posti di detenzione per le procedure accelerate di frontiera e una capacità massima. “L’Italia dovrebbe garantire almeno 8mila posti per le procedure di frontiera da tirar su il prossimo anno, molto al di sopra dei 2.938 posti disponibili ora nei Cpr e negli hotspot. All’entrata in vigore del Patto i posti dovrebbero essere già il doppio, dopo un anno ci si aspetta che l’Italia ne garantisca 24mila e dopo due anni 32mila”. Bisogna costruirli e dunque spendere.

Prendendo poi come esempio il numero degli sbarchi del 2023 (158mila), il Tavolo stima che tra Paesi sicuri e Paesi che hanno un riconoscimento della protezione internazionale in Ue minore del 20% (l’Egitto ad esempio) “i richiedenti asilo che lo scorso anno sarebbero finiti in procedure di frontiera è pari a 94mila.. Se la spesa media quotidiana è di 32,97 euro a migrante, si arriva a 3 milioni di euro al giorno, cioè a 282 milioni di euro l’anno solo per i trattenimenti. Ai quali vanno sommati i costi per il rimpatrio di chi ottiene un diniego alla richiesta di asilo, ovvero altre 12 settimane di detenzione prima dell’espulsione, pari a 2770 euro a persona”.

"Nei Cpr opacità e abusi”

Il 12 dicembre il Viminale dovrebbe presentare il piano di implementazione nazionale del Patto Ue, ma intanto si prevedono già “costi abnormi, un sovraffollamento costante e condizioni disumane”, dice il rapporto che già oggi indica per gli otto Cpr attivi in Italia – Bari. Gradisca d’Insogno, Macomer, Milano, Palazzo San Gervasio, Pian del Lago, Ponte Galeria, Restinco - “un quadro allarmante di abusi e opacità” fatto di “criticità nelle garanzie dell’assistenza legale, condizioni sanitarie precarie, utilizzo improprio e abuso di psicofarmaci, una media di 13 minuti a settimana di psicologo e 6 di assistenza sociale, numerosi episodi di tentato suicidio e atti di autolesionismo, affidamento della gestione dei centri a enti privati for profit, spesso multinazionali, talvolta coinvolti in inchieste, nessuna attività ricreativa”.

"Dispendio ingiustificato di risorse e pochissimi rimpatri”

"Ciò che connota i centri di detenzione amministrativa non è solo una inefficienza gestionale, bensì un’aberrazione strutturale, costituita da un sistema di compressione delle libertà dell’individuo le cui finalità reali risultano del tutto diverse da quelle pubblicamente dichiarate”, si legge nel rapporto, “un dispendio ingiustificato di risorse pubbliche che, numeri alla mano, si dimostra fallimentare persino nel raggiungere l’obiettivo dichiarato di realizzare i rimpatri, per i numeri coinvolti (0,1% degli irregolari) e per l’inefficacia”.

“L’Italia inverta la rotta e chiuda i Cpr”

Nel raccontare gli orrori visti o ascoltati dentro i Cpr, l’obiettivo del dossier, spiega Filippo Miraglia, coordinatore del Tavolo asilo e responsabile migrazione dell’Arci, “è quello di convincere, partendo dai dati e da quel che succede concretamente in questi non luoghi, i partiti dell’opposizione tutta che è necessario andare verso la chiusura della stagione della detenzione amministrativa. Anche se siamo contro corrente pensiamo che si debba provare. L’Unione europea oramai ha investito sulla detenzione e l’Italia è capofila con questo governo di questo processo. Ma proprio per tale ragione, abbiamo l’obbligo di far partire dall’Italia a un’inversione di rotta per arrivare a chiudere i Cpr e ogni forma di detenzione amministrativa degli stranieri, cancellando quindi quello che i giuristi chiamano diritto speciale dello straniero”.

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