VENEZIA – Al diavolo l’eleganza, meglio la praticità. Basta con gli scivoloni e le lastre scheggiate dal continuo passaggio dei trolley di migliaia di turisti e dei carretti che in laguna si utilizzano per trasportare le merci. Venezia ha deciso: via i gradini di vetro dal ponte di Calatrava che collega piazzale Roma con l’area della stazione ferroviaria di Santa Lucia. Che poi si chiamerebbe ponte della Costituzione anche se nessuno in città lo chiama così. E’ attraversato ogni giorno da oltre ventimila persone. Ed è l’unico vero ponte contemporaneo dentro la città storica, il quarto sul Canale grande (gli altri tre sono: Rialto, Accademia e Scalzi).
Dal prossimo anno cambierà faccia: il Comune ha incaricato lo Studio H&A associati di progettare la sostituzione dei 284 gradini di vetro.Il ponte di Calatrava è stato aperto nel 2008 e ha sempre dovuto fare i conti con le polemiche. Prima, per la durata dei cantieri e per i costi. I tempi previsti per la realizzazione erano stati stimati nel 2002 in 1 anno e mezzo e invece durarono quasi 6 anni. Mentre i costi sono lievitati da 6,7 milioni a 11,3 milioni, più 1,8 per l’ovovia che avrebbe dovuto garantire l’accessibilità ai disabili: sarà entrata in funzione un paio di volte. Rotta e rimossa nel maggio del 2020.
Nel giorno della su inaugurazione era stata oggetto di una protesta da parte degli attivisti del gruppo Venessia.com che si erano presentati sul ponte con sci, scarponi, skipass facendo “slalom” tra i gradini: tra ovovia e discesa del ponte, l’attrezzatura da montagna era quel che serviva per affrontare la sfida. Perché poi, l’altra principale polemica che ha accompagnato il ponte dall’apertura a oggi, riguarda la scivolosità dei gradini di vetro, soprattutto d’inverno. Non si contano gli scivoloni e le cause al Comune, soprattutto nei primi anni di apertura, quando i veneziani non erano abituati ad attraversarlo misurando ogni passo. Figuriamoci i turisti.
Poco più di novanta metri da una riva all’altra, per molti pericolosi come una pista da sci. Il Comune è dovuto correre ai ripari. Tanto sale d’inverno, cartelli per avvisare i pedoni, la vernice e le strisce anti-sdrucciolo per rendere corrugata la superficie dove appoggia il piede. Niente da fare, non è bastato. E dopo anni di dibattito, la decisione è stata presa. Con la consapevolezza che sostituire i gradini significa un po’ tradire il progetto originario dell’architetto Santiago Calatrava che aveva scelto materiali come l’acciaio e il vetro per realizzare un ponte leggero, elegante. Con quale materiale sia meglio sostituire i gradini di vetro è ciò che dovrà stabilire lo studio H&A.
“L’obiettivo che l’intervento si propone di realizzare”, spiega il documento con cui il Comune incarica i professionisti, “è la sostituzione di tutti i gradini di vetro del ponte con altro materiale lapideo, sintetico o naturale che sia compatibile le scelte architettoniche e l’uso”.
Il ponte dovrà restare bello, ma dovrà diventare anche pratico. Sul materiale dovrà essere la Soprintendenza a dire l’ultima parola. Già nel 2018 vene realizzato un esperimento sostituendo le prime otto lastre in vetro con la trachite. Il costo stimato per l’intervento è di 1,4 milioni di euro. E comprende anche l’inserimento di mini-rampe tra un gradone e l’altro per favorire chi ha problemi di disabilità e il passaggio delle carrozzine. I primi lavori potrebbero vedersi già dalla prossima primavera. Fino a oggi la sostituzione di ogni gradino in vetro rotto è costata 4.500 euro e le rotture sono state molto frequenti.