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Mafia, Baiardo va in carcere: la Cassazione conferma l’arresto

Salvatore Baiardo al palazzo di giustizia di Firenze durante il processo (Carlo Bressan /CGE FOTOGIORNALISMO)

 

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L’inchiesta di Firenze sulle stragi del 1993: il favoreggiatore dei boss Graviano è accusato di calunnia aggravata
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Salvatore Baiardo, l’uomo che ha favorito i boss Graviano, dovrà andare in carcere. Lo hanno stabilito i giudici della Cassazione, che hanno respinto il ricorso contro il provvedimento del tribunale del riesame di Firenze, con il quale veniva disposta l’ordinanza di custodia cautelare di Baiardo, accusato di calunnia aggravata dall’aver favorito Cosa nostra. I difensori avevano impugnato il provvedimento fin davanti agli Ermellini.

La storia di Baiardo è collegata non solo all’inchiesta sulle stragi per le bombe del 1993, in cui è indagato l’ex senatore Marcello Dell’Utri, ma anche a una serie di calunnie, secondo i pm, di cui il fiancheggiatore dei mafiosi palermitani sarebbe stato protagonista a cominciare dalle dichiarazioni – che sono risultate false – contro alcuni collaboratori di giustizia che parlavano di Dell’Utri e Silvio Berlusconi.

Baiardo ha fatto di tutto pur di favorire i fratelli Graviano – ai quali è legato da oltre trent’anni – nel loro tentativo di ricattare il lead…

Salvatore Baiardo, l’uomo che ha favorito i boss Graviano, dovrà andare in carcere. Lo hanno stabilito i giudici della Cassazione, che hanno respinto il ricorso contro il provvedimento del tribunale del riesame di Firenze, con il quale veniva disposta l’ordinanza di custodia cautelare di Baiardo, accusato di calunnia aggravata dall’aver favorito Cosa nostra. I difensori avevano impugnato il provvedimento fin davanti agli Ermellini.

La storia di Baiardo è collegata non solo all’inchiesta sulle stragi per le bombe del 1993, in cui è indagato l’ex senatore Marcello Dell’Utri, ma anche a una serie di calunnie, secondo i pm, di cui il fiancheggiatore dei mafiosi palermitani sarebbe stato protagonista a cominciare dalle dichiarazioni – che sono risultate false – contro alcuni collaboratori di giustizia che parlavano di Dell’Utri e Silvio Berlusconi.

Baiardo ha fatto di tutto pur di favorire i fratelli Graviano – ai quali è legato da oltre trent’anni – nel loro tentativo di ricattare il leader di Forza Italia e ha anche riferito a più persone di essere in possesso di una foto in cui c’era il boss con il cavaliere e un generale dei carabinieri. Un’immagine (di cui i pm non sono riusciti ad avere copia e quindi non c’è prova che esista) che Baiardo ha detto di aver mostrato al giornalista Massimo Giletti.

Chiamato a rendere dichiarazioni su questo punto, Baiardo ai magistrati di Firenze ha negato, sostenendo che era una bugia quella che ha riferito il giornalista. Per lui non esiste la foto. L’accusa di calunnia viene ipotizzata nei confronti di Baiardo anche per le dichiarazioni che ha reso ai magistrati contro l’ex sindaco di Cerasa, Giancarlo Ricca. Il favoreggiatore ha detto che l’allora primo cittadino aveva custodito ingenti somme di denaro appartenenti ai Graviano. Storia che non ha trovato riscontro. Il piano scoperto dai magistrati fiorentini era quello di screditare i collaboratori di giustizia che accusano Berlusconi e Dell’Utri di collusioni con i boss Graviano, creare falsi alibi agli stragisti e calunniare testimoni.

Tutto ruota attorno alla maxi inchiesta sulle bombe di Milano, Firenze e Roma in cui l’ex senatore Dell’Utri è coinvolto. Il ruolo di Baiardo si concentra su alcuni punti del progetto scoperto grazie alle intercettazioni. Le indagini hanno fatto emergere che tutta l’azione di Baiardo era funzionale agli obiettivi di Graviano che miravano anche a screditare i collaboratori di giustizia, Gaspare Spatuzza e Fabio Tranchina, entrambi accusatori apicali nell’inchiesta sulle stragi. Spatuzza e Tranchina parlano di Dell’Utri e Berlusconi e dei loro contatti con Cosa nostra.

Inoltre Baiardo, per i pm, aveva creato un falso alibi che collocava Giuseppe Graviano il 19 luglio 1992 a Omegna (Graviano è accusato di essere l’autore materiale della strage di via d’Amelio). A questa storia si aggiungono pure le false indicazioni che Baiardo ha fornito ai pm sulle reali ragioni dell’incontro avuto il 14 febbraio 2011 con Paolo Berlusconi, fratello del Cavaliere. L’incontro è avvenuto a Milano dopo aver cercato infruttuosamente il contatto con l’allora presidente del Consiglio. Paolo Berlusconi si è sempre avvalso della facoltà di non rispondere a queste domande che volevano rivolgergli i magistrati. Una storia ancora aperta nelle carte giudiziarie, mentre per Baiardo si apre la strada del carcere.

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