Anche il primo figlio, partorito dalla studentessa universitaria Chiara Petrolini nel 2023, era nato vivo. Ci sono voluti quasi tre mesi per i risultati degli esami sulle ossa rinvenute nel giardino di Traversetolo e la notizia è quella che si temeva. L’ipotesi investigativa è che a uccidere anche questo primo neonato, nato alla quarantesima settimana, sia stata la ventunenne prima di seppellirlo in giardino. La sua posizione potrebbe adesso aggravarsi, la procura è pronta a contestare il duplice omicidio.
«È del tutto prospettabile che non sia morto prima del parto»: scrivono i periti Valentina Bugelli, medico legale, e Francesca Magli, antropologa forense, nella loro relazione. Non è stato possibile appurare, però, per quanto tempo il bambino sia rimasto in vita. Un dato, quest’ultimo, che si cercherà di ottenere da altri accertamenti. Sulla causa, infine, resta l’ipotesi dei carabinieri. Cioè che sia stato reciso il cordone, come per il primo, provocando uno shock emorragico che pe…
Anche il primo figlio, partorito dalla studentessa universitaria Chiara Petrolini nel 2023, era nato vivo. Ci sono voluti quasi tre mesi per i risultati degli esami sulle ossa rinvenute nel giardino di Traversetolo e la notizia è quella che si temeva. L’ipotesi investigativa è che a uccidere anche questo primo neonato, nato alla quarantesima settimana, sia stata la ventunenne prima di seppellirlo in giardino. La sua posizione potrebbe adesso aggravarsi, la procura è pronta a contestare il duplice omicidio.
«È del tutto prospettabile che non sia morto prima del parto»: scrivono i periti Valentina Bugelli, medico legale, e Francesca Magli, antropologa forense, nella loro relazione. Non è stato possibile appurare, però, per quanto tempo il bambino sia rimasto in vita. Un dato, quest’ultimo, che si cercherà di ottenere da altri accertamenti. Sulla causa, infine, resta l’ipotesi dei carabinieri. Cioè che sia stato reciso il cordone, come per il primo, provocando uno shock emorragico che però non è possibile appurare dai resti ossei.
I resti del primo neonato sono stati scoperti il sette settembre scorso nell’aiuola di casa della ragazza, le indagini hanno appurato che era stato partorito il 12 maggio del 2023.
Che fosse stato ucciso e poi sotterrato è una tesi ipotizzata fin dalle prime fasi dal procuratore Alfonso D’Avino, nel filone che vede la studentessa universitaria indagata per l’omicidio del bimbo nato e morto il 7 agosto e per la soppressione di entrambi i cadaveri.
La procura di Parma e i carabinieri hanno sempre sospettato che la giovane non avesse potuto far tutto da sola e su questa linea continuano anche gli accertamenti di queste ultime settimane. Qualche giorno fa l’impronta del piede di Chiara Petrolini è stata messa a confronto con alcune tracce di sangue trovate nella stanza dove era avvenuto il parto del primo neonato. Anche una ciocca dei suoi capelli è stata prelevata, nella stessa giornata, per altri accertamenti tossicologici ma anche di altra natura.
Il castello di bugie della ragazza perfetta, tutta università e lavoro come baby sitter e educatrice, si sgretola settimana dopo settimana.
«Quando è nato ho provato a scuoterlo per vedere se respirava ma era morto e allora mi è passato per la testa di metterlo in giardino». È il 10 settembre quando Chiara Petrolini dichiara ai carabinieri e ai magistrati la sua ennesima bugia. E la pm scrive nella sua richiesta d’arresto: «La favola del bimbo già nato morto.
L’ennesima menzogna» di una ragazza con «una spiccata capacità criminale ».
La verità è sempre arrivata dalle indagini. E così, nonostante la difficoltà di non trovarsi davanti a un corpo, gli esperti nominati dalla procura di Parma hanno potuto delineare un quadro in cui la causa della morte del primo neonato «non sia da ascriversi a prima del parto». Due morti e due omicidi a questo punto.
Chiara Petrolini dal 20 settembre è agli arresti domiciliari, la procura si è rivolta al Riesame di Bologna per ottenere gli arresti in carcere.
Ha ottenuto il «sì». L’avvocato Nicola Tria, che assiste la mamma infanticida, è ricorso in Cassazione. La decisione potrebbe arrivare a gennaio.