L’Intelligenza artificiale divora energia: è sempre più difficile alimentare i nuovi computer
di Elena DusiSono i due paesi perno dell’intelligenza artificiale, almeno per quanto riguarda la presenza di computer e data centre. Entrambi però devono fare i conti con una fame di energia difficile da saziare. L’Irlanda con la sua politica fiscale favorevole e il clima freddo è arrivata a ospitare 82 data centre, appartenenti fra gli altri a Google, Meta, Microsoft e Amazon. Ognuno di questi enormi capannoni pieni di computer può arrivare a consumare come 100mila abitazioni.
L’Irlanda capitale dei data centre
L’Irlanda oggi si ritrova a spendere il 22,6% dell’elettricità prodotta nel paese per alimentare i computer. I server delle grandi compagnie informatiche divorano ormai più energia di tutti i centri urbani messi insieme, il quadruplo rispetto a 8 anni fa.
Di questo passo l’Irlanda (che usa circa il 40% di rinnovabili, non ha nucleare e si affida al gas importato soprattutto da Gran Bretagna e Norvegia) è destinata a violare i limiti di emissioni di gas serra dell’Unione Europea, rischiando…
Sono i due paesi perno dell’intelligenza artificiale, almeno per quanto riguarda la presenza di computer e data centre. Entrambi però devono fare i conti con una fame di energia difficile da saziare. L’Irlanda con la sua politica fiscale favorevole e il clima freddo è arrivata a ospitare 82 data centre, appartenenti fra gli altri a Google, Meta, Microsoft e Amazon. Ognuno di questi enormi capannoni pieni di computer può arrivare a consumare come 100mila abitazioni.
L’Irlanda capitale dei data centre
L’Irlanda oggi si ritrova a spendere il 22,6% dell’elettricità prodotta nel paese per alimentare i computer. I server delle grandi compagnie informatiche divorano ormai più energia di tutti i centri urbani messi insieme, il quadruplo rispetto a 8 anni fa.
Di questo passo l’Irlanda (che usa circa il 40% di rinnovabili, non ha nucleare e si affida al gas importato soprattutto da Gran Bretagna e Norvegia) è destinata a violare i limiti di emissioni di gas serra dell’Unione Europea, rischiando infrazioni stimate in 20 miliardi di dollari nel 2030, secondo una ricerca indipendente commissionata da Friends of the Earth, una ong ambientalista internazionale. Già ad agosto una richiesta da parte di Google di costruire un data centre vicino Dublino è stata respinta.
La fame di energia degli Usa
Di bulimia energetica soffrono anche gli Stati Uniti. La patria della rivoluzione digitale ha superato quota 5mila data centre, quasi la metà di quelli esistenti nel mondo, con la Virginia che ha fatto delle infrastrutture informatiche un vero e proprio business.
Mai come quest’anno – è la conseguenza – gli Usa hanno consumato tanta elettricità, secondo l’ultimo rapporto della Energy Information Administration (4.086 Terawattora).
Nonostante l’espansione rapida delle rinnovabili (dal 22% al 23% di elettricità prodotta tra 2023 e 2024), per alimentare i computer energivori gli Stati Uniti hanno aumentato anche il consumo di combustibili fossili (il gas è passato dal 42% al 43%). Vento e sole corrono, ma l'informatica fa spostare il traguardo della transizione energetica sempre più in là.
Il nucleare negli Usa resta stabile al 19% di elettricità generata. L’idea di Microsoft di rimettere in funzione l’impianto atomico di Three Mile Island, che ha subito un incidente nel 1979, dimostra quanto urgente sia il bisogno di sfamare dei computer che non possono mai fermarsi.
Il prezzo pagato dall’ambiente
L’impatto dell’informatica sull’ambiente – sia per l’elettricità che alimenta i calcolatori sia per l’acqua e gli impianti di condizionamento che raffreddano i grandi server – comincia a farsi notare. La Germania, Singapore e la città di Amsterdam hanno fissato dei limiti all’installazione di data centre proprio per non sforare le leggi per l’ambiente.
All’inizio dell’anno l’Agenzia Internazionale per l’Energia (Iea) aveva calcolato che i data centre consumano il 2% dell’elettricità del mondo (460 Terawattora), intelligenza artificiale e criptomonete incluse. Fra due anni l’Iea stima che arriveranno al 4%, simile al consumo di elettricità di un paese avanzato come il Giappone. L’Italia al momento alimenta i suoi computer con 4 Terawattora all’anno circa: meno del 2% del suo consumo elettrico.
Rispetto a una normale ricerca su Google, che consuma 0,3 wattora (200 volte meno di una lampadina accesa un’ora), una domanda semplice a ChatGpt ne richiede 3. L’Iea prevede che l’intelligenza artificiale nel 2026 richiederà 10 Terawattora in più, con picchi di consumo difficili da prevedere che rischiano di creare tensioni sulle reti di distribuzione.
“Senza energia non c’è intelligenza artificiale” ha fatto notare il direttore dell’Iea, Fatih Birol, a una conferenza organizzata a Parigi all’inizio di dicembre sul tema dei computer voraci. “Visto il passo con cui avanza l’intelligenza artificiale, è arrivato il momento di capire come fare a rispondere a questa domanda”.