MILANO — «Puoi iniziare alle 5 del mattino o finire all’una di notte, senza riuscire a programmare la tua vita privata». Vincenzo Contro, 47 anni, è un autista che lavora alla guida di un autobus a Milano.
Da quanti anni guida?
«Ormai sono più di vent’anni che faccio questo lavoro. Sono arrivato nell’azienda del trasporto locale di Milano nel 2002. Erano comunque altri tempi rispetto a ora. Si viveva meglio».
Cos’è cambiato?
«È cambiato tutto. Quando ho iniziato, il tranviere era un lavoro ricercato. Ora però il costo della vita è un altro. Siamo sempre di meno e ci vengono chiesti sforzi superiori che di fatto mettono a dura prova la nostra vita privata».
Ci faccia qualche esempio.
«Si attacca molto presto al mattino e alla fine puoi rimanere…
MILANO — «Puoi iniziare alle 5 del mattino o finire all’una di notte, senza riuscire a programmare la tua vita privata». Vincenzo Contro, 47 anni, è un autista che lavora alla guida di un autobus a Milano.
Da quanti anni guida?
«Ormai sono più di vent’anni che faccio questo lavoro. Sono arrivato nell’azienda del trasporto locale di Milano nel 2002. Erano comunque altri tempi rispetto a ora. Si viveva meglio».
Cos’è cambiato?
«È cambiato tutto. Quando ho iniziato, il tranviere era un lavoro ricercato. Ora però il costo della vita è un altro. Siamo sempre di meno e ci vengono chiesti sforzi superiori che di fatto mettono a dura prova la nostra vita privata».
Ci faccia qualche esempio.
«Si attacca molto presto al mattino e alla fine puoi rimanere in ballo anche per più di dieci al giorno. Io, per esempio, abito fuori Milano per ragioni economiche. Dunque, già per raggiungere il posto di lavoro ci impiego diverso tempo e anche soldi. Tra benzina, parcheggio, e così via. Non è solo l’orario di lavoro a gravare. Ci sono poi le richieste di straordinario che in tempi come questi, in cui mancano autisti, sono sempre più stringenti. Così ti rimane poco tempo per dedicarti al tuo privato».
Qual è la principale difficoltà del suo settore?
«Sicuramente lo stipendio. In una città per altro cara come Milano è insostenibile riuscire a tirare avanti con una busta paga che per i neoassunti è di 1.500 euro al mese. Io sono arrivato, dopo tanti anni, a guadagnarne 1.800. Ma con tutti gli sforzi che ci vengono richiesti e le difficoltà non è assolutamente uno stipendio congruo. L’utenza, poi, è sempre più arrabbiata e aggressiva».
In che senso?
«È molto cambiato lo scenario rispetto ad anni fa. Io ho scelto di fare l’autista anche perché mi piaceva l’idea di fare un servizio per le persone. Trasportare passeggeri mi faceva sentire parte della città. Oggi l’autista non è più una figura da tutelare. Anzi. È diventato l’obiettivo contro cui scagliarsi se l’autobus è in ritardo o se è stata cancellata la corsa. È anche un lavoro notturno con tutte le difficoltà del caso».
Ha mai pensato di andarsene?
«Ci penso spesso. È anche difficile dopo tanti anni in un’azienda decidere di voltare pagina. Ma molti miei colleghi scelte di questo tipo le hanno fatte. Si sono rivolti a compagnie private, per esempio, dove si è più tutelati sotto il profilo economico e della sicurezza».