Uno dei momenti peggiori, racconta, è stato quando ha trovato un uomo nudo sul suo pullman alle 4 del mattino. «Per fortuna sono arrivati subito gli agenti. Ma ho avuto paura un’altra volta, quando una persona molto aggressiva urlava, inveiva». Elvira Grimaldi guida i bus Gtt a Torino da 15 anni. Dice che la sua arma è il sorriso, che cerca di essere sempre dialogante. Ma è una vita dura.
Quali sono i problemi maggiori che dovete affrontare?
«È complicato rapportarsi con la clientela, devi stare dietro a loro, e mentre si guida non è facile. Specie ?quando magari il pullman è in ritardo, la gente aspetta da molto ed è nervosa. Poi abbiamo vetture vecchie, carenze di organico, facciamo fatica ad andare in ferie e di fatto siamo continuamente in st…
Uno dei momenti peggiori, racconta, è stato quando ha trovato un uomo nudo sul suo pullman alle 4 del mattino. «Per fortuna sono arrivati subito gli agenti. Ma ho avuto paura un’altra volta, quando una persona molto aggressiva urlava, inveiva». Elvira Grimaldi guida i bus Gtt a Torino da 15 anni. Dice che la sua arma è il sorriso, che cerca di essere sempre dialogante. Ma è una vita dura.
Quali sono i problemi maggiori che dovete affrontare?
«È complicato rapportarsi con la clientela, devi stare dietro a loro, e mentre si guida non è facile. Specie ?quando magari il pullman è in ritardo, la gente aspetta da molto ed è nervosa. Poi abbiamo vetture vecchie, carenze di organico, facciamo fatica ad andare in ferie e di fatto siamo continuamente in straordinario. Sono giornate pesanti, alla fine sei frustrato».
Una cosa che le dà particolarmente fastidio.
«Ad esempio, trovare rotti i bagni che ci sono ai capolinea, a noi riservati. Capita che qualcuno li danneggi. E allora tocca correre nei bagni dei bar».
Quanto lavora?
«Sette ore più gli straordinari, per cinque o sei giorni di fila. Ma non è la durata della giornata, ovviamente. È tutto il resto, anche il fatto di lavorare sabati, domeniche e festivi».
Ha mai subito aggressioni?
«Io mai. Altri sì, soprattutto i controllori. Poi ci sono colleghe che hanno subito minacce, a cui è stato rotto il vetro che separa l’autista dai clienti».
Essere donna rende tutto più difficile, in questi frangenti^
«Credo che avere una divisa metta comunque una distanza fra noi e passeggeri. Certo, mi rendo conto che in caso di aggressione non ci possiamo fare nulla. Ma devo dire che raramente mi capita di essere insultata e io cerco di restare calma».
Come fa?
«Provando a sorridere, a essere gentile, a mantenere un atteggiamento dialogante».
Come mai tanti suoi colleghi lasciano?
«Posso capirlo. Mi alzo due volte a settimana e alle 2 e mezza di mattina per prendere la tradotta che porta al lavoro alle 4. Poi gli stipendi sono bassi, se pensiamo ai rischi e al fatto che dobbiamo avere sempre 100mila occhi. Molti si spaventano, vanno via, tanti sono andati a lavorare da Amazon ».
E lei perché resiste?
«Perché ho una famiglia da mantenere, insieme a mio marito, ma anche perché questo lavoro mi piace ancora, nonostante tutto. Mi piace guidare. Ma si sono vissuti tempi migliori, quando sono entrata io le cose andavano ancora bene».