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L’operaio, il meccanico e il camallo del porto: strage infinita sul lavoro

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Tre morti bianche in un solo giorno: a Genova, Cagliari e nel Salernitano. I lavoratori dello scalo ligure in sciopero:“Tre volti dello stesso dramma, chiediamo più sicurezza”
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Tre morti in un giorno: il “camallo” investito da un collega sulla banchina del porto di Genova, il meccanico schiacciato dal camion che stava riparando nella zona industriale di Cagliari, l’operaio travolto dal portellone del tir da scaricare nel Salernitano.
Continua così, in Italia, la conta drammatica dei caduti sul lavoro. Una strage silenziosa che ieri ha riunito nel cordoglio tre angoli diversi del Paese, e a fine 2024 rischia di toccare i numeri peggiori di sempre: i dati Inail parlano di 968 morti bianche nei primi 11 mesi dell’anno, salite a 984 con le tragedie del lavoro dei primi giorni di dicembre. Quasi mille morti in un anno (nel 2023 furono 1041) a dare la certezza di un’emergenza universale, anche se gli incidenti di ieri hanno riportato la luce dei riflettori in particolare sul nodo del sistema portuale. «Uno dei settori — denunciano le sigle sindacali, Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti in testa, che ieri hanno indetto 24 ore di sciopero negli scali di Genova e Savon…

Tre morti in un giorno: il “camallo” investito da un collega sulla banchina del porto di Genova, il meccanico schiacciato dal camion che stava riparando nella zona industriale di Cagliari, l’operaio travolto dal portellone del tir da scaricare nel Salernitano.
Continua così, in Italia, la conta drammatica dei caduti sul lavoro. Una strage silenziosa che ieri ha riunito nel cordoglio tre angoli diversi del Paese, e a fine 2024 rischia di toccare i numeri peggiori di sempre: i dati Inail parlano di 968 morti bianche nei primi 11 mesi dell’anno, salite a 984 con le tragedie del lavoro dei primi giorni di dicembre. Quasi mille morti in un anno (nel 2023 furono 1041) a dare la certezza di un’emergenza universale, anche se gli incidenti di ieri hanno riportato la luce dei riflettori in particolare sul nodo del sistema portuale. «Uno dei settori — denunciano le sigle sindacali, Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti in testa, che ieri hanno indetto 24 ore di sciopero negli scali di Genova e Savona — insieme più pericolosi e meno regolamentati».

La vittima di Genova si chiamava Giovanni Battista Macciò, era dipendente della Culmv, la storica compagnia che riunisce i “camalli” scaricatori del porto, aveva 52 anni e lascia una moglie e un figlio ventenne. Negli ultimi anni vicino al comitato che riunisce i familiari delle vittime del crollo di ponte Morandi, è rimasto ucciso sul colpo alle prime ore dell’alba al terminal Psa di Voltri, schiacciato dalla motrice di movimentazione container guidata da un collega, ora indagato per omicidio colposo, sottoposto ieri all’alcol test (e risultato negativo) e ulteriori esami per rilevare un’eventuale presenza nel sangue di sostanze stupefacenti. Le registrazioni video delle telecamere di sorveglianza del terminal, che ieri ha deciso una chiusura per lutto, mostrano il momento esatto dell’incidente: l’operaio impegnato a controllare i sigilli di un container, un collega a bordo del mezzo, la motrice in movimento che lo travolge stringendo la curva di una manovra «più che azzardata», come viene definita tra i lavoratori della compagnia.

Altre dinamiche, invece, quelle degli incidenti che nel paese campano di Postiglione hanno ucciso Domenico Caputo, 36 anni, travolto dal portellone del camion di proprietà dell’azienda di famiglia, e nella zona industriale di Elmas Stefano Deiana, 57 anni, sardo di Capoterra: schiacciato in officina insieme a un collega (non in pericolo di vita) dal camion sotto il quale stava riparando le ruote posteriori. Fatale, probabilmente, è stata una disattenzione del conducente del camion, che avrebbe disattivato il freno a mano senza accorgersi del movimento del mezzo, che ha finito per finire sopra ai due lavoratori.

«Volti diversi della stessa inaccettabile emergenza», venivano definiti ieri dai portuali in sciopero a Genova, dove fino a sera il presidio dei lavoratori ha tenuto bloccato il porto, «a prescindere dalle responsabilità del caso». «Possiamo verificare tutte le dinamiche che volete, ma rimane il fatto che ci ritroviamo a piangere l’ennesimo compagno di lavoro che non torna a casa, e rimangono i problemi di sempre — si sfoga Luca Franza, coordinatore dei delegati Filt Cgil nella Culmv, che con la vittima condivideva anni di lavoro e amicizia — L’età media dei portuali è sempre più alta, le tutele vengono meno, e mettere i sigilli sui container di notte al freddo e alla pioggia a 50 anni diventa più difficile che a 20. Sono anni che facciamo scioperi per la sicurezza, ma siamo sempre allo stesso punto di prima».

Se i rappresentanti sindacali del porto genovese hanno già chiesto all’Autorità portuale la convocazione di un tavolo permanente per la sicurezza sui moli, ieri per il governo ha parlato per primo non per caso il viceministro al Mit Edoardo Rixi, genovese. Promettendo «controlli più rigorosi per evitare che tragedie simili si ripetano», e calcando la mano sull’«urgenza di una revisione delle norme di sicurezza». «La verità è che siamo a commentare l’ennesimo dramma inaccettabile, e servono interventi concreti — ricorda invece un altro parlamentare ligure, il senatore Pd Lorenzo Basso, vicepresidente della commissione Trasporti — che noi proponiamo da tempo: va sbloccato il fondo per l’anticipo pensionistico, serve riconoscere il lavoro portuale operativo come attività usurante, rafforzare i controlli sul rispetto delle normative, tutti passi fondamentali per ridurre i rischi e tutelare i lavoratori».

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