Castignano (Ascoli Piceno) — «Non possiamo dire che ce lo aspettassimo, ma purtroppo quello che è successo non ci stupisce». Gina Cicconi abita a pochi passi dalla villetta in cui ieri mattina Massimo Malvolta ha ucciso a botte la moglie Emanuela Massicci. Ma non è una semplice vicina di casa, in un certo senso è una di famiglia. «C’ero al loro matrimonio, al battesimo dei bambini. Per un periodo ho anche dato una mano lì in trattoria. In quel periodo, Luciana, la mamma di Emanuela, di tanto in tanto si lamentava, ma il marito Ludovico subito le diceva di stare zitta. Probabilmente c’era una sorta di vergogna per questa situazione».
Di che situazione stiamo parlando?
«Lui era irascibile, aggressivo, un attaccabrighe. Tutti sapevano che le cose nella coppia non andavano bene. Più di uno ha anche visto Emanuela con segni in faccia, lividi, l’occhio nero».
Anche lei?
«Non mi è capitato, però alcuni familiari mi hanno detto più volte e in modo esplicito di essere preoccupati, perché erano al corrente di certi episodi. Poi lei era così piccola, mingherlina, lui un energumeno. Passava il tempo in palestra».
Come mai quell’uomo non è stato allontanato?
«Emanuela viveva per i suoi figli. Era una mamma attenta, presente. Forse ha resistito perché non voleva privarli della figura paterna, credeva di poter controllare la cosa».
Lei ha mai avuto cognizione di quello che succedeva?
«Ultimamente lei aveva iniziato a dare una mano, ma quando lavoravo alla trattoria, lui non le permetteva neanche di scendere giù, di relazionarsi con gli altri».
Se tutti sapevano, perché nessuno ha dato l’allarme?
«Questo è un piccolo paese, le voci girano. Tutti sapevano che lui è stato ai domiciliari per molestie nei confronti di un’altra donna. Oggi (ieri ndr) quando hanno iniziato a girare le prime voci su una tragedia all’Osteria del Pelo, tutti hanno pensato che a Emanuela fosse successo qualcosa di brutto. Ma lei non si confidava con nessuno, a tutti diceva “va tutto bene”. Anche ai parenti non aveva detto nulla. In una situazione del genere, si ha quasi timore a intervenire».
Non aveva amiche, una rete?
«Era molto sola, la vedevo spesso in casa. Era maestra d’asilo e aveva fatto qualche supplenza, ma quest’anno era rimasta ferma. Forse anche la dipendenza economica ha influito sulla decisione di non allontanarsi da quell’uomo. Ma bisogna parlare e farsi aiutare. Altrimenti si rischia che rimangano solo ragazzini orfani che chiedono perché».