ROMA – Si è dimesso Giovanni Russo, l’uomo delle carceri del governo Meloni. Lo ha fatto con una lettera al ministro della Giustizia, Carlo Nordio, dopo mesi di tensioni silenziose con il sottosegretario, Andrea Delmastro, e la potentissima capa di gabinetto del ministero, Giusi Bortolozzi. Russo, pm antimafia, ha lasciato venerdì l’incarico di capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, il Dap. Ha presentato dimissioni irrevocabili perché per lui è pronto un ruolo all’interno di un organismo di giustizia internazionale. Al suo posto arriverà la sua attuale vice, Lina Di Domenico (nipote di Giuseppe Falcone, storico dirigente del Dap), ex magistrata di sorveglianza a Novara e un’esperienza al ministero. Sarà la prima donna a dirigere il dipartimento che si occupa delle carceri.
Lo scossone politico
Le dimissioni di Russo non rappresentano però soltanto un passaggio tecnico. Bensì politico. Perché certificano le difficoltà su un terreno su cui il governo Meloni sta regist…
ROMA – Si è dimesso Giovanni Russo, l’uomo delle carceri del governo Meloni. Lo ha fatto con una lettera al ministro della Giustizia, Carlo Nordio, dopo mesi di tensioni silenziose con il sottosegretario, Andrea Delmastro, e la potentissima capa di gabinetto del ministero, Giusi Bortolozzi. Russo, pm antimafia, ha lasciato venerdì l’incarico di capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, il Dap. Ha presentato dimissioni irrevocabili perché per lui è pronto un ruolo all’interno di un organismo di giustizia internazionale. Al suo posto arriverà la sua attuale vice, Lina Di Domenico (nipote di Giuseppe Falcone, storico dirigente del Dap), ex magistrata di sorveglianza a Novara e un’esperienza al ministero. Sarà la prima donna a dirigere il dipartimento che si occupa delle carceri.
Lo scossone politico
Le dimissioni di Russo non rappresentano però soltanto un passaggio tecnico. Bensì politico. Perché certificano le difficoltà su un terreno su cui il governo Meloni sta registrando grandi tensioni. Il 2024 è stato l’anno nero per le carceri italiane: i suicidi in cella sono stati 84, record negativo della storia, mai così tanti. La ragione, secondo le denunce che da tempo fanno le associazioni che si occupano di detenuti ma anche i sindacati degli agenti penitenziari, sono da leggersi nel sovraffollamento (16mila detenuti in più) e nella mancanza di agenti (18mila in meno). «Numeri da capogiro» attacca il segretario della UilPa, Gennarino de Fazio, il grillo parlante delle carceri italiane, «che dovrebbero scuotere le coscienze del governo inducendo a provvedimenti consequenziali e a impatto immediato. E invece, no: ora va via Russo, un persona che in due anni non siamo riusciti ad apprezzare avendone notato solo l’assenza di fatto in riferimento a tutte le vicende che interessano la Polizia penitenziaria. Lasciando uno stato disastroso delle carceri».
Il feeling mai scattato
Le dimissioni di Russo non arrivano però per certificare un fallimento. Quanto per la difficoltà nei rapporti politici con Delmastro e Bartolozzi. «Tra Russo e Delmastro non era mai scattato quel feeling indispensabile tra politica ed amministrazione per lavorare insieme di pari passo» dice il Sappe. E lo stesso confermano diverse fonti all’interno del ministero: i rapporti avevano cominciato a incrinarsi quando la testimonianza di Russo davanti ai magistrati di Roma è diventata centrale nel processo che vede imputato Delmastro per rivelazione di segreto di ufficio. Russo infatti ha raccontato come i documenti consegnati sull’anarchico Alfredo Cospito fossero a «limitata divulgazione», quindi sarebbero dovuti rimanere all’interno dell’amministrazione. E invece Delmastro riferì il contenuto al collega Donzelli, che li usò per un intervento in aula contro i deputati del Partito democratico che erano andati in carcere a trovare Cospito.
Tutti gli inciampi
Da quel momento il sottosegretario e il capo del Dap hanno lavorato su due piani paralleli. Gli inciampi sono stati moltissimi: se Russo è stato protagonista suo malgrado del caso Striano, l’ufficiale della finanza che lavorava nel suo ufficio ai tempi della Dna, e di uno scambio di accuse in tribunale con il suo ex procuratore capo, l’attuale senatore 5S Federico Cafiero de Raho, Delmastro ha collezionato un lungo elenco di inciampi. Dal caso Pozzolo, il parlamentare di Fratelli d’Italia che ha sparato per errore durante la festa di Capodanno organizzata dal sottosegretario, alle varie gaffe. Due su tutte: «Il calendario della Penitenziaria che incita alla violenza» denunciato dal Pd. E il discorso di Del Mastro sulle nuove auto in dotazione agli agenti carcerarie: «Dobbiamo far sapere ai cittadini come incalziamo chi sta dietro quel vetro e non lo lasciamo respirare». Tutte polemiche che hanno visto Delmastro in prima linea e Russo tre passi indietro. Prima di uscire, ora, definitivamente dalla scena.